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Bardi a Meloni: Sulla sanità basta paradossi. Lettera alla presidente del consiglio per rivedere in modo strutturale il riparto dei fondi: «Nel Sud la spesa sanitaria viaggia in direzione opposta rispetto ai bisogni della gente».


C’è un paradosso tutto italiano che la statistica ufficiale ha appena messo nero su bianco: nel Mezzogiorno la spesa sanitaria viaggia in direzione opposta rispetto ai bisogni della gente. Più la popolazione invecchia e si ammala, meno risorse arrivano dallo Stato. Un “mismatch” socio-sanitario che per la Basilicata si traduce in penalizzazione. Un elemento che, unito alla questione demografica che caratterizza la regione ormai da diverso tempo, rende il tema più che mai urgente. E, di conseguenza, le contromisure da adottare per la soluzione al problema della prossimità sanitaria non più differibili.

Con una lettera inviata alla premier Giorgia Meloni, ai ministri Giorgetti e Schillaci e al presidente della Conferenza delle Regioni Fedriga, il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, e l’assessore alla Salute e alle Politiche della Persona, Cosimo Latronico, hanno formalizzato di fatto la richiesta ufficiale di una revisione strutturale e, anche questa, non più differibile del Fondo Sanitario Indistinto.

Tale appello nasce a seguito di quanto evidenziato all’interno del Rapporto Annuale Istat 2026, nel quale è stata certificata l’esistenza di un’asimmetria strutturale per la quale la spesa erogata nel Mezzogiorno risulta inversamente proporzionale alla curva demografica ed epidemiologica. In questo scenario la Basilicata viene indicata come la seconda regione d’Italia più esposta a questo sotto-finanziamento pro capite, preceduta soltanto dalla Calabria.

SULLA SANITÀ LA LETTERA BARDI ALLA MELONI: LE CRITICITÀ DEI CRITERI ATTUALI E I COSTI FISSI DI GESTIONE

Con questa missiva indirizzata tra gli altri al capo del governo, Bardi e Latronico hanno voluto rimarcare la gravità della situazione, evidenziando come il tempo dei correttivi di facciata sia ormai ampiamente scaduto. «La pura quota capitaria o i piccoli correttivi parziali adottati – hanno detto Bardi e Latronico – finora penalizzano scientificamente e sistematicamente i territori che presentano un elevato indice di vecchiaia e un’alta prevalenza di cronicità».

A questo, si spiega ancora nella missiva lucana, si aggiungono i costi fissi di gestione dei presidi che in Basilicata sono elevati a causa della bassa densità abitativa, dei difficili collegamenti infrastrutturali, della notevole estensione geografica e delle complessità geomorfologiche del territorio.

LA LETTERA DI BALDI ALLA MELONI: LA RICHIESTA DI UNA RIFORMA REALE PER UNA SANITÀ PIÙ EQUA

Pur esprimendo un parziale apprezzamento per il recente accordo in sede Cipess, che ha introdotto una minima quota premiale legata proprio alla densità abitativa e all’estensione territoriale, Bardi e Latronico hanno ribadito che non si può più attendere per una riforma reale.

A questo proposito, la richiesta della Regione Basilicata ai vertici del Governo è quella di abbandonare i vecchi criteri storici e procedere, quindi, a una riscrittura dei parametri che metta al centro l’effettivo bisogno assistenziale delle comunità locali, garantendo ai cittadini lucani lo stesso diritto alla salute e la stessa qualità dei servizi del resto del Paese. In sostanza, un’equiparazione delle prestazioni nell’ottica di un’equità sanitaria per la Basilicata sempre più urgente.

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