INDICE DEI CONTENUTI
- 1 LA LEVA NON È ABOLITA. L’EQUIVOCO SULL’ABOLIZIONE: SOSPESA MA NON CANCELLATA
- 2 IL QUADRO GIURIDICO: DAL MINISTRO MARTINO AL CODICE MILITARE
- 3 LA LEVA NON È ABOLITA, LA FUNZIONE DELLE LISTE: PROGRAMMAZIONE E RISERVA DI EMERGENZA
- 4 LE CONDIZIONI PER IL RITORNO ALLA CHIAMATA ALLE ARMI
- 5 L’ANACRONISMO DI GENERE E LA BUROCRAZIA FOSSILE
Sorpresa: la leva non è abolita. Ogni anno il Comune di Potenza, come tutti gli altri, compila la lista dei maschi di 17 anni. Il servizio è solo sospeso ma gli elenchi hanno mera funzione burocratica.
POTENZA – Inciampi in un provvedimento del Comune di Potenza intitolato “Pubblicazione Lista di Leva Anno 2009” e ti piomba addosso una sorta di turbamento: ma come “leva”? Rileggi ed è scritto proprio così. Apri il documento e trovi un elenco di nomi, tutti maschili, di giovani che nel corso dell’anno compiono 17 anni. Poi leggi espressioni come “rivedibili”, “Ufficiale perito selettore”, “Presidente del Consiglio di leva”. Il turbamento diventa alienazione. Quando poi ti ritrovi con le caselle che indicano statura, torace, peso, capelli, forma, colore, sopracciglia e soprattutto “segni particolari”, si arriva allo straniamento, come fosse un’opera di Bertolt Brecht.
LA LEVA NON È ABOLITA. L’EQUIVOCO SULL’ABOLIZIONE: SOSPESA MA NON CANCELLATA
Ma come – ti chiedi, questa volta esplicitamente – la leva non era stata abolita? Perché c’è un elenco di ragazzi sotto questo termine che evoca ere geologiche che consideravamo trapassate? Poi piano piano cominci a razionalizzare, ad accorgerti che in quelle caselle non c’è nessuna grandezza espressa in centimetri o chilogrammi, che quindi nessuno è stato misurato e pesato. Evidentemente nessuno di questi giovani ha “passato la visita di leva”. E basta una veloce ricerca su Google per capire quello che sanno davvero in pochi: la leva – sorpresa – non è stata abolita. E’ stata solo sospesa.
IL QUADRO GIURIDICO: DAL MINISTRO MARTINO AL CODICE MILITARE
Con la legge numero 226 del 2004, proposta dall’allora ministro della Difesa Antonio Martino, l’Italia ha messo fine alla coscrizione obbligatoria a partire dal primo gennaio 2005, affidando la propria difesa a un esercito composto esclusivamente da professionisti e volontari. Tuttavia, il legislatore ha scelto di sospendere la leva, non di cancellarla dall’ordinamento: sul piano giuridico esiste ancora, e con essa sopravvive tutta la macchina amministrativa che la sosteneva, incluse le liste che i Comuni sono tenuti ad aggiornare ogni anno. A sancirlo è l’articolo 1929, comma 1, del Codice dell’ordinamento militare (Decreto legislativo n. 66 del 2010): anche senza che vi sia alcuna chiamata alle armi, i giovani maschi continuano ad avere l’obbligo di figurare nelle liste di leva.
LA LEVA NON È ABOLITA, LA FUNZIONE DELLE LISTE: PROGRAMMAZIONE E RISERVA DI EMERGENZA
Questi elenchi hanno una funzione precisa: tenere aggiornata la platea dei cittadini che, qualora la difesa del Paese lo richiedesse, potrebbero essere chiamati a una mobilitazione. Uno strumento di programmazione militare che mantiene un senso anche in un contesto in cui a prestare servizio sono esclusivamente professionisti su base volontaria. Si tratta d’un retaggio burocratico che il legislatore ha scelto consapevolmente di non eliminare, conservandolo come strumento d’emergenza cui ricorrere se le circostanze ne richiedessero la reintroduzione mediante decreto del Presidente della Repubblica e previa deliberazione del Consiglio dei Ministri.
LE CONDIZIONI PER IL RITORNO ALLA CHIAMATA ALLE ARMI
Quali sono queste circostanze? Solo due: la prima è una dichiarazione dello stato di guerra ai sensi dell’articolo 78 della Costituzione. La seconda, il coinvolgimento diretto dell’Italia in una grave crisi internazionale tale da rendere necessario un rafforzamento numerico delle Forze armate. In entrambi i casi, il ricorso alla leva sarebbe comunque subordinato all’insufficienza del personale volontario e all’impossibilità di sopperire richiamando in servizio militari congedati da non più di cinque anni. Per essere chiari e non diffondere inutili allarmi: in questo momento non c’è alcuna di queste condizioni e le liste di leva sono burocrazia da evadere e non richiesta straordinaria.
L’ANACRONISMO DI GENERE E LA BUROCRAZIA FOSSILE
Una curiosità: perché solo maschi? Perché questi elenchi nacquero nel Regno di Sardegna nel 1854 e furono poi ereditati dall’Italia unita. L’esercito era per definizione maschile. Il Codice dell’ordinamento militare del 2010 ha semplicemente conservato quell’impostazione, senza aggiornarla. L’apertura delle Forze armate alle donne, introdotta dalla legge 380/1999, riguarda infatti il servizio volontario e professionale. Una delle tante incongruenze che emergono quando si riformano settori dell’ordinamento a pezzi, senza intervenire sull’intero sistema. Per esempio – come confermano dagli uffici competenti del Comune – non si possono chiedere esenzioni per studio, salute o altri motivi: prima c’era un obbligo concreto a cui sottrarsi, oggi l’iscrizione nelle liste è un adempimento anagrafico-amministrativo. Ufficialmente non c’è alcunché da cui essere esentati. In sostanza: oggi le liste di leva sono burocrazia fossile tenuta in vita come “paracadute” normativo. Intanto, però, il Comune fa rilegare due registri delle liste di leva (insieme a 26 registri di Stato Civile) per 1.390 euro.
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