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POTENZA – Francesco Filippetti aveva ragione. Meno di un mese fa sul forum del Movimento 5 Stelle Basilicata aveva avvertito i suoi, soprattutto Petrocelli, scatenando una polemica asprissima su come scegliere i criteri per le candidature alle elezioni regionali. Si decise di andare avanti, di votare e contarsi e stabilire anche come fare per allargare i voti sui criteri anche sul cartaceo, tramite l’organizzazione di banchetti nelle due province. Ieri è arrivata la doccia fredda, che ha congelato il movimento e alimentato ancora di più quella spaccatura tra le due anime. A parlare è Beppe Grillo, in un brevissimo post sul suo sito.

Poche parole e un riferimento chiarissimo: “Le regole per partecipare come candidato per il M5S alle elezioni comunali, regionali e nazionali sono quelle presenti nel regolamento. L’unica base dati certificata coincidente con gli attivisti M5S e con potere deliberativo è quella nazionale che si è espressa durante le Parlamentarie e le Quirinarie e, a livello locale, per la scelta dei candidati alla Regione Lombardia e per il candidato sindaco di Roma. Altre piattaforme o base dati, come quelle della Basilicata, non sono certificate e sono pertanto prive di qualsiasi legittimità”. Peccato che una piattaforma nazionale non esiste, o meglio, non è attiva. E soprattutto ci sono dei precedenti: in sicilia per esempio i criteri sono stati decisi tramite votazione. È il caos.

Tutto il lavoro di mesi di discussione gettati al vento. E pensare che su Liquid Feedback si era anche deciso di far votare quale criterio utilizzare per la scelta dei criteri. Non è una ripetizione, più semplicemente era stato chiesto agli attivisti se preferivano votare i criteri sulla piattaforma o attendere le direttive direttamente dallo staff nazionale.

“Avevamo ragione” scrive Decio Di Bello sul forum di Facebook dei 5 Stelle, mentre raccoglie un po’ di consensi. Adesso tutto il lavoro che stato fatto fino ad oggi si butta al vento. Banchetti annullati, votazione annullata. Una batosta per la Basilicata pesante, ma che permetterà al Movimento di poter passare direttamente allo step successivo: i programmi e le liste. L’unico regolamento, dicevamo, è quello certificato dallo staff del portale nazionale, regolamento che prevede: nessuna iscrizione a partiti o movimenti politici all’atto della candidatura e per tutto il mandato elettorale, nessuna sentenza penale anche in via non definitiva, non più di un mandato elettorale a livello centrale o locale assolto in precedenza, residenza, in questo caso, in Basilicata.

 Chi non rispetta anche uno di questi requisiti dovrà rimettere il mandato elettorale. Il curriculum vitae dei candidati e il programma saranno pubblicati in rete mentre c’è il divieto di associarsi a liste civiche se non certificate dal blog nazionale. In caso di alleanze i candidati dovranno essere incensurati. Ora, in Basilicata, per ottenere la certificazione bisognerà consegnare il certificato penale del candidato, più la documentazione. Lo staff potrebbe revocare lista o candidati non rispettassero i requisiti.

Ovviamente la rete si è divisa: già qualche giorno fa la discussione si era infiammata sul probabile, oggi confermato, diktat del genovese. C’è chi voleva più auto organizzazione nel Movimento e chi diceva che era meglio rispettare le regole. Adesso c’è anche chi va oltre e propone Beppe Grillo candidato alla regione in Basilicata. Una opzione difficile, complessa, ma proposta. Inutile dire che se mai arriverà conferma di questa candidatura eccellente la corazzata del Pd si trasformerà in un gattino indifeso, perché il guru Beppe Grillo è capace di smuovere montagne di voti e consensi. In ogni caso per mettere ordine c’è bisogno di Grillo in Basilicata, anche se non come candidato governatore. La base deve essere ricompattata. Soprattutto ne ha bisogno Petrocelli, che propose prima delle votazioni la non candidatura di persone precedentemente iscritte a movimenti o partiti, scatenando la “guerra”. Grillo o no, adesso tutti nei ranghi. Si ricomincia dall’inizio.

L’AGGRESSIONE – E intanto gli animi si stanno surriscaldando a Matera. Michele Cornacchia e Francesco Vespe, due attivisti 5 Stelle, in una comunicazione brevissima hanno raccontato di essere stati aggrediti il 3 settembre, alle 9:45 nei pressi del palazzo della provincia di Matera. A farne le spese sarebbe stato proprio Michele Cornacchia, autore del messaggio, oggetto di “insulti – si legge – aggressione fisica e pesanti minacce  da parte di un faccendiere vicino al presidente della provincia” Franco Stella. Urgentissima la smentita da parte della portavoce di Stella che “viene falsamente accostato a un non meglio identificato “faccendiere” che avrebbe aggredito fisicamente proferendo pesanti minacce lo stesso Cornacchia Michele”. E dalla provincia si annunciano azioni legali. Subito pronta la risposta di Francesco Vespe che scrive: “Ieri lo scrivente è stato testimone della terribile aggressione e  delle minacce subite in Via Lucana, nei pressi della provincia, da Michele Cornacchia per mano  di una persona allo scrivente nota solo di vista. Aggressione che ha costretto Michele Cornacchia a recarsi al pronto  soccorso.

D’altra parte si ritiene infelice l’allusione riguardante il coinvolgimento  nella faccenda del presidente della Provincia Franco Stella  con annessa colorazione politica, contenuta nel comunicato stampa emanato dalla vittima. Pertanto mentre sono disponibile fin da adesso a testimoniare, se ce ne sarà bisogno, per confermare l’avvenuta violenta aggressione avvenuta ai danni dal Michele Cornacchia; non posso che manifestare tutta la mia  solidarietà per il Presidente Franco Stella cheè stato tirato in ballo a sproposito nella faccenda”. 

v.panettieri@luedi.it

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