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Lo studente sventola la kefiah al Teatro Stabile di Potenza

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Hanno paragonato la Shoah alle morti di Gaza durante la Giornata della memoria a Potenza: polemiche per le manifestazioni degli studenti


VERRA’ ricordata per le polemiche la Giornata della memoria 2026 a Potenza. A causa di un gruppo di studenti che in due luoghi diversi, al teatro Stabile e all’ingresso del liceo classico, hanno osato paragonare la Shoah alle morti di Gaza, e i nazisti del secolo scorso ai sionisti di oggigiorno. Nel primo caso sventolando una kefiah, simbolo del popolo palestinese, e nel secondo stendendo uno striscione col la scritta: «27/02/1945 L’Urss Libera Auschwitz – Oggi liberiamoci da sionismo e imperialismo – No ai Ddl Bavaglio».

Su quanto accaduto allo stabile è intervenuta anche la Cgil Potenza esprimendo solidarietà allo studente allontanato dalla Digos.
«Come Cgil condanniamo fortemente ogni forma di repressione, difendendo il diritto a manifestare pacificamente». Così in una nota del segretario provinciale Vincenzo Esposito. «Al di là della dinamica dei fatti, riteniamo grave che ci sia trovati a discutere e rilevare degli elementi di criticità e di presunta inconciliabilità simbolica tra una istanza legata al genocidio attuale e la storia tragica della nostra Europa».

L’IMPORTANZA DI UNA SCUOLA CHE INSEGNI DEMOCRAZIA E PENSIERO CRITICO

Sull’importanza di una scuola «che insegni la democrazia e il pensiero critico», invece, si sono soffermati Libera Basilicata e il suo presidio di Potenza, Articolo 21, Anpi provincia di Potenza, Comitato della Pace di Potenza e Agesci Basilicata e Potenza.
«Nel racconto degli studenti, in quanto hanno scritto, abbiamo percepito, più che la rabbia e l’indignazione, la loro delusione». Così in una nota a firma delle associazioni. «Ed è per questo che sentiamo di dover prendere posizione, di affiancarci a chi, oggi, ha voluto esprimere un pensiero critico, per uscire da un recinto di pensieri preconfezionati, che non ammettono altre letture e altri slanci ideali».

«No. Non è una provocazione oggi sventolare la kefiah o la bandiera della Palestina, come non è una provocazione il volto di Hind Rajab, la meravigliosa opera di Jorit, che ci restituisce un volto di bellezza e, nella memoria di quanto accaduto, e ancora accade, a Gaza, tutto l’orrore del mondo». Hanno aggiunto ancora Libera Basilicata e gli altri sottoscrittori, convinti che non sia una provocazione, allo stesso modo: «organizzare “un presidio nel cortile della scuola per onorare la ricorrenza della Giornata della Memoria e attualizzare la riflessione, esprimendosi contro l’imperialismo e il sionismo dilagante e schierandosi apertamente contro tutti i genocidi oggi invisibilizzati, tra cui quello in Palestina».

ABUSO DI POTERE E CLIMA REPRESSIVO

Severo anche il giudizio del coordinamento di Osa (Opposizione studentesca d’alternativa) Potenza, Potenza Basilicata pride, PBP e Matera Rumore che criticano l’impostazione delle celebrazioni allo Stabile, e ricordato che in passato nel cortile del liceo classico si erano già svolte «iniziative analoghe (…) senza che richiesta alcuna di autorizzazione».

«Ci interroghiamo – prosegue la loro nota congiunta – sulla legittimità di questi procedimenti, sull’abuso di potere esercitato e sul clima repressivo che si continua a instaurare all’interno — e all’esterno — delle scuole. Ci chiediamo come sia possibile che, ancora nel 2026, le scuole e i luoghi di cultura e di confronto possano trasformarsi in spazi di controllo e intimidazione, in cui la libera manifestazione del pensiero non violenta viene trattata come un problema di ordine pubblico e ogni presa di posizione critica viene repressa o criminalizzata attraverso pratiche autoritarie e denigratorie».

«Volevamo ricordare – hanno concluso Osa, Basilicata pride, Pbp, e Rumore – ciò che è stato, affinché non accada più e cessi di accadere, anche sotto altre forme, non meno pericolose, dove sta accadendo come certificato dall’Onu».
Solidarietà agli studenti del Quinto Orazio Flacco espressa anche da Potere al popolo Basilicata accusando il preside che li ha redarguiti di volere una scuola per «affermare il pensiero unico» e «trasmettere il conformismo e la subalternità».

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