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TITO – Le cose al Consorzio industriale di Potenza vanno sempre peggio. Nell’ente che convive con la minaccia del default finanziario ormai da anni, la situazione si è fatta sempre più difficile da quando il Consiglio regionale non ha approvato il finanziamento annuale nell’ultimo  assestamento di bilancio. 
 Il rischio del blocco degli stipendi è ormai dietro l’angolo. Si rischia la paralisi dei servizi nelle aree industriali. 
L’allarme era stato lanciato già qualche settimana fa dalle organizzazioni sindacali dopo la situazione prospettata dal commissario Donato Salvatore. Ma ora le cose vanno anche peggio.
 Il direttore generale, Rocco Liccione, ha convocato un incontro per il prossimo mercoledì con le sigle di categoria per discutere delle ipotesi di avvio di provvedimenti per ridurre il costo del personale. 
Anche se questo dovesse comportare il ricorso agli ammortizzatori sociali. Era stato lo stesso piano di risanamento elaborato dal commissario Salvatore e prodotto in Regione a porre l’accento su costi e pianta organica della struttura. 
La Regione, venendo meno all’impegno del finanziamento assicurato al Consorzio ha fatto precipitare le cose. Anche se in realtà una via di uscita in extremis sembra profilarsi. 
La Giunta ha approvato proprio venerdì scorso un disegno di legge che prevede lo stanziamento di cinque milioni di euro per il salvataggio dell’Asi di Potenza. Si tratta di un raddoppio dello stanziamento, con la cifra annuale che passa da uno a due milioni di euro per gli anni 2013, 2014 e 2015.
«Mettiamo così il Consorzio industriale nelle condizioni di abbattere la massa debitoria che ha accumulato nel corso degli anni, in un disegno di risanamento, di razionalizzazione e di rilancio peraltro già avviato, che consentirà all’Ente di riprendere un percorso di sviluppo economico da troppo tempo interrotto», spiega l’assessore regionale alle Attività produttivo, Marcello Pittella. «L’operazione finanziaria – continua – così come la gestione oculata e responsabile dell’attuale commissario, è finalizzata a rimuovere le attuali difficoltà e ad assicurare la continuità della fornitura di servizi indispensabili allo svolgimento delle attività produttive insediate nelle aree industriali della provincia di Potenza». 
Ora la palla passa al Consiglio che dovrà dare o meno il definitivo via libero. Ma non è detto che questo accadrà viste le polemiche che da sempre accompagno il salvataggio pubblico dell’Asi. 
Al momento, però, questo ulteriore sostanzioso aiuto da parte della regione sembra l’unica strada percorribile per evitare il peggio: il blocco degli stipendi e la sospensione dei servizi. 
E ieri il segretario generale della Cisl Basilicata, Nino Falotico, ha commentato: «Non era quello che volevamo, vale a dire un intervento strutturale, ma nella fase attuale di paralisi istituzionale la delibera era l’unica toppa possibile per chiudere la falla debitoria prodotta dalle passate gestioni Asi. Si tratta di una provvidenziale boccata di ossigeno che risolve nel breve la debitoria nei confronti di Enel e permette di pagare gli stipendi ai dipendenti diretti e a quelli della società di gestione Argaip, che pur in presenza di due diversi contratti, pubblico impiego per i lavoratori Asi e metalmeccanico per quelli Argaip, devono continuare a comprendere sempre più che in questa fase delicata per ottenere risultati non servono sbavature, sopratutto tra lavoratori, ma occorre compattezza, pur nella distinzione propria dei ruoli». 
«Per quanto ci riguarda, però – aggiunge il segretario della Cisl – il provvedimento non risolve alla radice i problemi gestionali che in questi anni hanno condotto l’Asi dentro una pericolosa spirale debitoria e non mette in condizione il consorzio di ripartire con un piano industriale fondato sull’efficienza di gestione e l’equilibrio di bilancio. Il nostro auspicio è che il consiglio regionale approvi rapidamente la delibera di giunta e che si apra subito un confronto politico in campagna elettorale affinché all’ordine del giorno della prossima giunta regionale ci sia il futuro del consorzio e delle aree industriali del potentino che non possono sopravvivere senza governance e senza servizi».
 Sullo sfondo rimane sempre quella legge di riforma mai portata avanti fino in fondo che di fatto paralizza l’ente, che più che programmare attività di gestione, è costretto a sopravvivere ormai alla giornata. 

