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MATERA – Apprendono delle iniziative della Regione, e segnatamente dell’assessore alla Sanità, Rocco Leone, leggendone i comunicati ufficiali sugli organi di stampa. Non un consulto preventivo, non un coinvolgimento nella fase decisoria o preparatoria.
Il malcontento serpeggia tra i medici lucani, che si sentono trattati come pedine di una propaganda che nulla ha a che fare con il loro lavoro e la loro professione.

L’ultimo esempio in ordine di tempo, ma a loro dire se ne potrebbero raccontare tante, è lo screening sull’epatite C, lanciato con un comunicato stampa da Leone. Peccato che nessuno, o pochi di loro, sapessero che la Regione vorrebbe (il condizionale è d’obbligo) partire quanto prima con questa importante iniziativa.

Una buona idea, insomma, però l’impressione è che si facciano i conti senza l’oste, come sta accadendo spesso negli ultimi mesi in materia sanitaria. Fonti interne dell’Azienda sanitaria materana, parlano di un webinar, che si sarebbe tenuto nei giorni scorsi, per informare il personale medico di questa iniziativa. Un incontro virtuale che, a quanto pare, ci sarebbe stato, ma senza poi essere compartecipato ai medici attraverso i loro organismi rappresentativi, com’è giusto che sia.

Nella vicina Puglia se ne parla da settimane, e si tratta sostanzialmente di un’iniziativa nazionale, ma la Regione Basilicata avrebbe quantomeno il dovere di avvisare preventivamente i medici, che dovrebbero essere coinvolti in un momento storico molto delicato, tra vaccinazioni (prima e seconda dose) e pazienti post Covid da monitorare. In pratica, a livello nazionale Simg (Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie) e gli infettivologi della Simit (Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali) si sono impegnate nuovamente in un progetto già varato prima della pandemia nella lotta all’epatite C e all’Hiv, ma in Basilicata finora non se ne era mai parlato, ecco perché oggi i medici di Medicina generale sono completamente all’oscuro di tutto, salvo leggere l’annuncio di Leone sulla stampa.

La nota dell’assessore regionale ha generato subito un certo allarme; è scattato il tam tam, e alla fine si è scoperto che il prossimo 12 agosto si terrà a Potenza, con l’organizzazione dell’Ordine provinciale, un incontro per illustrare l’iniziativa. Qualcuno ha chiesto cosa avverrà a Matera, ma la risposta è stata picche: i medici materani devono continuare a viaggare nel limbo dell’incertezza, a fronte di un’iniziativa lanciata in pompa magna dall’assessore. L’impressione, oltretutto, è che ci sia una sorta di assurdo doppio binario informativo-organizzativo, tra Matera e Potenza. Il tutto mentre i medici sono affaccendati in ben altre urgenze.

Una dinamica analoga ha riguardato le farmacie e lo screening sul tumore al colon retto. Fino a qualche tempo fa, il cittadino selezionato per il controllo poteva recarsi in farmacia a ritirare il kit necessario; poi, all’improvviso, e questa volta senza neppure avvisare attraverso i media, si è deciso che i kit saranno distribuiti solo dall’Azienda sanitaria materana, con disorientamento totale di cittadini e farmacisti, praticamente bypassati senza alcun preavviso. Le stranezze della sanità lucana, affondano le radici anche negli anni passati, dove progetti interessanti ed anche sperimentali, come quello del Fascicolo sanitario elettronico, sono clamorosamente naufragati nel mare degli annunci e dei buoni propositi.

Eppure quello lucano era uno dei progetti pionieri, finanziato cospicuamente anche dal Centro nazionale ricerche, che collaborava attivamente alla sperimentazione. Ne nacque un software di gestione, che girava in ambiente Dos e fu subito incanalato le programma più ampio denominato “Basmed”, destinato ai 6.000 medici lucani. Peccato che meno di dieci riuscirono ad utilizzarlo ed il fascicolo elettronico rimase una pia intenzione, uno strumento parzialmente aggiornabile e, soprattutto, non dialogante con quelli di altre regioni, nè con le relative strutture sanitarie, come la legge in materia indicava. Progetto naufragato come quello denominato “Lumir, ovvero Medici lucani in rete, che non è mai comparso sul Bollettino ufficiale o il “Cup in linea”, che funziona a scartamento ridotto. Tante pie intenzioni, comunicate solo alla stampa e non agli addetti ai lavori.

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