Dario Depalma
3 minuti per la letturaFlotilla: Tutti espulsi da Israele i 429 attivisti, la famiglia Depalma aspetta Dario, il bernaldese tra gli attivisti partiti per Istanbul. Il papà: «Ore di apprensione, non ha modo di comunicare con noi».
Gli attivisti di Global Sumud Flotilla sono stati espulsi da Israele. Le fonti diplomatiche hanno confermato il rilascio e il successivo trasferimento dei 429 membri degli equipaggi che, il 19 maggio scorso, erano stati intercettati dai militari israeliani in acque internazionali e, successivamente, trasferiti nel porto di Ashdod. Tra i partenti, con direzione Istanbul, anche il giovane attivista bernaldese Dario Depalma, uno dei 29 italiani imbarcati con Flotilla. Al momento, tuttavia, non è dato sapere quando potrà rientrare in Italia, così come confermato dai suoi familiari: «Dario non ha modo di comunicare con noi – ha spiegato a L’Altravoce – Quotidiano della Basilicata suo padre Angelo –, semplicemente perché non ha con sé il proprio smartphone. Al momento non c’è modo di comunicare con lui ma dovrebbe comunque trovarsi a Istanbul. Gli altri mie figli si stanno prodigando per tenersi in contatto con la Farnesina».
L’ULTIMO MESSAGGIO PRIMA DEL FERMO
Un piccolo frammento di filmato come unico aggancio con il familiare uscito, assieme ai compagni, dalle dure condizioni del fermo israeliano: «Nel frame di un video si intravedeva mentre mostra un segno di vittoria e, da quel poco che è stato possibile capire, sembrava stesse bene. Certo, il nostro stato d’animo, fino a quando non lo riavremo a casa, resterà di apprensione. Da quanto abbiamo appreso, non tutti torneranno in Italia con lo stesso volo, né atterreranno nello stesso aeroporto». L’ultima comunicazione con Dario (raggiunto telefonicamente dal Quotidiano il 2 maggio scorso) risale al giorno del fermo: «Alle 14 ha inviato un messaggio alla mamma dicendole che li stavano intercettando e ci ha rassicurato chiedendoci di non preoccuparci. Dopodiché, un suo amico ci ha mostrato un filmato che riprendeva il momento dell’arresto da parte dei militari, arrivati armi in pugno».
SULLA FLOTILLA ANCHE DARIO DEPALMA: LE DENUNCE DEI MALTRATTAMENTI E IL CASO POLITICO INTERNAZIONALE
Scene, quelle descritte, rimbalzate anche su tutti i canali di comunicazione, facendo il giro del mondo e suscitando un’ondata di indignazione contro l’atteggiamento tenuto da esercito e polizia, sia al momento del fermo che, successivamente, nella provvisoria detenzione ad Ashdood. Gli attivisti, infatti, sono stati costretti a inginocchiarsi faccia a terra, dopo essere stati legati con delle fascette e, in alcuni casi, bendati. In un filmato, è stata mostrata una ragazza spinta verso terra dai militari dopo aver gridato “Palestina libera”, prima di essere trascinata via.
Il tutto, sotto lo sguardo irridente del ministro per la Sicurezza israeliano, Itmar Ben-Gvir, ora al centro di una polemica che coinvolge buona parte della Comunità internazionale che, Italia in testa, chiede provvedimenti su larga scala. Sulla durezza del fermo israeliano sono arrivate anche le testimonianze del deputato del M5s, Dario Carotenuto, e del giornalista de Il Fatto Quotidiano, Alessandro Mantovani, atterrati ieri mattina a Fiumicino.
Il pentastellato, mostrando un braccialetto numerato assegnato dalla Polizia, ha riferito di aver assistito a scene estreme: «Mi hanno tenuto per 6 ore in una stanza con l’aria condizionata a 17 gradi sparata in faccia, seduto su una sedia. E questo è stato il trattamento di “favore” che mi hanno riservato. Poi mi hanno portato in aeroporto con le manette alle mani e ai piedi, facendomi passare davanti a tutti come se fossi un criminale». Sulla stessa linea il racconto di Mantovani, riportato dal Fatto: «Io ho preso le botte, Dario Carotenuto ha preso le botte, altri hanno preso più botte di noi. Ho visto persone con sospette fratture delle braccia e delle costole. Anche gli abbordaggi sono stati molto più volenti».
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