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di LUCIA SERINO
SIETE mai entrati a prendere un caffè in uno dei bar di via Condotti? Immagino di sì. Bene, sappiate che buona parte degli esercizi commerciali del centro della Capitale, sono frutto del riciclaggio di ‘ndrangheta. Il dato è ampiamente noto e 
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Siete mai entrati a prendere un caffè in uno dei bar di via Condotti? Immagino di sì. Bene, sappiate che buona parte degli esercizi commerciali del centro della Capitale, sono frutto del riciclaggio di ‘ndrangheta. Il dato è ampiamente noto e processualmente documentato. La consapevolezza, però, non ci impedisce di prenotare stanze, di pranzare, di consumare gelati. Ci vorrebbe tutta la possenza ideologica di certi antiamericani per non bere mai la Coca Cola. Ma, per nostra fortuna, gli ayatollah da noi sono pochissimi. 

 

La premessa per dire che tutto il dibattito sull’utilizzo delle royalties in Basilicata mi sembra superare persino il limite di una discussione che ruoti attorno all’utilizzo di proventi mafiosi. Il petrolio è la nostra ‘ndrangheta? Io credo di no. Non solo non lo credo, non solo ritengo che le estrazioni siano  attività lecita, ma aggiungo che la Basilicata è davvero fortunata ad avere avuto l’inattesa eredità dello zio d’America. 

Alla vigilia della firma del regolamento attuativo della legge sul Memorandum, si sono aperti più fronti di rivendicazioni. Hanno già moltissimo e chiedono ancora in Val D’Agri, soprattutto i sindaci di serie B che, appunto, non vogliono sentirsi di serie B. Chiedono dalla Val Basento affidandosi direttamente al Mise, evidentemente non ritenendo interlocutore affidabile la Regione Basilicata. 

Il Mise a sua volta non ritiene che la Regione Basilicata garantisca sufficientemente il piano di investimento dell’impiego di questi soldi (sono una percentuale della fiscalità che le compagnie pagano allo Stato) e mantiene la cabina di regia su tutta l’operazione dei due miliardi prossimi venturi, i cittadini non si fidano di nessuno e vorrebbero solo un argine alla povertà e alle diseguaglianze sempre più crescenti, i moralisti fanno con le royalties come la volpe con l’uva, nel frattempo c’è chi guadagna con studi, ricerche, progetti a margine… 

I luoghi comuni si diffondono rapidamente mentre i veri nodi ambientali e di tutela della salute passano per accordi di potere. Molti comitati che sventolano la bandiera dell’ambientalismo spesso sono proiezione di conflitti politici. 

Per non farci mancare niente c’è pure l’ennesima indagine giudiziaria. Questo è il quadretto, ad oggi, di un sistema che si fa vanto, spesso, di virtuosismo di conti proprio grazie alle iniezioni di royalties. Non che non serva, ad esempio, avere buoni conti della sanità, tra l’altro con la cura dimagrante di una necessaria politica di contenimento e di efficienza. Ma averli col doping falsa il confronto con la classe dirigente di altre regioni. 

La sanità è solo l’esempio che ho sottomano: siamo più bravi noi o solo più fortunati ad avere qualche soldo in cassa? Tra l’altro i progetti candidati per le premialità aggiuntive del Memorandum (e pubblicati dal Quotidiano) non è che siano un esempio di virtuosismo creativo. 

Molte infrastrutture (ma saranno poi davvero necessarie?), frammentazione di idee come se fosse un bilancio regionale, non una visione prevalente, e anche una bella gonfiatura di sostenibilità economica visto che il Mise ha dimezzato le richieste. Di sicuro c’è un bel braccio di ferro tra Stato e regione. 

Se ricostruiamo i tempi della moratoria sulle nuove trivellazioni, poi dichiarata incostituzionale, e dei ritardi del regolamento attuativo del Memorandum, non escluderei un conflitto latente che sta portando la Basilicata a spossessarsi progressivamente dell’autonomia decisionale sulla sua ricchezza: non possiamo decidere di dire no alle estrazioni, anzi le direttive della politica energetica del governo sono di massimizzare la produzione. 

Non possiamo decidere come spendere in autonomia le royalties compensative perché il Mise ci ha commissariati (questo è l’accordo interistituzionale) e la somma che avevamo chiesto ci è stata dimezzata. A meno di correttivi in extremis. 

Questo è lo stato dell’arte con una conflittualità a spirale tra i territori e i soggetti istituzionali. Forse è ora di incassare tutto quello che c’è da incassare. Senza fare gli schizzinosi. A patto di considerarlo solo un acconto.

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