I promotori del comitato referendario
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Caso mini vitalizi in Regione Basilicata, presentato esposto in Corte dei conti: «Buco sul finanziamento delle pensioncine». Il comitato promotore del referendum abrogativo boccia i correttivi che la maggioranza porterà in aula lunedì. Confermata l’intenzione di chiamare i lucani alle urne per esprimersi.
«IL centrodestra ammette che abbiamo ragione: la legge sui vitalizi fa acqua. Ma i correttivi non bastano: il buco contabile resta». Ad affermarlo ieri, venerdì 13 febbraio 2026, sono stati i componenti del comitato promotore di un referendum abrogativo sul nuovo sistema previdenziale dei consiglieri regionali lucani. Comitato composto da una pattuglia di sindacalisti della Cgil, Michele Sannazzaro, Angelo Summa, Eustachio Nicoletti e Giovanna Galeone e Nunzia Armento, esponenti della società civile come il referente di Libera Basilicata Rosario Gigliotti, il presidente di Arci Basilicata Paolo Pesacane, e l’attore-regista Ascanio Donadio, più i coordinatori regionali di Verdi e Sinistra Italiana , Gianni Rondinone e Donato Lettieri.
MINI VITALIZI, IL COMITATO REFERENDARIO: «LA LEGGE FA ACQUA»
«La misura resta iniqua, senza copertura finanziaria e abbinata a un aumento delle indennità di consigliere regionale che non è giustificabile. Va abrogata con il referendum, che non si può più fermare. E’ ora di una mobilitazione comune tra tutte le forze democratiche della Regione». Questa la replica del comitato ai correttivi sui punti più discussi del provvedimento approvato a metà dicembre, che la maggioranza porterà in aula lunedì. Vale a dire la restrizione della platea dei potenziali beneficiari dell’assegno da 600 euro al mese – al compimento del 65simo anno d’età – ai soli consiglieri regionali in carica e a quelli che verranno eletti in futuro. A scapito di quelli delle altre legislature susseguitesi dall’abolizione dei vitalizi veri e propri, nel 2012. E poi l’abolizione della possibilità per i consiglieri di coprire questa quota di contributi re-impossessandosi pro quota del non speso giacente nel fondo per finalità sociali alimentato col taglio del 10% delle loro indennità in vigore tra il 2017 e il 2025.
L’AUMENTO DELLE INDENNITÀ
I referendari ricordano che a due settimane prima dell’istituzione dei mini-vitalizi il Consiglio regionale «ha aumentato le indennità dei consiglieri regionali con l’assestamento di bilancio (legge 52/2025) che ha reso facoltativo il taglio del 10% con cui si alimentava il fondo di solidarietà sociale».
«I consiglieri si sono alzati lo stipendio di 660 euro: quanto basta e avanza per coprire i “contributi” dei vitalizi». Insistono dal comitato. «Anche i 600 euro a carico dei consiglieri, insomma, pesano sulle tasche dei contribuenti lucani, mentre il fondo sociale viene strozzato. La sintesi è una: si chiudono i rubinetti che potrebbero alimentare il volontariato e si dirottano i denari verso i vitalizi dei consiglieri regionali».
MINI VITALIZI, IL BUCO NERO DELLA COPERTURA FINANZIARIA
«E in più resta il buco nero della copertura finanziaria: da dove usciranno i 1600 euro mensili per ciascun consigliere aderente?» Questa la domanda che resta aperta. «Abbiamo sentito dichiarazioni surreali a proposito della volontarietà della contribuzione. Come se un privilegio facoltativo fosse meno privilegio! Qui si configura un inedito diritto di prelievo personale sulle casse pubbliche. Anche per questo abbiamo presentato l’esposto alla Corte dei conti, che farà le sue valutazioni. Non ci dimentichiamo che la legge sui vitalizi è stata approvata “a invarianza di spesa”: non è così e non poteva essere così. Il buco c’è».
«FARE CHIAREZZA SULLE ALTRE REGIONI»
«Ed è tempo di fare davvero chiarezza sulle altre regioni: qui si è scelto di accodarsi a un modello sbagliato e deleterio», insistono i i promotori. «A parte che secondo il Quotidiano del Sud, nelle Marche governate da Acquaroli (Fdi) l’indennità differita non prevede costi a carico della collettività. La decisione di assecondare un modello sbagliato e non obbligatorio dimostra quali sono le priorità della destra. Imitare i privilegi altrui. Quando si è trattato di difendere gli interessi dei lucani contro l’autonomia differenziata, Bardi non ha dimostrato la stessa volontà di emulazione. Anzi, non ha esitato un secondo a spaccare il fronte delle Regioni del Sud per correre in soccorso alla Lega Nord».
IL COMITATO INSISTE: «RESTITUIRE LA PAROLA AI LUCANI»
Di qui la conclusione che «è necessario restituire la parola ai lucani». Con un nuovo appello alla Consulta statutaria perché si pronunci sull’ammissibilità del quesito proposto e agli uffici del Consiglio perché avviino formalmente «l’iter previsto dalla legge 40».
«Siamo d’accordo con la proposta di legge sugli istituti democratici, presentata dalle opposizioni. Ma è tempo che i consiglieri di minoranza sostengano nei fatti l’iniziativa referendaria». Incalzano i promotori della consultazione. «Interroghino gli uffici: in Basilicata non vige più l’articolo 15 delle preleggi al Codice civile? La legge 40 esiste ancora e non si può fermare il procedimento».
«DEMOCRAZIA SOSPESA»
«La Regione ha sospeso la democrazia, ma la società civile la sbloccherà», insistono i componenti del comitato. «Lanciamo un grande appello a tutte le associazioni e a tutti i corpi sociali della Basilicata: uniamoci a difesa del diritto di voto dei cittadini lucani, lavoriamo insieme per indicare le vere priorità di spesa a sostegno del lavoro, del sociale e dei diritti delle persone. Uniamo le nostre lotte affinché il Consiglio regionale e la Consulta regionale riconoscono la piena agibilità dell’articolo 17 dello Statuto regionale».
«PRIVILEGIO INACCETTABILE»
«È l’ora di premere insieme per superare un privilegio inaccettabile, per garantire che il fondo venga messo a disposizione della solidarietà sociale e per restituire ai lucani un diritto al voto libero e completo, senza limiti arbitrari». Concludono. «Non può esistere una democrazia con diritti sospesi o incompiuti».
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