Il Centro Olio Val d'Agri a Viggiano (PZ)

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L’esponente radicale: «Eni controlli con attenzione tutta la rete di condotte al servizio delle attività estrattive made in Basilicata, inclusi i 136 km di condotta utilizzati per trasferire il greggio della Val d’Agri a Taranto»

POTENZA – «D’accordo, le “ammine filmanti” sono autorizzate dall’Aia (Autorizzazione integrata ambientale – ndr), ma Eni non provi a distogliere l’attenzione da un fatto: Arpab ha verificato la presenza di Mdea, dietanolammine ed etanolammine, il cui utilizzo di certo non è previsto dall’Aia. Sostanze, quelle citate, che sono da considerarsi pericolose per organismi acquatici e terrestri». Lo dichiara Maurizio Bolognetti, segretario di Radicali lucani. 

«Inoltre, con il dovuto rispetto per la nostra compagnia petrolifera di bandiera – prosegue –, credo che sia comunque opportuno un chiarimento su quanto Eni scrive nei suoi rapporti di prova relativi alla presenza di Ammine filmanti: “I dati ottenuti nel presente RdP (Rapporto di prova – ndr) per il parametro Ammine Filmanti secondo la metodica ‘MP1861 rev1/2013″ autorizzata dalla Regione Basilicata sono da ritenersi potenzialmente sovrastimati…». 

Bolognetti, che aveva denunciato la presenza di 100mg/litro di ammine a Costa Molina 2, chiede adesso «un opportuno supplemento di chiarezza che ci porti fuori da formule dubitative e inaccettabili incertezze. Ad oggi, gioverà ricordarlo, ancora non sappiamo quando sia iniziata la perdita di oltre 400 tonnellate di idrocarburi e rimaniamo fermi a quel “presumibilmente”, che di certo risposta non è.  Cari amici dell’Eni, il Centro Olio Val d’Agri non è un termosifone, anche se a volte sorge il dubbio che sia gestito come tale. Un supplemento di chiarezza e di approfondimento sulla vicenda ammine (filmanti e non) non può che far bene a tutti, anche a voi, se, come mi auguro, non avete niente da nascondere». 

L’esponente radicale ritiene infine «opportuno  controllare con attenzione tutta la rete di condotte al servizio delle attività estrattive made in Basilicata. Inclusi i 136 km di condotta utilizzati per trasferire il greggio della Val d’Agri a Taranto». 

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