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I numeri freddi dicono che: il gladiatore ha vinto con una percentuale bulgara del 60, considerato che l’affluenza alle urne è stata inferiore al 50 per cento, possiamo dire che Marcello Pittella ha la delega diretta da una quota comunque bassa di lucani. 

Anche se nei commenti a caldo di ieri, non è stata considerata a sufficienza la percentuale di astensionismo proveniente dai lucani all’estero. Questo in termini assoluti. In termini di rappresentanza, l’ex assessore alle attività produttive è il vincitore pienamente legittimato.  

 La campagna elettorale di Marcello Pittella è stata una corsa ad ostacoli. Forse il momento peggiore i fischi di Matera. 

Se il vincitore avrà consapevolezza di questo dato, e cioè che la larga vittoria del centrosinistra è dentro un perimetro stretto, il nuovo presidente della giunta regionale dovrà iniziare davvero, adesso, la sua risalita democratica. La rivoluzione dovrà essere una risalita: dovrà dimostrare, nel periodo peggiore della storia repubblicana, che si riparte da zero. Aggiustare una casa traballante a volte è più pericoloso che abbatterla e costruirla ex novo. 

Dicevo ieri a Trm che il problema dell’astensionismo non è certo soltanto un male lucano. In Sicilia andò addirittura peggio. 

E in tutte le democrazie mature la consapevolezza che, in ogni caso, voto o non voto, l’architrave istituzionale democratica non sarà messa in discussione, riempie l’astensionismo di contenuto politico di dissenso ma non solo. I lucani per la prima volta potevano “mandarli tutti a casa” accogliendo l’invito di Grillo. 

Non l’hanno fatto solo perchè il consenso è controllato? Quanto consenso controlla il partito democratico? Con i numeri di oggi, ammesso che ogni voto sia un voto clientelare, la percentuale, pur prevalente, è decisamente bassa rispetto al numero degli elettori.  Perchè tutti gli altri che hanno preferito non votare non hanno scelto di esprimere il dissenso puntando su una persona nuova, nuovissima, come l’ottimo fisico Piernicola Pedicini? Ci sarebbe molto da discutere sul reale senso di democrazia controllata dei grillini, ma stiamo ai dati: i numeri dicono che il Pdl fa meglio del M5s. 

La piazza di Grillo in pratica coincide con un exodus dal voto. In realtà una parte delle scelte i cittadini non la delegano più a nessuno. Sul presupposto che essa verrà elaborata e proposta in autonomia. 

Ma anche perchè (è questo è una posizione comoda) per la sicurezza che se qualcosa di buono verrà (molto dipende dal contesto nazionale) sarà per tutti, se la catastrofe si verificherà “noi l’avevamo previsto”. Siamo passati dal sogno all’incubo della democrazia. 

Il nuovo modello di democrazia che avanza è molto più faticoso, è quella democrazia collaborativa e davvero partecipata la cui natura è ben spiegata nel pezzo che potete leggere a firma di Ernesto Belisario.

Il dato oggettivo, in ogni caso, è che il centrosinistra che finora ha governato la Basilicata ha avuto un premio dalle urne lasciando però una larghissima fetta di rabbia e delusione a casa. 

La Basilicata ha bocciato il tanto sbandierato modello lucano che è stato percepito come un bluff. Ma non hanno trovato alternative. Neppure nel modello economico  proposto da Beppe Grillo che teorizza la fine del lavoro e la necessità di un salario per tutti a prescindere dalla produzione. Non ci hanno creduto.  

Lo scollamento e la sfiducia dei cittadini raggiunge il top in un’epoca di massima disponibilità di strumenti di partecipazione. Il centrosinistra è passato per le primarie, il M5s è la massima espressione della neutralità del consenso telematico. 

Le dirette streaming ci hanno inondato. Tutti partecipano tranne nell’unico modo in cui è previsto dalla Costituzione. Comunicare il fare, evidentemente, non significa automaticamente convincere che si è fatto. 

Da oggi ci aspettiamo, come scriveva Giuseppe Tralli ieri sul Quotidiano, una politica meno twittante e più sudata nella costruzione. Il gladiatore dovrà spezzare davvero le catene consentendo la partecipazione nell’unico modo possibile: 

 

  1. con un’autentica trasparenza. 
  2. la delusione peggiore non è nell’impossibilità di realizzare un obiettivo,  ma nella percezione di un inganno. 
  3. coraggio nell’eliminazione delle spese sociali parassitarie e improduttive (quanti forestali, quanti copes, quante vie blu) spiegando quale modello di welfare è possibile e sostenibileCondivisione delle idee buone degli avversari
  4. poca mediazione sulle responsabilità di chi sbaglia e minima incertezza sulle scelte deciseRendicontazione della propria attività amministrativa, e comunicazione dei risultati oltre che del procedimento.

 

Per il momento buon lavoro. La vittoria alle primarie mi suggerì un nome che è diventato virale, il gladiatore. A battaglia conclusa lo spunto me lo fornisce un’orazione di Cicerone intitolata al nome che porta il nuovo presidente, il De (o pro) Marcello.Marcello tornò dall’esilio a Roma per grazia ricevuta. Cicerone, in una memorabile opera che magari Maurizio Marcello Claudio, nel riposo di Lauria, potrà rileggersi, gli dava il benvenuto ricordandogli che cosa è la res publica.

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