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Una cava del gruppo Santagata

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POTENZA – Il collegio del Triubunale di Potenza, presieduto da Rosario Baglioni, ha assolto il sindaco di Balvano, Costantino Di Carlo, dall’accusa di abuso d’ufficio per il via libera concesso nel 2011 al rinnovo quinquennale del contratto di fitto di una cava gestita dalla ditta di Gerardo Santagata.
I giudici hanno accolto la richiesta di assoluzione avanzata in aula dalla difesa del primo cittadino, assistito dall’avvocato Gianpaolo Carretta.

Nelle scorse udienze, infatti, Di Carlo aveva rinunciato alla prescrizione. Di qui la pronuncia nel merito delle accuse, con la formula per cui «il fatto non costituisce reato». Mentre se il pm Matteo Soave aveva insistito chiedendo una condanna a 9 mesi di reclusione.

Il processo ruotava attorno alla delibera con cui la giunta comunale in carica all’epoca dei fatti aveva rinnovato il contratto di fitto della cava. Un atto che per gli inquirenti avrebbe violato la normativa «comunitaria, nazionale e regionale», laddove prevede che un affidamento del genere passi attraverso una gara aperta alla partecipazione di altre imprese. Così facendo, quindi, la giunta avrebbe generato un «ingiusto vantaggio» per Santagata, «consistito nel mantenimento della concessione e nel profitto derivante dallo sfruttamento del bene», a scapito di almeno un’altra ditta di estrazione inerti, quella dell’imprenditore Mario Di Stasio.

Sulla “guerra delle cave” di Balvano, nel 2012, era intervenuto anche il Tar annullando il rinnovo quinquennale del contratto di fitto e imponendo all’amministrazione di indire una nuova gara, poi aggiudicata alla stessa ditta Santagata.

A febbraio del 2019, commentando il rinvio a giudizio, Di Carlo aveva difeso pubblicamente il suo operato, spiegando di aver agito «per consentire ad una azienda estrattiva, autorizzata dalla Regione Basilicata, di completare i lavori di scavo e ripristino ambientale, ma anche per tutelare diverse decine di dipendenti che ivi lavorano».

Il sindaco aveva aggiunto che a seguito della gara di appalto, il Comune di Balvano aveva fatto causa all’impresa, vincendo: «perché pagasse il nuovo canone annuo di circa il doppio rispetto a prima, regolarmente pagato dalla data di aggiudicazione». Quindi aveva evidenziato che Balvano sarebbe, ad ogni buon conto, «l’unico Comune lucano (…) ad aver fatto una gara pubblica per l’affidamento di una cava», e che anche questo procedimento, come tanti altri avviati senza successo nei confronti suoi e dell’amministrazione da lui guidata, sarebbe partito da una denuncia anonima.

Con un unico comune denominatore, a parte il soggetto delle presunte malefatte, costituito da un testimone ricorrente.
Nel corso del dibattimento il Tribunale aveva già prosciolto, per prescrizione, gli assessori della giunta in carica nel 2011: Domenico Teta, Saverio Quagliata e Francesco Pacella.
Le motivazioni della sentenza pronunciata ieri pomeriggio verranno depositate nelle prossime settimane.

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