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Don Bisceglia e il convegno a Lavello del 24, a cui parteciperanno anche figure importanti del mondo cattolico più conservatore: dall’arcivescovo della diocesi, Todisco, al fondatore di ProVita, che festeggiò la mozione approvata dalla Regione contro la “teoria gender”

POTENZA – In qualunque altro posto della terra, il convegno “Unioni civili… e adesso?” del 24 settembre prossimo sarebbe stato un comune convegno contro le unioni civili.
Ma, a Lavello, assume un senso tutto particolare: è la cittadina in cui nacque e visse Marco Bisceglia, il sacerdote che, nel 1980, ideò l’Arcigay e ne portò avanti il progetto fino alla fondazione del 1985. Suona quasi come una sfida.
L’iniziativa è organizzata da Ordine Futuro della Basilicata, che sul proprio sito internet si presenta così: «E’ la rivista di approfondimento culturale e politico a sostegno della battaglia per la ricostruzione nazionale. (…) Ordine Futuro guarda a tutte le realtà – siano esse costituite da singole persone o da associazioni – che abbiano a cuore il bene della Patria ed il suo riscatto».
Tra i relatori, c’è anche l’arcivescovo di Melfi – Rapolla – Venosa, Gianfranco Todisco.
Luigi Negri è da circa quattro anni arcivescovo di Ferrara-Comacchio e abate di Pomposa. Al liceo Berchet di Milano ha avuto tra i suoi docenti don Luigi Giussani, che più tardi fonderà il movimento Comunione e Liberazione, di cui Negri sarà una delle guide più attive. Negli ultimi tempi, finisce sotto i riflettori della cronaca per due casi diversi: a ferragosto del 2015 è l’unico ordinario italiano a far suonare a morto le campane per ricordare le vittime dell’Isis a Mosul; nel 2013, ai microfoni del programma tv Le Iene – commentando lo stupro da parte di un prete della sua diocesi nei confronti di una quattordicenne, divenuta madre dopo la violenza sessuale – usa parole che minimizzano l’accaduto: «Lei vuole insegnare alla Chiesa a fare la Chiesa? Certamente è giusto se non ci sono state ragioni per cui la Chiesa ha ritenuto che dovesse essere dimesso. Lo stupro non è sufficiente. Per il risarcimento non so a chi si deve rivolgere, non a me. Sono cose civili non ecclesiastiche».
Massimo Micaletti, teramano di 42 anni, è componente del Movimento per la vita di Bologna, del comitato Verità e Vita, dei Giuristi per la Vita, del Centro di Bioetica Cattolica Sant’Agostina Pietrantoni.
Avvocato, è docente a contratto di Diritto amministrativo alla facoltà di Medicina dell’Università D’Annunzio di Chieti dal 2004. Per le Edizioni Radio Spada ha collaborato alla stesura degli atti del convegno “Dal divorzio al gender”.
Lorenzo Nicola Roselli è un trentaduenne romano che si proclama “clericale” e collabora con le testate online Radio Spada, Campari & De Maistre e Nomos. E’ responsabile culturale della Fuci (la federazione degli universitari cattolici, cui appartenne anche Emilio Colombo) alla Cattolica di Milano.
Sempre alla Cattolica è legato Michele Salvatore, il moderatore del convegno, che nell’ateneo del capoluogo lombardo fa parte dell’associazione “Sturm und Drang” e inoltre è responsabile di Ordine Futuro Basilicata.
Toni Brandi, dell’associazione ProVita, è già stato in Basilicata. E ai giorni della sua venuta è legata una forte polemica fra alcuni consiglieri regionali e l’allora segretario del Pd Antonio Luongo, oggi compianto dopo la prematura scomparsa.
In consiglio era stata presentata una mozione contro la cosiddetta “teoria gender”. Nel testo, si chiedeva tra l’altro di preservare i bambini lucani da «alcuni interrogativi mai sorti prima poiché oggettivamente illogici ed anti-scientifici», si liquidava l’intellettuale francese Simone de Beauvoir come «ideologa del “genere”» perché colpevole di aver pronunciato «la famosa frase “donne non si nasce, lo si diventa”». Una lunga filippica contro «questo tipo di insegnamento» che «oggettivamente confonde e ferisce la crescita e l’innocenza dei bambini».
Il segretario Luongo invitò immediatamente i due consiglieri del Pd – Carmine Miranda Castelgrande e Achille Spada – a ritirare la firma dalla proposta di mozione, e chiese anche al presidente della Regione, Marcello Pittella, in una lettera-appello, di fare tutto il possibile perché il documento non vedesse la luce: «Non esiste alcuna “teoria del gender”», spiegò.
La mozione fu invece approvata, e la coppia Castelgrande-Spada rispose congiuntamente e pubblicamente al segretario Luongo, rifiutando quella che consideravano «disciplina di partito» e dicendo, fra l’altro: «Rivendichiamo il diritto e la libertà di sostenere una antropologia differente da quella della teoria Gender e di poter pronunciare la parola famiglia e non famiglie, genitorialità e non parentalità, di poter sostenere con Papa Francesco che “la rimozione della differenza è il problema e non la soluzione” e che “la differenza tra uomo e donna non è per la contrapposizione o la subordinazione ma per la comunione e la generazione” e non essere discriminati per questo». L’approvazione dell’atto in consiglio regionale fu ripresa anche da giornali nazionali. La Repubblica, ad esempio, parlò di «mozione shock».
Cosa c’entra Brandi? Il fondatore di ProVita nell’ottobre 2015 venne a Potenza e a Moliterno per alcuni incontri che prendevano le mosse proprio dalla mozione.
A ricevere Brandi, due dei firmatari della mozione, l’attuale presidente del consiglio Franco Mollica e il consigliere Aurelio Pace (da poco entrati, per la cronaca, nelle file della maggioranza).
«La vostra mozione è stata meravigliosa, è qualcosa di eccezionale visto che la Basilicata, grazie al lavoro di voi consiglieri regionali che l’avete sottoscritta, ha dato una grande lezione al resto della nostra Italia», disse loro Brandi.
«La mia posizione è di assoluta apertura, su questi temi – dichiara invece il sindaco di Lavello, Sabino Altobello, che ha conosciuto da vicino, in gioventù, la storia del sacerdote lavellese – Penso che la legge sulle Unioni civili è un piccolo passo, si poteva fare molto di più e molto meglio. Organizzare il convegno contro le Unioni civili qui, in una città che ha tradizioni di civiltà estrema, mi pare una forzatura, una cosa poco elegante, diciamo».
Il registro delle Unioni civili, fa sapere, sarà istituito a Lavello a metà settembre.

Didascalia foto:
Monsignor Gianfranco Todisco, arcivescovo di Melfi-Rapolla-Venosa

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