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Giovanni Laguardia e Vera Mudra

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MATERA – Ha ucciso la moglie con 5 martellate mentre dormiva, poi nel cuore della notte ha chiamato la polizia, per auto denunciarsi. È in stato di arresto nel carcere di Rimini, Giovanni Laguardia, ex idraulico 69enne di Stigliano, fermato all’alba di ieri in viale Pola nella sua abitazione, poco dopo aver ucciso la moglie, Vera Mudra, 61enne di origini ucraine, che aveva sposato in seconde nozze 13 anni fa. È accusato di omicidio aggravato da minorata difesa e legame di convivenza.

«Venite a prendermi ho appena ucciso mia moglie, voglio costituirmi. L’ho fatto davvero, ho perso la testa», ha detto fin da subito il pensionato, assistito dall’avvocato d’ufficio, Andrea Mandolesi, del Foro di Rimini. Laguardia si era trasferito a Rimini da tanti anni, dopo la fine del suo primo matrimonio, dove aveva sposato Mudra di otto anni più giovane, che aveva fatto la badante dopo il suo arrivo in Italia dal Paese russo; lì ha lasciato due figli.

Proprio l’assistenza economica dei figli di lei, sarebbe la causa scatenante del raptus omicida. Pare, infatti, che l’uomo da qualche tempo fosse esasperato dalle continue richieste ed esigenze di denaro da parte della donna, che cercava di aiutare i figli in difficoltà lontani da lei. Richieste accompagnate anche dalla pressante esigenza che il marito tornasse a lavorare, per garantirsi guadagni più adeguati. La pensione, insomma, a cui Laguardia era arrivato dopo anni di lavoro da idraulico in grosse imprese romagnole, pare non bastasse più per le nuove esigenze della donna. Una situazione che avrebbe logorato l’uomo, tanto da esasperarlo al punto di portarlo all’insano gesto.

Giovanni e Vera condividevano quell’appartamento in viale Pola, zona Marina Centro a Rimini. Un quartiere tranquillo, dove gli appartamenti residenziali si intervallano ai residence chiusi in inverno. Una zona centrale e signorile, che d’estate si rianima, ma che non permette una vera e propria vita di quartiere. I vicini parlano di una coppia discreta, nulla che facesse presagire il dramma. Non sono molti coloro che ricordano quella coppia del terzo piano al civico 2, infossata tra il parcheggio di piazzale Kennedy e diversi residence. Quei pochi che li vedevano, parlano di Giovanni e Vera come persone tranquille, di poche parole, con le quali scambiavano al massimo qualche saluto. Nessun segnale era mai giunto sulla tragedia che si è consumata nella notte tra domenica e lunedì.

«Li vedevo uscire di casa -spiega una vicina che abita nel residence di fronte alla palazzina- ma più che qualche saluto non ci siamo mai fermati a chiacchierare. Davano l’idea di essere molto discreti e di non dare confidenza ma non c’è mai stato nessun allarme su quello che sarebbe accaduto. Non li ho mai sentiti urlare o litigare».

Poche amicizie, quasi nessun vicino di casa per la coppia, che sembrava anche molto riservata. Negli ultimi anni si parlava spesso di denaro. Quando i poliziotti sono arrivati, in viale Pola, Giovanni era in strada ad aspettarli. A quel punto gli agenti l’hanno seguito su per le scale, all’interno dell’appartamento e hanno subito imboccato il corridoio verso la camera da letto, dove aveva detto di aver lasciato la moglie ormai morta. Sul posto sono poi arrivati oltre alla Squadra mobile di Rimini, anche la Scientifica e il medico legale e stando alle prime conclusioni, pare certo che la causa di morte sia stato un forte trauma cranico dovuto ai colpi inferti. La polizia ha ritrovato il martello non lontano dal letto e sempre in camera da letto.

Quanti colpi esattamente siano stati fatali per Vera, lo stabilirà l’autopsia per cui il pm Luigi Sgambati, che coordina le indagini, ha conferito nel pomeriggio l’incarico al medico legale. Laguardia stamattina comparirà in tribunale davanti al Gip, Benedetta Vitolo, per l’interrogatorio di garanzia alla presenza dell’avvocato Mandolesi. Ieri, infatti, dopo alcune dichiarazioni rese ai poliziotti innanzi ai quali si era costituito, il 69enne, accompagnato in questura e interrogato dal pmm si era avvalso della facoltà di non rispondere.

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