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POTENZA – Sono renziani, si riconoscono nel manifesto  “#Open Pd che vogliamo” a cui aderisce anche il sindaco di Latronico, Fausto De Maria, ma prendono le distanze dalle ultime iniziative intraprese nella propria stessa area, oltre ad attaccare un Pd che di “aperto” non ha proprio nulla. Il partito in cui credono non è quello che per “per decreto divino” ha investito il presidente De Filippo nella carica nuova carica di segretario regionale. 

I democratici che per anni hanno incentrato la loro azione politica  contro i metodi antidemocratica del Berlusconismo hanno finito per adottare le stesse logiche. E le ultime vicende che si sono consumate all’interno del Pd di Basilicata sono la testimonianza di questa deriva. «Questo modo e questi metodi, cari amici del Pd, appartengono al passato. Raccontano di gruppi che, a tutti i costi, vogliono mantenere il potere, modificando le regole,   facendosi “nominare”. Cari vecchi dirigenti, questo sistema rappresenta il vecchio, il vecchio che cercheremo di non far tornare»: recita così il comunicato inviato ieri a firma nel movimento. Che però non si riconosce più nemmeno nelle scelte adottate dal gruppo dei lucani aderenti al manifesto del sindaco di Firenze, Matteo Renzi. 

Perché, fermo restando la vittoria rispetto alle primarie “aperte” così come gli stessi avevano chiesto nel proprio manifesto politico che risale allo scorso giugno, prendono le distanze dalle assemblee “improvvisate e inesistenti” dei renziani, finalizzate alla redazione di “punti” sulla base della cui sottoscrizione immaginare di individuare un candidato da sostenere. «Non si redigono punti programmatici a dieci giorni dal voto e con i candidati ufficializzati – và all’attacco #Open pd – E’ una cosa quanto meno dubbia e sospettosa». Chiamarle Primarie “vere” poi,   è anche una forzatura: non può passare sotto silenzio che la gran parte del vecchio apparato dirigente del partito abbia dato il proprio sostegno di un singolo candidato alle primarie. «Il rinnovamento – ribadiscono – non è solo una questione anagrafica ma di sostanza, e soprattutto metodologica e certe uscite sulla stampa sanno dei più vecchi metodi politici di un tempo». 

L’attacco arriva da nomi importanti dell’area renziana, tra cui il consigliere comunale di Potenza, Rocco Fiore. Ed è chiaramente contro lo stesso sindaco De Maria, solo una settimana fa individuato come possibile candidato alle Primarie. Quest’ultimo, però, smorza le polemiche: «L’“Open Pd” non è esiste più. Dietro questo documento ci sono pochi esponenti». Ma quello che si profila è uno scontro interno, con una parte che evidentemente non si riconosce più nelle scelte di uno dei principali leader dell’ area sul territorio.

Il documento diffuso ieri, invece, ha trovato subito l’approvazione dell’assessore alle Attività produttive, Marcello Pittella, che sulla sua bacheca faceboock ha commentato: «Oggi mi sento un pò meno solo, in questa sfida per cambiare la Basilicata. Leggere la nota del comitato #OpenPd, mi sprona ad andare avanti, in una battaglia che potrà essere la battaglia di molti.

Come loro, ritengo che i metodi e i modi messi in campo fino ad oggi dal mio partito appartengano al passato. Un passato che non deve ritornare. Nel manifesto #openPD ci sono molti dei temi scelti come prioritari nel mio programma per le primarie; uno strumento di partecipazione che ho sempre preferito come modalità di selezione della rappresentanza politica».

marlab

m.labanca@luedi.it

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