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NOVA SIRI – Hanno lo stesso cognome, Stigliano, pur appartenendo a due distinte famiglie di Nova Siri. Ma il sindaco Eugenio Lucio e sua moglie Teresa sono sempre stati uniti, nonostante la controversia avviata dal padre di lei, il medico condotto Nicola Sigliano, prematuramente scomparso nel 2020, contro il Comune oggi rappresentato dal genero. Una lottizzazione privata, con una multiforme proprietà, sulla quale nel 2018 è stato presentato un piano privato con perequazione pubblica, ovvero concessione al Comune di 14mila metri quadri per edilizia di pubblica utilità, ma indici edilizi ritenuti iniqui ed illegittimi dal compianto dottore e oggi dai suoi eredi. Così hanno presentato ricorso al Tar per chiedere l’annullamento di due delibere di Giunta e Consiglio, che il 20 aprile scorso hanno approvato un piano di trasformazione del mega lotto, concepito pare senza il coinvolgimento dei ricorrenti.

Una vicenda delicata, che vede la moglie contrapposta al Comune, rappresentato legalmente dal marito. Il Quotidiano ha sentito la signora Teresa, per capire come stia vivendo questa situazione.

Come sta affrontando con suo marito questa vicenda, che la vede divisa tra l’onorare la memoria di suo padre e tenere l’equilibrio nella sua famiglia?


«La affrontiamo con molta serenità, cercando di tenere separato il nostro piano affettivo da quello formale, che deriva dall’incarico istituzionale di mio marito. La nostra azione legale, non scaturisce dalla volontà di ottenere un tornaconto economico, ma è una battaglia di principio, per onorare la memoria di mio padre, che aveva preso molto a cuore questa vicenda, soprattutto negli ultimi anni della sua vita, dopo la pensione».


Ma in casa capita che ne parliate con suo marito, c’è uno scambio di vedute?

«Ne abbiamo discusso in passato, ma la posizione di Eugenio è stata sempre molto ferma e risoluta, pur lasciandomi piena libertà di scegliere quale strada imboccare, compresa quella del ricorso».


Lei si è fatta un’idea sulle ragioni che hanno spinto suo marito a tenere questa linea, di fatto ostile alla sua famiglia?

«Conoscendo Eugenio, la ragione è certamente nella sua onestà e correttezza, oltre al fatto che, pur essendo lui il rappresentante legale dell’ente contro il quale noi ricorriamo, certe decisioni e scelte sono anche frutto di provvedimenti tecnicamente motivati, di cui lui ha dovuto prendere atto, senza avere un motivo valido per opporsi».


Ma secondo lei, suo marito, nella sua veste di sindaco, sta percorrendo la strada giusta?

«Lui ha fatto tutto quanto si potesse fare, non secondo lui, ma secondo l’amministrazione. Gli atti sono stati votati anche in consiglio comunale. Quindi si è comportato secondo legge, senza venire incontro alla mia famiglia. Noi non vogliamo nè più, nè meno di ciò che ci spetta; ecco perché stiamo andando avanti in questa battaglia».


Quindi siete sereni?

«Certo. Questa situazione non ha intaccato il nostro rapporto familiare».
Poche le parole del sindaco, che non accetta la definizione di “imbarazzato”: «Lo sono quando mangio qualcosa che mi fa male. -ci dice ironico- L’atto è stato votato in Consiglio, senza alcuna pressione o partecipazione da parte mia. Per me il Comune e gli interessi della comunità vengono prima di tutto. Dopo la mia esperienza politica, tornerò a vivere tra la gente da medico, e voglio camminare a testa alta. Mi rendo conto di quello che si è portati a pensare, ma ritengo di essermi comportato come un buon padre di famiglia, solo che la famiglia non è la mia personale, bensì tutta la comunità di Nova Siri».

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