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Si tratta di albanesi di 23 e 26 anni. Lo sconcerto e la preoccupazione del sindaco Altobello

POTENZA – Un foreign fighter ceceno, Eli Bombataliev, è stato fermato dalla Polizia a Bari. L’uomo, 38 anni, avrebbe fatto parte del commando di jihadisti aderenti al gruppo terroristico ‘Emirato del Caucaso’ che diede l’assalto alla ‘Casa della Stampa’ di Grozny, la capitale della Cecenia, la notte tra il 3 e il 4 dicembre del 2014, in cui morirono 19 persone. Il ceceno, inoltre, avrebbe combattuto tra le file dell’Isis in Siria tra il 2014 e il 2015. Le indagini sono state svolte dalla Digos, coordinata dal procuratore distrettuale di Bari e dell’Antiterrorismo, mentre tutti gli accertamenti relativi al finanziamento del terrorismo sono invece stati eseguiti dal Gico della Guardia di Finanza.

“Se domani mi chiamano per offrire me stesso lo devo fare per forza”: il 38enne ceceno, che risiedeva a Foggia dal 2012 nel Centro islamico ed è in carcere da tre giorni su disposizione della magistratura barese per terrorismo internazionale, spiegava con queste parole a sua moglie, la 49enne russa Marina Kachmazova, la sua volontà di martirio. I particolari delle intercettazioni telefoniche, definite dal procuratore di Bari Giuseppe Volpe “conversazioni agghiaccianti”, sono stati resi noti nella conferenza stampa tenuta questa mattina in Questura. Nell’operazione della Digos e del Gico della Guardia di Finanza, denominata ‘Caucaso connection’, il 38enne ceceno è stato sottoposto a fermo e altre tre persone espulse, la moglie russa e due fratelli albanesi di 23 e 26 anni, risultati parte della rete di contatti di Bombataliev e destinatari della sua attività di indottrinamento, fino alla richiesta esplicita di diventare una “shahidka”, donna kamikaze con cintura esplosiva.

I due fratelli albanesi espulsi – e già riportati a Valona – hanno 26 e 23 anni e vivevano a Lavello (Potenza) da oltre dieci anni: uno era studente all’Università di Foggia, l’altro lavorava con un contratto a tempo determinato in un’azienda dell’area industriale di Melfi (Potenza). Da tempo i due erano controllati dalla Polizia: dopo la conversione all’islam frequentavano una moschea di Foggia dove avevano stretto rapporti con il ceceno fermato nell’operazione coordinata dalla Dda di Bari. “Siamo sconcertati e preoccupati”, ha detto il sindaco di Lavello, Sabino Altobello, che ha definito “integrato nella vita della comunità locale” il nucleo familiare dei due giovani espulsi. Altobello ha sottolineato che “Lavello, con i suoi circa mille extracomunitari regolarizzati, è un comune ospitale”.

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