Il direttore del Consiglio Nicola Coluzzi intervistato da Le Iene
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Dopo il servizio de Le Iene esplode nuovamente il caso mini vitalizi in Regione Basilicata: Coluzzi conferma: «Sì, sono vitalizi». La Cgil parla di privilegio e chiede il ritiro della norma
POTENZA – Quello istituito alla vigilia di Natale per gli ex consiglieri regionali lucani è un «vitalizio» e basta. Checché ne dicano i suoi promotori che lo hanno ribattezzato «indennità differita».
A chiudere le dispute nominalistiche è stato il direttore generale del parlamentino lucano in persona, Nicola Antonio Coluzzi. Smentendo la nota con cui la maggioranza aveva sostenuto che «chiamare questa disciplina “ritorno dei vitalizi” è tecnicamente falso».
VITALIZI IN REGIONE, LA CONFERMA DI COLUZZI ALLE IENE
Le parole e il volto di Coluzzi sono andati in onda domenica sera, 11 gennaio 2026, durante l’ultima puntata di “Le Iene”, su Italia Uno, e hanno subito riaperto il caso del nuovo sistema previdenziale per gli ex componenti del Consiglio regionale. Vale a dire la pensioncina di circa 600 euro dal compimento del 65simo anno d’età a fronte del versamento, per i 5 anni di mandato, di circa 570 euro mensili di contributi. Con la possibilità di coprire questa contribuzione richiesta re-impossessandosi, pro quota, del “contributo di solidarietà” pari al 10% dell’indennità base, da 6.600 euro, versato a partire dal 2018 in un fondo destinato a finanziare iniziative sociali meritevoli.
I CONSIGLIERI “AZZANNATI” DA LE IENE
Diversi i consiglieri regionali “azzannati” dalla “iena” Alessandro Sortino. Inclusi un sostenitore della norma appena approvato come l’attuale presidente del Consiglio regionale Marcello Pittella, e il suo predecessore nonché attuale assessore all’Agricoltura, Carmine Cicala (FdI), che durante la scorsa legislatura aveva rivendicato la scelta di non ripristinare gli antichi privilegi.
I microfoni di Italia Uno, però, hanno raccolto anche le storie di diversi pensionati lucani che hanno lavorato per 50 anni e più per vedersi riconosciuta una pensione inferiore a quella prevista per chi ha ricoperto l’incarico di consigliere regionale per appena 5 anni.
VITALIZI, LA PRESA DI POSIZIONE DI SUMMA, SPI CGIL
Ieri mattina, lunedì 12 gennaio, quindi, è stato il segretario regionale Spi Cgil Angelo Summa a tornare a chiedere un passo indietro sulla norma.
«Ancora una volta il privilegio si conferma il mantra della maggioranza del Consiglio regionale, a partire dal suo presidente». Ha dichiarato il sindacalista. «Dopo le nostre denunce dell’agosto 2024 sull’aumento degli stipendi dei consiglieri regionali, mascherato dall’incremento delle risorse ai gruppi consiliari (2 mila euro al mese, oltre 570 mila euro l’anno), solo dopo l’intervento della Corte dei Conti che ha ritenuto tale norma in contrasto con la legge Monti — che vieta l’aumento dei costi della politica regionale — sono tornati indietro. Sono però di nuovo ritornati alla carica, senza pudore, con una norma ancora più obbrobriosa e inaccettabile da casta, introducendo un vitalizio retroattivo di dieci anni, privilegio previsto anche per i loro eredi».
SUMMA: «SPESA ENORME A CARICO DEI CITTADINI»
Summa ha definito «ancora più grave» è il meccanismo adottato per questi nuovi mini-vitalizia. «Dietro la furbizia malcelata di una trattenuta dell’8,6 per cento sull’indennità mensile di 6.700 euro (circa 580 euro), la Regione aggiunge altri 1.595 euro mensili per ogni consigliere regionale in carica». Ha sottolineato. «Grazie alla retroattività, tale beneficio potrà essere esteso a tutti i consiglieri che hanno ricoperto la carica dal 2014, per un arco di dieci anni. Si tratta di una spesa enorme a carico dei cittadini, mentre lavoratori e famiglie vivono la realtà della cassa integrazione e pensioni minime da 500 euro. È ormai evidente una classe dirigente che utilizza le istituzioni esclusivamente per il proprio tornaconto. Altro che dibattito sul futuro di Stellantis o sul mobile imbottito: di imbottito c’è solo la loro ingordigia. Il tutto si riduce a un teatrino per teatranti».
VITALIZI IN REGIONE, «GRAVISSIMA LESIONE DEMOCRATICA»
«A ciò – ha aggiunto il segretario Spi Cgil – si aggiunge una gravissima lesione democratica: viene di fatto negato ai cittadini lucani l’esercizio del diritto referendario per abrogare norme ritenute sbagliate. A distanza di quasi due anni dalla nostra istanza con cui chiedevamo l’approvazione dei regolamenti attuativi dello Statuto regionale, necessari per garantire tale diritto di voto, non è arrivata alcuna risposta. Silenzio assoluto, sia dalla maggioranza che dalla minoranza».
«Ci auguriamo un sussulto di responsabilità da parte di questa classe dirigente: il ritiro immediato della norma – ha concluso Summa – e l’approvazione senza ulteriori rinvii dei regolamenti attuativi previsti dallo Statuto regionale, affinché i cittadini possano finalmente esercitare i propri diritti democratici».
CHIORAZZO: «SIAMO LO ZIMBELLO DI UN INTERO PAESE»
Ieri, lunedì 12 gennaio 2026, sul caso è tornato anche il consigliere regionale di Basilicata casa comune Angelo Chiorazzo, accusando il centrodestra regionale di rendere la Basilicata «lo zimbello di un intero Paese».
«Su tutto questo continuiamo ad attendere di sapere cosa ne pensa il presidente Bardi». Ha aggiunto Chiorazzo. «Un silenzio che pesa ancora di più se si considera che non era presente in Consiglio durante la seduta e che, di fatto, ha abdicato ai temi dell’etica ed estetica pubblica, arrivando a nascondersi invece di assumersi la responsabilità politica di una scelta così grave».
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