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Fisascat Cisl, Filcams Cgil, Uiltucs Uil hanno organizzato due presidi in occasione dello sciopero nazionale dei lavoratori dei comparti turismo, mense, terme, multiservizi e farmacie private fissato per il 6 maggio. «Insoddisfacente l’incontro di ieri in Regione, non si possono fare gare con dati approssimativi e sommari dopo anni di attesa. Non è giustificabile il pressappochismo». L’invito a «salvaguardare due diritti fondamentali: il diritto alla salute e al lavoro»

POTENZA – «Fuori servizio». È lo slogan scelto dai sindacati di categoria Fisascat Cisl, Filcams Cgil, Uiltucs Uil per lo sciopero nazionale dei lavoratori dei comparti turismo, mense, terme, multiservizi e farmacie private fissato per venerdì 6 maggio. Una fermata generale per protestare contro “l’atteggiamento dilatorio delle associazioni datoriali che non ha consentito ad oggi la positiva conclusione dei negoziati per il rinnovo dei contratti nazionali di lavoro”. Tra le rivendicazioni alla base dello sciopero anche un forte richiamo alla lotta al lavoro nero, alla precarizzazione del lavoro e al sempre più massiccio ricorso ai vouchers. Previste manifestazioni e presidi in tutta Italia a livello regionale e locale. In Basilicata si terranno due presidi a Potenza e Matera davanti alle rispettive Prefetture dalle 9.30. Sono oltre un milione e mezzo i lavoratori che attendono, in alcuni casi anche da sei anni, il rinnovo dei contratti nazionali e il conseguente adeguamento dei salari al costo della vita. Un mosaico assai variegato, quello dei servizi, con settori in forte ascesa, come il turismo, e settori in forte sofferenza, come il sistema degli appalti, dove sempre più spesso il contenimento della spesa pubblica si scarica tutto o quasi sulle spalle dei lavoratori. 

È il caso, ad esempio, del nuovo appalto regionale, suddiviso in cinque lotti, bandito dalla stazione unica appaltante per le pulizie nelle strutture sanitarie lucane che, secondo i calcoli fatti dai sindacati di categoria, produrrà un taglio del 30 per cento delle ore o della forza lavoro. Ieri in Regione si è tenuto un incontro che le segreterie regionali di Fisascat, Filcams e Uiltucs hanno giudicato insoddisfacente. Le tra sigle sindacali parlano anche di poca chiarezza su: numero degli addetti, monte ore pro capite, aree definite ad alto, medio e basso rischio, planimetrie e soldi messi a base d’asta. «Il 18 febbraio in Regione – lamentano i sindacati – avevamo concordato di fare un tavolo tecnico per una discussione di merito e invece siamo stati convocati per ascoltare futili affermazioni di principio sul mantenimento dei livelli occupazionali che non ci lasciano dormire sui sette guanciali a poche ore dalla scadenza del bando. Dire mantenimento dei livelli occupazionali per noi significa passaggio di tutto il personale al nuovo appaltatore e mantenimento dei livelli retributivi e contributivi. Non si possono fare gare con dati approssimativi e sommari dopo anni di attesa. Qui si tratta di salvaguardare due diritti fondamentali: il diritto alla salute e al lavoro. E non è giustificabile il pressappochismo. Per questo ci riserviamo di fare azioni tese a garantire i diritti di chi rappresentiamo». 

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