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Il procuratore Argentino con i vertici provinciali di carabinieri e Guardia di finanza in Procura

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IRSINA (MATERA) – È accusato di aver approfittato per vent’anni della fiducia di almeno dodici correntisti della sua banca, per intascare oltre 1,2 milioni di euro, poi investiti in parte sul ristorante di famiglia. Con le accuse pesanti di truffa aggravata, appropriazione indebita, autoriciclaggio e trasferimento fraudolento di valori, i carabinieri e la Guardia di finanza hanno arrestato martedì sera Michele Lolaico, 56enne ex direttore della filiale irsinese della Banca popolare di Puglia e Basilicata (LEGGI LA NOTIZIA).

I particolari delle indagini sono stati spiegati ieri dal capo della Procura di Matera, Pietro Argentino, con i vertici degli inquirenti, i carabinieri di Irsina, quelli della Procura e il Nucleo Polizia economica e finanziaria della Gdf. Il procuratore ha parlato di «incredibili vicende truffaldine e indebite appropriazioni».

Il caso è scoppiato nel novembre 2017, quando alcuni funzionari della banca, che avevano subodorato l’illecito, notando strani salti di denaro da un conto corrente all’altro, eseguirono un accertamento ispettivo nella filiale di Irsina, rilevando subito «gravi anomalie nella gestione di conti e titoli azionari» da parte di Lolaico. In quell’occasione, il direttore si allontanò velocemente dalla sede, facendo addirittura sospettare che volesse farla finita; invece poi si scoprì che aveva già sentito puzza di bruciato e temeva l’arresto.

Da quell’ispezione e dalla segnalazione della banca, che nel frattempo aveva preso provvedimenti nei confronti del direttore, partirono le indagini serrate di carabinieri e Guardia di finanza, raccogliendo le denunce dei dodici correntisti sentiti poi a sommarie informazioni, recuperando documenti bancari e notarili per incrociarne le informazioni. Nel frattempo Lolaico chiese di essere sentito dagli inquirenti, «fornendo una versione decisamente edulcorata dei fatti», come rimarcato ieri dal procuratore Argentino, in quanto per l’ammanco di denaro addusse ragioni riconducibili alla crisi della Borsa, sostenendo che i correntisti interessati da operazioni che poi si scoprì non conoscessero affatto, non erano stati informati delle perdite per il timore della loro reazione.

Lolaico in quella circostanza, come ha rimarcato il procuratore, «disse addirittura di aver rifuso i danni di tasca propria». Invece le indagini hanno permesso di accertare che per circa un ventennio, il direttore della filiale aveva sottratto un milione 260mila euro dai conti di numerosi clienti, soprattutto anziani, che quindi come lui sapeva bene, utilizzavano i conti in modo “dormiente”, non accorgendosi dei soldi che passavano da un utente all’altro prima di finire nelle tasche del direttore. Diversi i modi usati: investimenti simulati, riscatto di premi di polizze «esistenti ad insaputa dei reali beneficiari», falsi documenti ai clienti sulla loro situazione finanziaria.

Parte di tali somme, sono state utilizzate per aprire e finanziare il ristorante “La diciannovesima buca” nel centro di Matera, «intestato formalmente» al figlio di Lolaico, ed oggi sequestrato insieme a due immobili a Irsina, un’auto, conti correnti, dossier titoli e cassette di sicurezza. I sequestri coprono una somma pari a circa 777mila euro e si riferiscono «ad annualità successive al 2012», perchè la restante somma non è stata affatto presa in considerazione essendo il reato, e quindi la sua potenziale recuperabilità, ormai prescritto. Circa 600mila euro sono, quindi, spariti nel nulla.

I correntisti vittime dell’ex direttore sono almeno 12. Ai loro danni è stata realizzata «una incredibile ed inestricabile attività manipolatoria di conti e depositi», da parte di Lolaico che, secondo l’accusa, voleva così «supportare un tenore di vita di gran lunga superiore alla sua situazione reddituale». Un danno notevole all’immagine della stessa banca, perché se tutte le accuse fossero confermate in sede giudiziaria, si configurerebbe il reato etico più grave, consistente nel clamoroso tradimento della fiducia, che molto spesso i correntisti ripongono nei direttori delle loro banche.

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