Un frame tratto dal video delle telecamere nascoste dei Carabinieri

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POTENZA – Padre Angelo Cipollone e i vertici dell’Istituto riabilitativo dei Padri Trinitari di Venosa non sono responsabili per i presunti maltrattamenti avvenuti sugli ospiti della struttura. È quanto ha stabilito ieri mattina il gup di Potenza Rosa Verrastro, assolvendo dall’accusa più grave, di «perché il fatto non costituisce reato» il sacerdote, il direttore sanitario, Michele Germano, lo psicologo Francesco Mango e il coordinatore degli educatori, Antonio Pepe. Mentre un singolo operatore, Salvatore Marilli, è stato assolto «perché il fatto non sussiste». Il giudice ha condannato a 6 mesi di reclusione (con la pena sospesa) il solo Mango, ma per un’ipotesi residua di omissione d’atti d’ufficio legata alla mancata annotazione sulla cartella clinica di alcuni pazienti dei ricoveri «al pronto soccorso ospedaliero presso altro nosocomio per necessità di cure urgenti (per traumi o altro).

Rinviati a giudizio, invece, altri 10 tra «educatori» e «assistenti disabili» (Giovanni Adorno, Vincenzo Briscese, Filippo D’Argenzio, Sergio Di Tria, Rocco Divietri, Bartolomeo Genosa, Michele Mollica, Sebastiano Paradiso, Michele Pugliese e Donato Santoliquido), che dovranno comparire il prossimo 15 ottobre davanti al collegio del Tribunale per l’avvio del dibattimento. Il gup ha respinto le richieste di condanna, tra i 4 e i 4 anni e mezzo di carcere, che erano state avanzate in aula dal pm Licia Vivaldi, già scontate di un terzo per la scelta del rito abbreviato. A margine della lettura del verdetto l’avvocato Fabio Viglione, che ha assistito Cipollone assieme a Gianfranco Robilotta, ha espresso «soddisfazione per le decisioni del gup, che ha confermato la correttezza dell’operato degli imputati».

LEGGI I DETTAGLI DELL’OPERAZIONE

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Cipollone, per oltre 40 anni alla guida dell’Istituto dei Padri Trinitari di Venosa, a marzo del 2018 era stato anche colpito dal divieto di dimora nella città di Orazio, nell’ambito della medesima indagine condotta dai carabinieri del Nas (coordinati dal pm Vincenzo Lanni). Per questo si era anche dimesso dall’incarico. Stando a quanto ricostruito dai carabinieri il centro di riabilitazione “Ada Ceschin Pilone”, questo il nome completo del centro amministrato dai padri Trinitari, si sarebbe trasformato in una vera e propria «casa degli orrori» per almeno una decina dei 140 ospiti, provenienti dalla Basilicata e da altre regioni meridionali, di tutte le età, ma soprattutto giovanissimi, affetti dalla sindrome di Down, da autismo o da altre malattie psichiche. Le indagini erano cominciate dopo la denuncia della madre di un paziente, che avendo notato «ematomi e graffi» sul corpo del figlio, si era rivolta al personale dell’Istituto di riabilitazione, ricevendo in risposta «sempre spiegazioni evasive e di comodo».

Così sono partite le intercettazioni, audio e video, da cui è emerso quello che il gip che ha firmato le ordinanze di misure cautelari, mettendo agli arresti domiciliari gli 8 educatori e assistenti disabili su cui pendevano le accuse più gravi, ha definito un «inaccettabile penoso sistema di vita quotidiano» dei pazienti, caratterizzato da un «clima di sopraffazione e violenza nei loro confronti» e da «una deliberata indifferente e trascuratezza rispetto ai loro elementari bisogni esistenziali, affettivi e riabilitativi». Nei video ripresi dalle telecamere nascoste si vedrebbe, tra l’altro, il pestaggio da parte di tre dipendenti del centro di riabilitazione di uno dei pazienti. Per gli inquirenti, inoltre, sarebbero state del tutto assenti «attività ludico-ricreative-riabilitative» previste dalla convenzione in essere col sistema sanitario regionale. Piuttosto sarebbe esistito un «protocollo operativo disumano e spregevole, che ha eletto la violenza fisica a diffusa prassi di carattere consuetudinario». I pazienti, infatti, restavano «relegati a passare le ore in completa apatia per poi essere oggetto delle percosse e delle umiliazioni. Cipollone e il resto della dirigenza dell’istituto era accusato di aver tenuto una «condotta omissiva» rispetto ai maltrattamenti, che avvenivano anche negli spazi condivisi. Le motivazioni della decisione verranno depositate nelle prossime settimane.

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