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Processo alle battute finali per la morte del 51enne Lotito investito tra Potenza e Pignola a luglo 2023; Sarli si difende: «E’ stato un sinistro non un omicidio»


POTENZA – «Mentre guidavo il borsello mi è caduto davanti al sedile e mi sono abbassato per raccoglierlo. Quando mi sono rialzato ho visto all’improvviso i fari di uno scooter e non sono riuscito a evitarlo».
Sarebbe morto per questo, per una banale distrazione al volante, il 51enne di Pignola Luciano Lotito, investito la sera del 24 luglio del 2023 lungo la strada tra Potenza e Pignola, e deceduto qualche giorno più tardi.
Lo ha dichiarato ieri davanti ai giudici della Corte d’assise il 33enne Michele Sarli, a processo per omicidio volontario pluriaggravato.

Sarli ha chiesto di essere interrogato per fornire la sua versione dei fatti. Ha spiegato di non essersi reso conto di chi fosse il conducente dello scooter travolto con la Golf presa in prestito dalla sua compagna.
«Sono andato in panico e sono andato via. Ma ho visto dallo specchietto che si rialzava». Questo il racconto del 33enne, che ha aggiunto che una volta rientrato a casa, dove c’era l’attuale moglie – incinta – ad aspettarlo, per la tensione avrebbe urtato con l’auto anche un muretto all’interno della proprietà.

Sarli, a cui si contestano le aggravanti della premeditazione, del metodo mafioso, della crudeltà e dei «motivi abietti», legati a presunti contrasti con la vittima per affari di droga, ha chiesto scusa per l’accaduto ai familiari di Lotito. Ma ha escluso in maniera categorica contrasti col 51enne. Spiegando che in un’unica occasione, anni prima, era intervenuto per fare da paciere tra lui e il nipote dopo una lite «da ragazzi».
Rispondendo alle domande del pm Vincenzo Montemurro il 33enne ha anche provato a spiegare l’atteggiamento della madre che si sarebbe offerta di pagare l’avvocato al carrozziere dove aveva portato a riparare l’auto. Dopo il sequestro del mezzo da parte dei carabinieri.

«Sarà stato perché lui lavorava in nero ed era preoccupato di passare un guaio. Ma io di quello che era accaduto non avevo detto niente né a lei né a mia moglie incinta né a nessun altro. Mi ero chiuso in me stesso. Poi a distanza di qualche giorno le notizie sono girate e ho saputo che la situazione si era aggravata e la buonanima era morta».
Sarli ha anche escluso di essere stato a conoscenza delle frizioni tra Lotito e il padre, noto pregiudicato. Dopo di lui sono stati sentiti altri testimoni dell’accusa.
Il processo è stato rinviato al 17 febbraio per eventuali ulteriori richieste istruttorie. Poi è previsto l’inizio della discussione.

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