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Prim’ancora che liberare le primarie, Marcello Pittella ha liberato se stesso. A 51anni  si è liberato dalla sindrome dell’eterno secondo, fratello minore, vice di  qualcuno, e ha fatto lo scatto – facile la battuta – in prima persona. Gianni e un esercito agguerrito dietro di lui, certo. Ma ha trasmesso l’idea di un condottiero che sa motivare le truppe. E’ significativo  che il primo messaggio il vincitore delle primarie, a spoglio caldo,  l’abbia mandato a De Filippo, nella piazza più pubblica del mondo che è FB.  Nella notte della festa, si fa fotografare con il  telefonino alzato e gli manda a dire: ti dispiace? A noi no. La testa di Golia  sanguinante. Facile essere Cassandra in questi casi. Al netto  dell’analisi del voto che tenteremo di fare, questo a mio avviso è un dato non trascurabile: la psicologia del gladiatore, dell’uomo tradito che con orgoglio  accetta la sfida rispetto al giovane amministratore protetto dai padri ha giocato il suo ruolo.  L’appartenere a una storica famiglia che da Lauria è  arrivata a Bruxelles non ha rappresentato un ostacolo, come pensavano i suoi avversari, né l’essere indagato ha turbato i suoi elettori. 

Lacorazza non è riuscito a trasmettere l’autonomia della gioventù, modello Renzi, per intenderci. Una campagna molto composta, senza eccessi, quella del  presidente della provincia di Potenza. Lui che è il più social degli  amministratori lucani non è riuscito però a trasmettere il senso del sudore di una conquista ma  è apparso come colui che aveva bisogno soltanto di consolidare il vantaggio di partenza che sembrava avere sulla carta.

 Apprezzabile l’sms notturno fatto a Pittella per consegnargli la vittoria,  mentre attorno a lui si ostinavano a voler ricontare le schede per l’ennesima  volta dialogando sul delta e sulla possibilità dell’errore. Tutti esperti di  statistica, all’una di notte. 

Gli strateghi del comitato Lacorazza danno una versione diversa.  Sostenendo che l’organizzazione dei comitati di Prima persona da oltre un anno era il segnale  di una campagna preparata per tempo e pronta all’evenienza della prima scadenza  elettorale. L’alleanza estiva tra De Filippo, Margiotta e Pittella si è rotta  non per il tradimento di De Filippo – sostengono ancora – ma per l’ostinazione di Pittella a non  accettare l’unità sul nome di Adduce. Volendo a tutti i costi misurarsi anche in nome e per conto dei prossimi appuntamenti nazionali del fratello maggiore.

La teoria del tradimento fatto e non subito e della trappola tesa a De Filippo dalla quale il governatore uscente si sarebbe salvato in extremis in pochi però l’hanno percepita.

Se pure le cose fossero andate  esattamente così, il risultato valga a spiegare ai timorosi delle parole che stare in silenzio e tramare  sottobanco oggi non basta più alla tattica della politica come una volta. La  percezione della realtà, nella contemporaneità fatta di comunicazione, è essa stessa realtà. Il difficile, ovviamente, è dimostare poi che le due cose coincidono. A volte si bluffa, ma è un’arte difficile.

Ciò  premesso la vittoria di Pittella dice molte cose.

La prima è oggettiva: ed è che il vecchio asset di potere è stato per la prima  volta veramente sconfitto. C’è un moto di ribellione nella scelta del candidato, la lacerazione ulteriore di una frattura tra la storica classe dirigente e il suo popolo che si era già vista con il risultato delle politiche. La Basilicata non è più un’oasi protetta dell’Osso d’Italia. Vive le stesse dinamiche del resto d’Italia.  

La seconda è la prospettiva di futuro nella formazione delle liste da qui a qualche giorno. Se dovessero esserci nuove alleanze, scenari  capovolti dentro e fuori dal Pd forse per la prima volta ci troveremmo davanti  a una nuova, vera opposizione interna o esterna finora lasciata a un consociativo centrodestra.

Quel centrodestra, una parte di esso, che si è recato a votare Pittella suscitando un’altra ondata di rancore da parte dei sostenitori di Lacorazza. Facile anche qui ribattere, al di là del meccanismo delle regole del voto che non ha creato di certo Pittella, che il consociativismo ha rappresentato la vera piaga della storia politica lucana, e non si scopre oggi.

Potrebbe anzi aver votato per Pittella quella parte del centrodestra di provenienza laico-socialista che riannoda così la sua storia con quella della famiglia di Lauria. Ma anche questa, se c’è stata, sarà stata una piccola percentuale.

L’aggregazione della protesta attorno a Pittella è un mandare a quel paese il sistema che finora ha governato in maniera assoluta includendo ed escludendo anche parti del centrodestra a seconda delle convenienze.  La terza considerazione è collegata alla seconda: Pittella deve dire al più presto con chi sta e come intende concretare il rinnovamento. Dalla sua parte – ed è l’accusa  principale che gli viene rivolta – c’è buona parte del consiglio regionale  uscente. Tutti indagati. Ho più volte scritto che l’etica della politica non si  misura solo dal casellario pulito.  Misuriamo allora il peso e le azioni della  politica.

Se la sente Pittella di avere come compagni di viaggio in prospettiva  del vero voto tutti coloro che lo hanno sostenuto in queste primarie? Dove sarebbe la novità che tutti attendono? Nella visione di futuro è possibile circondarsi di energie nuove che diano forza al risultato di vittoria?

Nell’intervista di MariaTeresa Labanca Pittella è stato molto chiaro: sono un garantista e non pongo veti, ha detto.

Non esclude contributi di programmi ma è prevedibile che proprio attorno a questa questione si alzi il muro di quella sinistra e dei suoi alleati che ha sostenuto Lacorazza e che potrebbe ritrovarsi attorno a un Folino paladino della resistenza.

Pittella ha vinto ma il risultato è di fatti paritario, e dunque non si può non tener conto di questa coordinata di valore che ha ispirato metà degli elettori di queste primarie. Trasparenza, però, e chiarezza.

L’abbiamo invocata invano durante la campagna elettorale, poco abbiamo raccolto. Trasparenza sugli obiettivi, sui compagni di viaggio, sulla concretezza delle cose da fare. Per esempio: tutti quei posti di lavoro indicati come possibili dal gladiatore Marcello, possiamo capire meglio come si otterranno?     

Infine un appello a tutte le altre forze politiche. L’attendismo da posizionamento è scaduto. Perri dove sei? Cattolici dove eravate rimasti? Comunità di libera scienza che fine ha fatto il vostro manifesto? Tra meno di un mese bisogna consegnare le liste. Esiste qualcuno (a parte Gianni Rosa al quale anche elettoralmente conviene correre da solo con i suoi fratelli) che abbia le idee chiare e che abbia voce? Adesso.  

l.serino@luedi.it

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