Il tribunale per i minorenni Potenza

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Per il Tribunale dei minori li costringevano a vivere in condizioni igieniche degradate. Tutto è partito da una denuncia dei vicini di maltrattamenti sugli animali, negato il rientro in famiglia nonostante l’allontanamento di 6 dei 12 quadrupedi

POTENZA – Da una denuncia dei vicini per i cattivi odori che arrivavano nella loro proprietà e maltrattamento di animali, all’allontamento dei bambini.
E’ il dramma di una coppia del potentino, lei casalinga lui consulente di varie pubbliche amministrazioni, che a dicembre si è vista sottrarre i due figli dagli assistenti sociali che li hanno accompagnati in una casa famiglia.
Nei giorni scorsi il collegio del Tribunale dei minorenni, presieduto da Valeria Montaruli (a latere Giuseppe Santomassimo, Rosanna Bruno e Giuseppe Marmo) ha confermato il provvedimento d’urgenza con un decreto in cui si prescrive che i genitori si liberino di cani e gatti per valutare «un eventuale ritorno in famiglia» dei bimbi, e prima ancora un «ampliamento delle visite» concesse nella struttura a cui sono stati affidati.
I giudici hanno disposto anche una «valutazione neuropsichiatrica» sulla madre: «allo scopo di approfondire ed eventualmente rimuovere le cause del rapporto ossessivo» che la lega agli animali. Nonostante da dicembre la coppia abbia già provveduto a ricoverare in una pensione (ovviamente a sue spesse) metà dei 12 cani che abitavano nella loro villetta, immersa nelle campagne della periferia del capoluogo.
Stando a quanto accertato dalla Asp, durante una prima ispezione, gli animali si sarebbero mostrati «docili» e allevati in condizioni di sostanziale «benessere», al contrario di quanto affermato dai vicini. Piuttosto, secondo magistrati e i carabinieri che hanno effettuato altre due ispezioni in seguito, sarebbero stati i bimbi a subire un trattamento inaccettabile. «Le loro necessità, all’interno del contesto familiare, sono apparse postposte alle esigenze dei cani». Scrivono i giudici. Gli animali «in numero assolutamente spropositato», sarebberi diventati «incontrollabili. Depositavano le loro deiezioni anche all’interno dell’abitazione». E al suo esterno, nel porticato affacciato sul giardino, si sarebbe accumulato disordine e una quantità di spazzatura.
Oltre alle «condizioni estremamente precarie dal punto di vista igienico e abititativo» dell’abitazione, il Tribunale censura il fatto che «la presenza dei cani impediva anche ai bambini di avere relazioni con altri bambini».
Il maggiore, infatti, ha raccontato che per il suo ultimo compleanno non aveva spento le candeline e non aveva invitato i suoi amichetti, perché la madre glielo impediva, «preoccupata – sintetizzano i magistrati – che i cani venissero disturbati dalla presenza di altri bambini in casa». «Peraltro – aggiungono -, appare evidente che tali condizioni igieniche non potevano che scoraggiare altri genitori dal mandare i loro figli a casa dei minori (…), aggravandone l’emarginazione».
La situazione era degenerata un mese dopo la prima segnalazione dei vicini (sostanzialmente rientrata), con altre denunce reciproche e la telefonata, contestuale, della preside della scuola elementare ai carabinieri, per segnalare l’assenza dei bambini da scuola.
Ai militari l’insegnante di quello più grande ha raccontato di aver notato il suo grembiule sporco di peli e, talvolta, di feci di cani. Anche i compagni di classe avrebbero lamentato il cattivo odore che emanava dai suoi abiti. Poi ha aggiunto che entrambi le sarebbero apparsi trascurati, a casa, nell’alimentazione, e poco seguiti nello studio.
All’ingresso nella casa famiglia gli operatori avevano confermato le «condizioni igieniche pessime» dei bambini, ed è caduta nel vuoto la difesa della madre, che ha parlato di macchie di sugo negando che quelle osservate fossero tracce delle deiezioni dei loro ospiti a quattro zampe.
«Non appare decisivo che i bambini desiderino rientrare, poiché è scontato il loro legame affettivo con i genitori». Scrive il Tribunale. Anzi viene rimproverato l’atteggiamento della madre che nelle sue visite alla casa famiglia lì «tiene in braccio (…) come fossero neonati e cerca di baciarli sulle labbra, anche se loro si ritraggono».

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