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L’ex ministro Bonisoli al Museo Ridola all’inizio dell’anno da Capitale europea della cultura

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MATERA – Un anno fa con la presentazione della propria riforma l’allora ministro per i Beni culturali Alberto Bonisoli annunciava una serie di accorpamenti dei poli museali in tutta Italia. Accorpamento che aveva riguardato anche il polo museale di Basilicata con la sua sede nella città dei Sassi. Una scelta che aveva scatenato a suo tempo una reazione ampia delle istituzioni ma anche del mondo sociale lucano che vedeva questa decisione come l’ennesimo depauperamento. Una decisione che stonava soprattutto perché vedeva penalizzare una città come Matera proprio nel suo anno da capitale europea della cultura.

A distanza di 12 mesi molto è cambiato. Quella riforma è stata di fatto prima frenata, congelata e poi accantonata complici anche gli avvicendamenti di ordine politico nel Governo e il ritorno al Ministero per i beni culturali di Dario Franceschini che aveva annunciato la nomina di Matera a Capitale europea della cultura del 2019 e che ha avuto e ha ancora oggi tra i suoi principali collaboratori Gianpaolo D’Andrea, oggi anche assessore alla Cultura del Comune di Matera. L’evoluzione di una decisione già molto dibattuta nell’ambito di una riforma tutta da modificare ha portato poi il 3 dicembre del 2019 ad un passo in una direzione diversa. Opposta rispetto a quella che era stata annunciata ed avviata da Bonisoli.

Franceschini infatti non solo decideva di bloccare l’accorpamento ma poi anche faceva un passo ulteriore. Facendo nascere il Museo nazionale di Matera: “la sua istituzione” è un modo per continuare l’anno straordinario di Matera Capitale della Cultura europea 2019″, aveva spiegato il Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini, al momento di presentare la riorganizzazione del Mibact, approvata in Consiglio dei Ministri. Il Museo nazionale di Matera “vede l’unione del Museo nazionale ‘Domenico Ridola’ con il Museo nazionale di Palazzo Lanfranchi. In questa direzione del nuovo museo oggi si sta lavorando. Anche lo stesso Comune di Matera che con il sindaco De Ruggieri era stato molto duro e critico rispetto al rischio di accorpamento: «con amarezza ho registrato la cancellazione del Polo Museale Lucano, con sede a Matera, per l’avvenuta istituzione della Direzione Territoriale Appulo Lucana delle Reti Museali. Tale scelta non può passare sotto silenzio, né rientrare in un automatismo funzionale del MIBAC. Vi è infatti, una grave incoerenza storica poiché si privano di un presidio culturale una Regione e una città, oggi Capitale Europea della Cultura. Tale scelta mortifica la dimensione internazionale oggi raggiunta da Matera» aveva scritto De Ruggieri a Bonisoli.

«La sede della Direzione del Polo Museale di Puglia e Basilicata dev’essere istituita in Basilicata e a Matera in particolar modo per il ruolo e la visibilità della città ha assunto come Patrimonio mondiale dell’Umanità e come Capitale europea della Cultura» aveva concluso. E le decisioni prese poi da Franceschini sono andate anche al di là delle richieste avanzate così che il sindaco ha dovuto anche intervenire per identificare la nuova sede del Museo di Matera. Una sede attigua al Museo Ridola che è stata identificata nell’ex scuola Alessandro Volta. Un rapido cambio delle destinazioni di alcuni siti su cui il Comune stava lavorando e la necessità di una rimodulazione anche di alcune risorse perché ora ad occuparsi direttamente della riqualificazione della struttura sarà il Mibact attraverso dei fondi propri e dunque il Comune ha potuto volgere il proprio sguardo in una diversa direzione.

Rimane ad un anno di distanza l’idea di un cambiamento che sa di stravolgimento e che dall’ennesimo accorpamento ha garantito un’identità precisa alla realtà materana premiando evidentemente anche il lavoro e gli sforzi fatti nel 2019. Un anno che non sembra essere passato invano perché se prima si guardava con preoccupazione al futuro del polo museale, oggi la Basilicata in senso ampio e Matera soprattutto vista l’identità conquistata possono certamente avere maggiore consapevolezza del ruolo che continuano a svolgere sotto il profilo culturale anche al di la del 2019.

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