TITO – Le cose al Consorzio industriale di Potenza vanno sempre peggio. Nell’ente che convive con la minaccia del default finanziario ormai da anni, la situazione si è fatta sempre più difficile da quando il Consiglio regionale non ha approvato il finanziamento annuale nell’ultimo  assestamento di bilancio.  Il rischio del blocco degli stipendi è ormai dietro l’angolo. Si rischia la paralisi dei servizi nelle aree industriali. 

 

L’allarme era stato lanciato già qualche settimana fa dalle organizzazioni sindacali dopo la situazione prospettata dal commissario Donato Salvatore. 

Ma ora le cose vanno anche peggio. Il direttore generale, Rocco Liccione, ha convocato un incontro per il prossimo mercoledì con le sigle di categoria per discutere delle ipotesi di avvio di provvedimenti per ridurre il costo del personale. Anche se questo dovesse comportare il ricorso agli ammortizzatori sociali. Era stato lo stesso piano di risanamento elaborato dal commissario Salvatore e prodotto in Regione a porre l’accento su costi e pianta organica della struttura. La Regione, venendo meno all’impegno del finanziamento assicurato al Consorzio ha fatto precipitare le cose. Anche se in realtà una via di uscita in extremis sembra profilarsi.

 La Giunta ha approvato proprio venerdì scorso un disegno di legge che prevede lo stanziamento di cinque milioni di euro per il salvataggio dell’Asi di Potenza. Si tratta di un raddoppio dello stanziamento, con la cifra annuale che passa da uno a due milioni di euro per gli anni 2013, 2014 e 2015.«Mettiamo così il Consorzio industriale nelle condizioni di abbattere la massa debitoria che ha accumulato nel corso degli anni, in un disegno di risanamento, di razionalizzazione e di rilancio peraltro già avviato, che consentirà all’Ente di riprendere un percorso di sviluppo economico da troppo tempo interrotto», spiega l’assessore regionale alle Attività produttivo, Marcello Pittella. «L’operazione finanziaria – continua – così come la gestione oculata e responsabile dell’attuale commissario, è finalizzata a rimuovere le attuali difficoltà e ad assicurare la continuità della fornitura di servizi indispensabili allo svolgimento delle attività produttive insediate nelle aree industriali della provincia di Potenza». Ora la palla passa al Consiglio che dovrà dare o meno il definitivo via libero. 

Ma non è detto che questo accadrà viste le polemiche che da sempre accompagno il salvataggio pubblico dell’Asi. Al momento, però, questo ulteriore sostanzioso aiuto da parte della regione sembra l’unica strada percorribile per evitare il peggio: il blocco degli stipendi e la sospensione dei servizi. 

E ieri il segretario generale della Cisl Basilicata, Nino Falotico, ha commentato: «Non era quello che volevamo, vale a dire un intervento strutturale, ma nella fase attuale di paralisi istituzionale la delibera era l’unica toppa possibile per chiudere la falla debitoria prodotta dalle passate gestioni Asi. Si tratta di una provvidenziale boccata di ossigeno che risolve nel breve la debitoria nei confronti di Enel e permette di pagare gli stipendi ai dipendenti diretti e a quelli della società di gestione Argaip, che pur in presenza di due diversi contratti, pubblico impiego per i lavoratori Asi e metalmeccanico per quelli Argaip, devono continuare a comprendere sempre più che in questa fase delicata per ottenere risultati non servono sbavature, sopratutto tra lavoratori, ma occorre compattezza, pur nella distinzione propria dei ruoli». 

«Per quanto ci riguarda, però – aggiunge il segretario della Cisl – il provvedimento non risolve alla radice i problemi gestionali che in questi anni hanno condotto l’Asi dentro una pericolosa spirale debitoria e non mette in condizione il consorzio di ripartire con un piano industriale fondato sull’efficienza di gestione e l’equilibrio di bilancio. Il nostro auspicio è che il consiglio regionale approvi rapidamente la delibera di giunta e che si apra subito un confronto politico in campagna elettorale affinché all’ordine del giorno della prossima giunta regionale ci sia il futuro del consorzio e delle aree industriali del potentino che non possono sopravvivere senza governance e senza servizi». 

Sullo sfondo rimane sempre quella legge di riforma mai portata avanti fino in fondo che di fatto paralizza l’ente, che più che programmare attività di gestione, è costretto a sopravvivere ormai alla giornata. 

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