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MATERA – Si è svolta ieri mattina, davanti al tribunale del Riesame di Potenza, l’udienza per discutere sulla revisione della misura cautelare in carcere per Michele Masiello e Alberto Lopatriello, i due giovani di 23 e 21 anni, arrestati perché ritenuti appartenenti al branco, che la notte del 7 settembre ha violentato due ragazzine inglesi in una villa di Marconia.

Al centro degli argomenti a sostegno della richiesta di revoca o attenuazione della misura detentiva, presentata dai legali dei due giovani, Emilio Nicola Buccico e Roberto Cataldo, c’è stato il tema della presunta somministrazione di cocaina nei drink, offerti alle due ragazze poco prima dello stupro.

La pm Ventricelli ha rimarcato lo stato di confusione e disorientamento delle due ragazzine, le quali non sarebbero state in grado difendersi ed evitare l’agguato del branco, che le aveva drogate mediante l’assunzione di un drink. Una ricostruzione contestata dai difensori degli indagati, i quali hanno evidenziato come dalle ricostruzioni delle due presunte vittime dello stupro non emerga con chiarezza da chi, come e quando sia stato assunto questo drink; posto che solo la 15enne avrebbe bevuto un Gin Lemon, accusando a suo dire uno stato confusionale, mentre la sua amica avrebbe solo fugacemente sorseggiato una birra, bevendone una quantità irrilevante, per giustificare di essere stata drogata.

C’è stato un duro confronto in aula, con la pm che ha chiesto di confermare la custodia cautelare in carcere. Una misura disposta dal Gip Angelo Onorati già venti giorni fa, quando ha rimarcato nella sua ordinanza che si tratta di “soggetti privi di freni inibitori”, quindi socialmente pericolosi, rifiutando sia la misura degli arresti domiciliari, che quella del braccialetto elettronico.

Lunedì, intanto, si è svolta la seconda fase del lungo incidente probatorio, finalizzato a cristallizzare fonti di prova in vista del processo vero e proprio. Per otto ore, nel tribunale di Matera, è stata esaminata la seconda vittima, la ragazza 16enne inglese amica della 15enne di origini marconesi.

Secondo i legali della difesa, la ragazzina sarebbe caduta più volte in contraddizione, soprattutto sull’assunzione del drink sospettato di essere stato drogato. Proprio lei, a differenza dell’amica, avrebbe dichiarato di aver solo sorseggiato una volta una birra, presa dal barman della festa e poi finita nelle mani di Lopatriello, che è accusato di averla poi portata nel terreno appartato adiacente al giardino della villa, con l’intento di abusare di lei. Masiello, invece, è accusato di aver adescato la 15enne, portandola sempre in quel terreno, ma nei pressi di un’auto abbandonata, oggi tra i reperti sequestrati dalla Polstato, dove poi li avrebbero raggiunti almeno altri quattro membri del branco, perché tre si sarebbero aggiunti dietro Masiello fin da subito, come si rileva dalle immagini delle telecamere a circuito chiuso della villa.

Lopatriello, invece, dice di non essersi mai avvicinato alla 15enne e di essere stato invece nella festa, insieme con Michele Falotico, il 21enne ottavo indagato, che ha ricevuto per ultimo l’Avviso di garanzia. Una testimonianza, questa di Lopatriello, che secondo gli inquirenti non sarebbe corrispondente al vero, perché sulla sua scarpa sarebbe stata trovata traccia di una vernice verde semi liquida, che si trovava nei pressi dell’auto dove è avvenuto lo stupro della 15enne, la quale a sua volta si è macchiata di verde sulle gambe. Quindi, probabilmente, Lopatriello è stato molto vicino a quell’auto e, dunque, alla ragazza. La decisione del Riesame è attesa nei prossimi giorni.

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