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Massimo Barresi

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POTENZA – La nomina di Massimo Barresi come direttore generale del San Carlo, da parte della vecchia amministrazione regionale, è stata illegittima in quanto la scelta del suo profilo non è stata motivata in maniera adeguata. Spetta quindi al governatore in carica, Vito Bardi, valutare chi dovrà guidare l’azienda ospedaliera regionale d’ora in avanti.

E’ questo il senso della sentenza con cui il Tar Basilicata, ieri mattina, ha accolto il ricorso dell’attuale direttore amministrativo dell’Asp, il potentino Giuseppe Spera, assistito dagli avvocati Gerardo Pedota e Giuseppe Buscicchio, che contendeva l’incarico al dg napoletano (LEGGI LA NOTIZIA).

I giudici (presidente Fabio Donadono, estensore Paolo Mariano e referendario Lorenzo Ieva) hanno optato per un verdetto sulla base della «ragione decisoria più liquida», che sta per l’argomento più forte a favore del ricorso, auto-assolvendosi dallo scrutinio degli altri.

Tra questi, in particolare, quello sull’esistenza di un valido potere di nomina in capo alla governatrice facente funzioni Flavia Franconi (durante il periodo di impedimento del governatore titolare Marcello Pittella per le note vicende giudiziarie) a dicembre del 2018. Ovvero un mese dopo la scadenza naturale della scorsa legislatura. Come pure le critiche sulla valutazione compiuta a favore di Barresi, mentre «la scelta sarebbe dovuta ricadere sul ricorrente, in quanto maggiormente qualificato».

Su quest’ultimo punto, in particolare, il Tar ha ribadito le prerogative del capo della giunta regionale, «ferma restando la natura non comparativa della procedura di nomina ed il carattere fiduciario dell’incarico (fondato sull’intuitus personae)». Ma ha anche sottolineato come il legislatore, a livello nazionale, abbia optato per «contenere, entro margini accettabili, l’ampiezza della discrezionalità del potere di nomina», e per orientarlo «maggiormente verso oggettivi e documentati apprezzamenti di natura tecnica». Il tutto attraverso l’obbligo di motivare come, in concreto, la scelta è ricaduta sul candidato che, come previsto: «presenta requisiti maggiormente coerenti con le caratteristiche dell’incarico da attribuire».

Nel caso di Barresi, invece, il decreto di nomina a firma della governatrice ff Franconi, e la delibera gemella votata anche dal resto della giunta regionale composta da Luca Braia, Carmine Castelgrande, Roberto Cifarelli e Francesco Pietrantuono, si sarebbero limitati a riprodurre il giudizio della commissione («esperienza maturata in aziende ospedaliere con competenze prevalentemente amministrative nel controllo delle gestione»). Un giudizio che «se è in grado di attestare l’esistenza, in capo al dottor Barresi, delle necessarie competenze tecnico-specialistiche», scrivono i magistrati, «è inidoneo ad indicare le ragioni di preferenza di detto candidato rispetto agli altri, egualmente inclusi nella terna e, dunque, in possesso di un’equivalente idoneità professionale a ricoprire l’incarico apicale in questione».

Sulle prospettive e le possibilità che ha davanti il governatore Vito Bardi il Tar non ha aggiunto granché.

In premessa, infatti, ha evidenziato che «l’effetto caducatorio dell’eventuale accoglimento del ricorso non potrebbe che incidere sul solo segmento procedurale relativo alla nomina del direttore generale, fermo ed impregiudicato quello esitato nella formazione della rosa degli idonei alla carica». Pertanto al governatore spetterebbe una «riedizione del potere di nomina» all’interno della rosa selezionata dalla commissione di esperti nominata nel 2018, nella quale restano Barresi, Spera più Maurizio Cordone (prima scelta di Franconi che rinunciò a favore della direzione generale dell’azienda sanitaria territoriale di Melegnano e della Martesana).
Subito dopo, però, lo stesso Tar ha ammesso, per ipotesi, anche la possibilità che «la rosa di candidati proposta dalla commissione esaminatrice avesse medio tempore spirato efficacia», aprendo all’eventualità di una nuova selezione. Per coprire il lasso di tempo necessario per espletare questa nuova selezione, quindi, si andrebbe verso un commissariamento dell’azienda ospedaliera. Ma è evidente che un’opzione simile scoprirebbe il fianco a richieste di risarcimento da parte dei due contendenti.

Un’ultima possibilità, infine, potrebbe essere quella della nomina a direttore generale, questa volta con una motivazione a prova di Tar, di uno tra Barresi e Spera (molto più probabile il secondo dati i rapporti deteriorati tra il primo e i vertici della Regione), con la clausola implicita del commissariamento che dovrebbe comunque scattare all’indomani dell’annunciato riordino complessivo della sanità lucana.

È probabile, ad ogni modo, che la decisione del governatore slitti di qualche giorno in attesa del verdetto sulla richiesta di sospensiva della pronuncia del Tar che quasi certamente Barresi, assistito dagli avvocati Giuseppe Fusco e Antonio Scuderi, presenterà nei prossimi giorni in Consiglio di Stato.

Il dg partenopeo era arrivato a sorpresa in Basilicata, a gennaio dell’anno scorso, dal Cardarelli di Napoli, dove era in servizio come dirigente “senza ufficio” dopo 6 anni da responsabile del controllo di gestione al Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta.

Poco dopo il suo arrivo, rispondendo in conferenza stampa a un quesito del Quotidiano del Sud sul motivo della scelta per il San Carlo, l’allora governatrice Flavia Franconi aveva sottolineato il valore attribuito all’«esperienza di gestione».

Diversa, invece, la tesi sostenuta nell’ultima memoria presentata a difesa di quella nomina dagli avvocati della Regione Basilicata, nonostante i ripetuti inviti a mantenere un atteggiamento neutrale da parte dell’attuale giunta regionale.

Per l’ufficio legale di via Verrastro, infatti, la nomina sarebbe ricaduta «su persona residente fuori regione che non avrebbe esercitato nessuna captatio clientelare».

Argomento sfuggente, al di là del carattere vagamente discriminatorio per chi risiede in Basilicata, che evidentemente non è riuscito a sfondare tra i magistrati di via Rosica.

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