X
<
>

Share
4 minuti per la lettura

SI può definire politically correct la puntualità? Secondo Tito Di  Maggio, probabilmente sì. Lo ha dimostrato ieri arrivando in anticipo all’appuntamento con i candidati  materani riuniti all’Hotel San Domenico.

Sono ore frenetiche, il ricorso al Consiglio di Stato contro la riammissione della lista Pittella è stato consegnato e  Di Maggio si appresta a dire ai suoi compagni  di sfida, di qui a pochi minuti, che la parola d’ordine dovrà essere: unità. Sembra flemmatico, quasi distaccato. In realtà ogni parola, ogni aggettivo, vengono attentamente pesati.

Il caso della lista Pittella rischia di rendere disequilibrata la campagna elettorale? Considerate il vostro avversario non accettabile?

«Non lo so. So che c’è stato un  provvedimento preso da chi doveva verificare la bontà dei documenti ai fini dell’acquisizione delle liste e che questa autorità ha espresso un parere negativo contro il quale Pittella ha legittimamente ricorso contro il Tar che gli ha dato ragione. Trovo singolare che mentre  l’organo che ha ricusato la lista è dello Stato, e agisce negli interessi della collettività, nel secondo giudizio debba intervenire un privato per verificare se quel giudizio sia corretto o meno. In questo caso abbiamo dovuto fare supplenza,  presentando il ricorso al Consiglio di Stato, a un comportamento che avrebbe dovuto tenere l’Avvocatura dello Stato».

Questo non inficia il vostro atteggiamento sotto il profilo della competizione?

«Assolutamente no. E’ solo per la regolarità delle elezioni. Se è corretto che la lista ci sia, per noi va  bene. Mi preoccupo se, invece, questo non dovesse essere giusto».

Marcello Pittella oggi ha risposto al vostro ricorso: «Andiamo avanti». Come considera questa reazione?

«Mi sembra corretta. Io mi sono espresso in modo più duro del suo, perché ho visto alcuni comportamenti che si sono ripetuti nel tempo. se Pittella si fosse rivolto a un luminare di diritto amministrativo che non fosse stato già magistrato del Tar, non avrei avuto nulla da eccepire».

Antonio Di Sanza, intervistato dal Quotidiano, ha detto che è impossibile ogni forma di opposizione al centrosinistra. Lo dimostrano i numeri.

«Mi porto dietro una concezione completamente diversa da quella in auge da 40 anni nel centrosinistra che io definisco dalemiana: egli sostiene che il primario interesse di una opposizione sia quello di far cadere il Governo della parte avversaria. Trovo che sia una concezione altamente masochistica, come dimostra quello che è successo in Italia. Nei Paesi anglosassoni, l’opposizione è una guardiana dei sistemi di legalità e, a mio avviso, dovrebbe concorrere a migliorare le scelte di chi governa, una sorta di suggeritore occulto. Poi ci si confronta in campagna elettorale. L’opposizione, quindi,  si può fare».

Quali saranno le istanze dei materani che arriveranno alla Regione? 

“Matera è proiettata ad essere capitale europea della Cultura nel 2019. L’impegno della Regione deve essere concentrato nel tentativo di far  ottenere alla città questo risultato che diventerà obiettivo di una comunità. Gli sforzi devono essere diversi dalla passata amministrazione che ha relegato questo impegno in un bilancio di spesa risibile».

Liste elettorali composte da chi ha o ha avuto problemi giudiziari. Come si regolerà?

«C’è un sistema di valutazione dei candidati, rispetto a norme stabilite dalla legge severino che riguardano la candidabilità. I nostri candidati rispondono a questi requisiti. Non mi sfugge il fatto che alcuni di loro hanno in corso pendenze con la giustizia. Dico che qualora dovessero avere torto rispetto a queste vicende, sarei categorico: non possono rimanere, se eletti, in consiglio regionale anche se si dovesse trattare id prima condanna. Per un amministratore pubblico la cosa più seria è dimettersi per difendere meglio se’ stesso e poi per evitare alla coalizione di cui fa parte di giustificare comportamenti».

Quale sarà la parola d’ordine che fra pochi minuti dirà ai candidati materani di Forza  Italia che sta per incontrare?

«Vorrei che fosse chiaro a tutti che siamo il cambiamento. Bisogna che si trovi un aspetto fondamentale ma difficile da individuare in questo nuovo corso della politica-. Ho chiesto unità e vorrei che ci fosse. Tutti abbiamo bisogno di tutti».

a.ciervo@luedi.it

Share

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

Share
Share
EDICOLA DIGITALE