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L'ospedale Madonna delle Grazie di Matera

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POTENZA – Il «sistema» delle raccomandazioni per gli amici del governatore Marcello Pittella non si sarebbe limitato soltanto ai ruoli amministrativi. Ma in almeno un caso avrebbe condizionato anche la selezione del primario di un reparto particolarmente delicato dell’ospedale Madonna delle Grazie di Matera.

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DEL PRESIDENTE MARCELLO PITTELLA

 

È quanto rivela il commissario dell’Azienda sanitaria della città dei Sassi, Pietro Quinto, in una delle conversazioni intercettate dalle microspie piazzate nel suo ufficio dagli agenti della Guardia di finanza per cui è finito in carcere, con l’accusa di abuso d’ufficio, falso e corruzione, assieme al direttore amministrativo Maria Benedetto. Mentre ai domiciliari sono finite altre 22 persone tra cui Pittella, il commissario dell’Asp Giovanni Chiarelli, il direttore amministrativo del San Carlo Maddalena Berardi, il dirigente del Crob di Rionero Gianvito Amendola e i primari di Otorinolaringoiatria di San Carlo e Asm, Lorenzo Santandrea e Gennaro Larotonda.

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L’inchiesta condotta dal pm Salvatore Colella è partita da un’ipotesi per falso e truffa sulla gestione del servizio di trasporto dei pazienti dall’Asm, per questo le verifiche si sono concentrate su quanto avveniva nelle stanze della direzione amministrativa guidata dalla Benedetto, finita in carcere a sua volta. Ma ovviamente anche il nome del direttore sanitario Domenico Adduci, che non è indagato, compare varie volte nei dialoghi trascritti nell’ordinanza del gip Rosa Nettis. In un caso, ad esempio, figura tra gli “sponsor” di uno dei partecipanti alla selezione, riservata ai disabili, per l’assunzione di 8 funzionari amministrativi. Secondo gli inquirenti, però, non avrebbe saputo dei falsi e delle correzioni con cui la commissione ha truccato la graduatoria per favorire i raccomandati di turno.

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Per questo è rimasto indenne da accuse, come l’ex senatore Filippo Bubbico. Mentre Pittella, a cui questa e altre graduatorie sarebbero state sottoposte in anteprima per ottenere il suo «suggello», o indicazioni su ulteriori correzioni da apportate, viene considerato come «concorrente morale» dei tarocchi. In un’altra situazione, invece, è proprio Adduci che parla e a maggio del 2017 porta all’attenzione di Quinto la richiesta particolare del neo-primario del Madonna delle Grazie, che avrebbe voluto cominciare a operare nonostante non avesse ancora formalmente preso servizio. Adduci fino a qualche settimana prima aveva fatto parte della commissione che aveva scelto il nome per l’incarico di direttore del reparto, ma l’esito della selezione era stato oggetto di commenti nella stanza di Quinto ben prima della pubblicazione della graduatoria finale.

 

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«Le dico soltanto che quattro, cinque casi che ha mandato proprio… da… da mettersi le mani ai capelli al limite della denuncia …» Così la responsabile del reparto metteva in guardia Quinto sul predestinato, di cui aveva avuto modo di tastare l’abilità col bisturi avendo trattato pazienti in arrivo dalla struttura dove prestava servizio all’epoca.

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«Nel corso della stessa – annota il gip Rosa Nettis – i due commentano come in realtà, il dottor – omissis, ndr – sarà solo di passaggio a Matera in quanto, come riferito dal Quinto, lui ambisce ad altro nosocomio». «Ma lui va al San Carlo…» E’ la rassicurazione del commissario Asm. «Senti hanno fatto na valutazione da Potenza… Marcello… però dico oggettivamente, – omissis, ndr – è un amico di Marcello eeee… io non I’ho mai incontrato e avvicinato mai, è primario a – omissis, ndr – eee io non l’ho mai incontrato né… mi sono informato ne parlano male». A creare «problemi», quindi, sarebbe stata la «valutazione che a Potenza ha fatto il presidente punto, non io», spiega ancora Quinto. «Credimi una valutazione più grande e… (incomprensibile) l’ha fatto… punto». Il Marcello presidente, secondo gli inquirenti, è ovviamente il governatore Pittella, considerato il «deus ex machina di questa distorsione istituzionale nella sanità lucana», per cui «nulla si muove senza i suoi diktat, senza il suo “suggello”», che grazie alla complicità di dirigenti come Quinto avrebbe trasformato la gestione amministrativa in una macchina per alimentare «il consenso elettorale» e scambiare favori con «politici di pari schieramento che governano regioni limitrofe, come è il caso della Puglia e della Campania».

La responsabile, inconsapevole delle microspie piazzate nello studio del commissario, sembra confessare di essersi rivolta anche lei direttamente a Pittella per palesargli le sue preoccupazioni sul candidato prescelto. Ma dal colloquio avrebbe capito che in effetti l’assegnazione del primariato all’ «amico» era stata decisa «tempo fa», con l’avallo del governatore, per l’ospedale San Carlo. Ma quando questi ha deciso di correre per Matera, Pittella non sarebbe stato in grado di rimangiarsi la parola data. «Secondo me, aspettate – è l’ultimo appello della donna al direttore generale trascritto dalle Fiamme gialle – , perchè secondo me, e credo che sarà così, Marcello ha cercato di convincerlo a ritirarsi ed aspettare direttamente il San Carlo, quello ha detto no e allora ovviamente non è che poteva… perche’ questo era quello che si era… qualche tempo fa pavimentato” (paventato, ndr)…»

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