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Il tribunale di Potenza

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POTENZA – Nei piani più alti sono anni che quando piove tocca mettere i recipienti a terra per evitare che l’acqua, sgocciolando dal soffitto, si infili ovunque. Qualche giorno fa, però, nell’aula del secondo piano dove di solito tiene udienza la Corte d’appello, si è visto qualcosa che ha lasciato interdetti anche i legali più anziani, che si sono fatti le ossa nei container, dopo il terremoto dell’80. Con un giudice e il suo cancelliere costretti a farsi luce con i telefonini, perché l’impianto elettrico non funzionava a dovere.

Aumentano ancora i disservizi che da qualche mese a questa parte stanno rendendo sempre più difficile il lavoro di magistrati, funzionari e avvocati nel Palazzo di giustizia di Potenza.

Ad aggravare la situazione è stata, senz’altro, l’emergenza sanitaria. Basti pensare che in diverse aule gli impianti di riscaldamento sono stati spenti, perché le raccomandazioni anti-contagio mettono in guardia da sistemi che aspirano l’aria in ambienti comuni, e favoriscono il ricircolo della stessa.

Così tra i banchi è diventato sempre più comune vedere avvocati col cappotto e toghe gonfiate dai piumini indossati per proteggersi dal freddo.

Anche se la sorte peggiore non è toccata agli addetti ai lavori, ma a tanti normali cittadini chiamati a rendere testimonianza senza alcun preavviso, che hanno dovuto fare i conti con temperature da cella frigorifera senza essersi potuti attrezzare, in anticipo, nemmeno con una copertina.

Molti dei problemi all’interno del Palazzo di giustizia del capoluogo, ad ogni modo, restano precedenti e indipendenti dal rischio contagio. Il caso più eclatante è quello degli ascensori che in una struttura di 5 piani, più altri 3 interrati, sono indispensabili per chi ha difficoltà di movimento.

Sbarrati, uno dopo l’altro, quelli collocati all’interno dell’atrio principale al pian terreno della struttura, a cui si accede da via Nazario Sauro, lo stesso destino è toccato a due dei tre a servizio delle scale nell’ala nord della struttura, che al quarto piano, però, portano a un ingresso secondario della Procura della Repubblica. Col risultato che un cittadino atteso per un’udienza nelle aule del Tribunale civile, dall’altro lato del quarto piano, dovrebbe chiedere la cortesia di passare per i corridoi della Procura (dove gli accessi sono limitati e vigilati), o scendere al terzo o al quinto piano, attraversarli e fare almeno un paio di rampe di scale per raggiungere la sua destinazione.

Per porre rimedio a questa situazione, nei giorni scorsi, sono iniziati dei lavori che dovrebbero adattare un paio di montacarichi presenti all’utilizzo da parte del pubblico. Qui però i problemi sorgerebbero al primo piano, perché la porta di uno dei montacarichi si aprirebbe all’interno degli uffici del giudice delle indagini preliminari, molto al di là della postazione della vigilanza che regolamenta gli accessi. Pertanto potrebbe rendersi necessario l’impiego di una seconda guardia armata solo per controllare chi dovesse entrare e uscire.

La gestione del Palazzo di giustizia di Potenza (inaugurato nel 1990) è passata al Ministero della giustizia a ottobre del 2015. In precedenza, infatti, era a cura del Comune, che aveva accumulato crediti per diverse decine di milioni di euro cercando di mantenere tutti gli impianti funzionanti.

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