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POTENZA – Diventa un caso politico, e non poteva essere altrimenti, l’inchiesta dei pm di Potenza sulla gestione del cimitero comunale (LEGGI LA NOTIZIA).
A innescare le polemiche nelle piazze, sia quelle fisiche del centro del Vulture che in quelle virtuali dei social network, sono state le accuse di connivenza mosse dagli inquirenti nei confronti del primo cittadino Luigi Di Toro. Accuse in senso lato, dal momento che il sindaco non risulta nemmeno tra gli indagati per gli episodi di corruzione, turbativa d’asta e altro che venerdì hanno portato all’arresto dell’ex gestore del cimitero, Emilio Aiuola, e di 4 dipendenti comunali (Angelo Napolitano, Lorenzo Di Lucchio, Amedeo Colangeo e Nicola Cratere), oltre a un consigliere comunale di Orta Nova, dove le imprese di Aiuola avrebbero esteso i loro affari.
Ieri sul Quotidiano del Sud Di Toro ha fornito la sua versione sui fatti negando di aver saputo del traffico illecito di loculi contestato all’ex gestore del cimitero, come pure dell’esistenza di «fosse comuni» e di estumulazioni abusive per liberare loculi da rivendere al miglior offerente. Ha ammesso soltanto di aver saputo della mancanza di un registro virtuale delle operazioni cimiteriali, dal momento che l’ex gestore, per quanto a sua conoscenza, ne avrebbe avuto ancora uno cartaceo.
A smentire le sue parole, però, è intervenuto a stretto giro Donato Di Carlo, titolare di una marmeria che più volte aveva denunciato pubblicamente la gestione del cimitero ed è stato anche sentito come persona informata sui fatti durante le indagini.
In un duro post su Facebook Di Carlo ha ricordato al primo cittadino, chiedendone le dimissioni, avergli riferito di persona «di esumazioni ed estumulazioni fuori legge, e «finanche di aver assistito con mio padre ad una scena macabra: una signora stava lavando vicino alle fontanelle situate all’ingresso del cimitero, i resti del proprio caro padre (…) piangendo ininterrottamente».
Una scena straziante dovuta all’incuria dell’ex gestore, ovvero di Aiuola, che a detta di Di Carlo  «aveva portato sulla superficie i resti mentre stava piovendo, (pioveva da giorni)». Sicché si «erano stati del tutto ricoperti di fango», e la signora li stava ripulendo per riporli in una cassettina ossario.
L’imprenditore, che è peraltro un referente dell’Assomarmi, ha accusato il primo cittadino anche di aver approvato il nuovo regolamento cimiteriale soltanto in seguito alla scoperta delle indagini in corso, e non risparmia suo fratello, funzionario comunale, che avrebbe saputo da «oltre 15 anni» dei problemi senza far nulla.
Sul ruolo della politica rispetto alle vicende emerse dall’inchiesta della Squadra mobile del capoluogo è probabile che proveranno a far luce meglio i magistrati ancora in questi giorni durante gli interrogatori di garanzia dei destinatari dell’ordinanza di misure cautelari eseguita venerdì.
Entro domani davanti al gip Lucio Setola, con cui potrebbero comunque avvalersi della facoltà di non rispondere, dovranno comparire quelli finiti in carcere, Aiuola e Napolitano (per  il consigliere comunale di Orta Nova è probabile una delega al Tribunale di Foggia). Nei giorni successivi invece, fino a giovedì, verranno sentiti tutti gli altri, inclusa la figlia di Aiuola, Carmela, interdetta dall’esercizio dell’attività imprenditoriale.

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