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L'area di Tempa Rossa

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POTENZA – Confermata la condanna a 3 anni di reclusione per corruzione, di Lorenzo Marsilio, patron dell’impresa Sudelettra, con sedi principali a Ferrandina e Matera e cantieri in Italia e all’estero nel settore energetico.

Lo ha deciso nei giorni scorsi la Corte d’appello di Potenza, confermando il verdetto pronunciato, a marzo del 2018, dal collegio del Tribunale di Potenza presieduto da Federico Sergi nell’ambito del processo stralcio sui subappalti Total per il Centro olio Tempa Rossa, a Corleto Perticara.

In aula il difensore dell’imprenditore originario di Ferrandina, l’avvocato Donatello Cimadomo, aveva contestato alla radice la possibilità di configurare un’ipotesi di corruzione dell’ex sindaca di Corleto Perticara Rosaria Vicino.

A suo avviso, infatti, l’ex sindaca avrebbe soltanto cercato di «segnalare» la ditta del suo assistito ai vertici di Total, senza utilizzare impropriamente il suo ruolo di pubblico ufficiale.

L’avvocato aveva fatto anche riferimento, al riguardo, alla sentenza con cui la Corte di cassazione, nel 2016, aveva assolto in via definitiva il senatore Pd, Salvatore Margiotta, da un’altra ipotesi di corruzione legata agli appalti Total. Nell’ambito di un primo processo nato da un’inchiesta su fatti del 2007.

Già all’epoca, infatti, i giudici di piazzale Cavour smontarono l’impianto dell’accusa evidenziando che la funzione di parlamentare di Margiotta non era stata compromessa dai suoi contatti con un imprenditore interessato a un grosso lavoro.
Di diverso avviso, invece, la Corte presieduta da Pasquale Materi, che componeva anche il collegio del processo Margiotta. Per questo a margine della verdetto Cimadomo ha già annunciato ricorso in Cassazione.

«Ci sembra sorprendente la conferma di questa condanna». Ha dichiarato il legale. «Siamo di fronte a principi di diritto ormai acclarati».

Marsilio, secondo l’impianto originario dell’accusa, avrebbe corrotto l’ex sindaca di Corleto, assumendo persone da lei segnalate. Incluso il figlio dell’ex assessore Luca Rocco Vicino, e quello del vigile urbano «“fedele” accompagnatore» dell’ex primo cittadino. Inoltre, «a partire da gennaio 2013 (…) fino almeno all’ottobre 2014», avrebbe pagato mille euro mensili sul conto corrente della figlia dell’ex sindaca, come corrispettivo per l’affitto «simulato» di un immobile «mai entrato nella disponibilità» dello stesso Marsilio.

In cambio Vicino avrebbe esercitato «indebite pressioni» nei confronti della Total, che a Corleto e dintorni sta realizzando le opere per avviare l’estrazione di 50mila barili di petrolio al giorno, e della ditta, Maire Tecnimont, che sta costruendo il nuovo centro olio per conto della compagnia francese.

A marzo del 2016, Marsilio venne già sospeso per 3 mesi dall’esercizio dell’attività imprenditoriale. Con l’esplosione dell’inchiesta Tempa Rossa, che portò anche alle dimissioni del ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi.

In primo grado l’imprenditore aveva chiesto il giudizio immediato, per questo la sua posizione è stata separata da quella dell’ex sindaco di Corleto, e degli altri imputati nel processo su appalti e corruttele all’ombra delle trivelle di Total, che riprenderà mercoledì prossimo, 12 gennaio.

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