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Una veduta aerea di Lagonegro (foto Apt)

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Sono accusati a vario titolo di truffa, abuso d’ufficio e falso ideologico. Tra i nomi eccellenti quelli degli ex sindaci Domenico e Pasquale Mitidieri

LAGONEGRO (PZ) – Un fulmine a ciel sereno è scoppiato ieri a Lagonegro, quando si è diffusa in paese la notizia di un’indagine che coinvolge circa una trentina tra politici, tecnici, amministratori pubblici e imprenditori privati, accusati a vario titolo di truffa, abuso d’ufficio e falso ideologico. Una vera e propria tempesta giudiziaria, che ha investito realmente e metaforicamente l’intero Palazzo di città, dal momento che tra i ventisei indagati – iscritti per ora nel fascicolo aperto presso la Procura della Repubblica guidata da Vittorio Russo – figurano nomi eccellenti, quali quelli del primo cittadino in carica Pasquale Mitidieri e del suo predecessore Domenico Mitidieri, insieme con ex assessori, consiglieri di questa e della passata legislatura e con i dirigenti di vari uffici tecnici dell’ente, dai lavori pubblici all’economato.

Sotto la lente degli inquirenti sono finiti i fondi e i finanziamenti destinati negli anni scorsi al Parco Giada: una struttura utilizzata in passato come giardino zoologico e trasformata successivamente in fattoria didattica e centro sportivo, che è stata gestita per diverso tempo da una società che faceva capo a un noto gruppo imprenditoriale locale. Titolare delle indagini, che sono in fase iniziale di svolgimento ma che andranno avanti nelle prossime settimane, è il sostituto procuratore Francesco Greco. Il quale, avvalendosi del contributo dei militari della Guardia di finanza, sta provvedendo proprio in queste ore alla notifica di tutti gli avvisi di garanzia e all’acquisizione di prove e materiale documentale. Per questa mattina, infatti, era attesa la visita degli uomini delle fiamme gialle  in municipio per passare al setaccio fatture e documenti preziosi, utili a fare luce sulla gestione di una quantità considerevole di denaro pubblico proveniente da risorse dell’ente e della Regione, che è stata destinata alla messa in sicurezza e all’ammodernamento della struttura, un tempo fiore all’occhiello della Basilicata, oltre che alla realizzazione di alcuni impianti sportivi e all’acquisto di attrezzature e installazioni per bambini.

Il procuratore Russo: «Un’indagine tipicamente documentale volta a chiarire alcuni aspetti dell’amministrazione del Parco Giada negli ultimi 5 anni, che per queste ragioni coinvolge sia la vecchia che la nuova amministrazione comunale. L’obiettivo è riuscire a trovare un riscontro sui fondi messi a disposizione da Comune e Regione per la struttura, per capire se c’è una corrispondenza tra fatture presentate ed esborsi concretamente effettuati»

Finanziamenti la cui natura va approfondita e di cui gli investigatori intendono valutare la gestione negli ultimi cinque anni e la conformità delle relative delibere ai criteri della buona amministrazione, come ha spiegato il procuratore Russo ai nostri taccuini. «Un’indagine tipicamente documentale – ha dichiarato Russo – volta a chiarire alcuni aspetti dell’amministrazione del Parco Giada negli ultimi cinque anni, che per queste ragioni coinvolge sia la vecchia che la nuova amministrazione comunale. L’obiettivo – ha aggiunto – è di riuscire a trovare un riscontro sui fondi messi a disposizione da Comune e Regione Basilicata per la struttura, per capire se c’è una corrispondenza tra fatture presentate ed esborsi concretamente effettuati».

È ipotizzabile, dunque, che l’attività della polizia giudiziaria, ancora allo stadio preliminare, conduca ad ulteriori sviluppi, con risvolti sia in chiave penale che di presunte responsabilità amministrative per i soggetti coinvolti. Intanto, anche i tecnici comunali che hanno partecipato alla commissione che ha esaminato il bando di gara per l’assegnazione in concessione del Parco Giada sono finiti sul registro degli indagati, ad alcuni dei quali viene pure contestato il reato di concorso esterno, disciplinato dall’art. 110 del codice penale.

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