X
<
>

Michele Sarli

4 minuti per la lettura

Omicidio Lotito, il pm non fa sconti al 33enne Michele Sarli, accusato di aver investito volontariamente il 51enne Luciano Lotito di Pignola. Cade soltanto l’aggravante mafiosa. Sentenza attesa il 22 luglio


POTENZA – Il pm Vincenzo Montemurro ha chiesto la condanna all’ergastolo per il 33enne potentino Michele Sarli, accusato di aver investito e ucciso il pignolese 51enne Luciano Lotito, investito la sera del 24 luglio del 2023 lungo la strada tra Potenza e Pignola, e deceduto qualche giorno più tardi.

OMICIDIO LOTITO, CHIESTO L’ERGASTOLO PER MICHELE SARLI


La richiesta del carcere a vita è arrivata al termine di una requisitoria in cui il magistrato ha fatto marcia indietro soltanto sulla finalità mafiosa dell’omicidio contestato al 33enne.
Confermate, invece, le aggravanti della crudeltà, dei motivi abietti in relazione a un altro reato, e della premeditazione.
A condurre gli investigatori all’identificazione di Sarli come l’autore dell’investimento è stata l’auto, intestata alla suocera, che è stata identificata da diversi testimoni accorsi sul luogo dell’incidente.
Dagli accertamenti effettuati sulla scena dell’incidente è poi emerso che il 33enne avrebbe speronato e poi trascinato per circa 17 metri il motociclo Gilera Nexus condotto da Lotito. Senza nemmeno accennare a una frenata.

CONFERMATE LE AGGRAVANTI DI CRUDELTÀ E PREMEDITAZIONE


Stando a quanto ricostruito dagli inquirenti dell’antimafia di Potenza, inoltre, è emerso che in almeno un’ occasione precedente Sarli aveva già compiuto lo stesso gesto che è costato la vita a Lotito. Speronando con la sua Volkswagen lo scooter su cui viaggiava il 51enne.
Quanto ai motivi del contrasto tra il defunto e il suo presunto assassino gli inquirenti si sono convinto che vi fossero questioni più recenti legate al traffico di droga e antiche ruggini per un intervento di Lotito a protezione di un nipote, vittima di un tentativo di estorsione da parte di Sarli. Episodio in cui sarebbe stato coinvolto anche il padre del 33enne, Nicola Sarli detto “chassis”, già al centro di numerosi processi dell’antimafia potentina, nei confronti dei clan di Pignola, suo paese di origine, e di Potenza, dove avrebbe spostato i suoi affari, e le sue amicizie, più avanti.

LA CONDANNA PER SPACCIO


A gennaio 2025 Michele Sarli è stato condannato, in via definitiva, a 2 anni e 8 mesi di reclusione per spaccio nell’ambito del processo, col rito abbreviato, nato dall’inchiesta “Lucania felix”, sui nuovi affari del clan Martorano-Stefanutti di Potenza.
Il processo riprenderà a maggio per la fine della discussione dei difensori dei familiari di Lotito, costituitisi come parti civili.
Il 22 luglio, invece, è prevista la discussione del difensore di Sarli, l’avvocato Fabio Di Ciommo, e la decisione della Corte d’assise presieduta da Rosario Baglioni.

OMICIDIO LOTITO, LA VERSIONE DEI FATTI DI SARLI


A gennaio il 33enne aveva fornito la sua versione dei fatti ai giudici, parlando di un semplice incidente stradale.
«Mentre guidavo il borsello mi è caduto davanti al sedile e mi sono abbassato per raccoglierlo. Quando mi sono rialzato ho visto all’improvviso i fari di uno scooter e non sono riuscito a evitarlo». Questo era stato il suo racconto.

Sarli aveva spiegato di non essersi reso conto di chi fosse il conducente dello scooter travolto con la Golf presa in prestito dalla sua compagna.
«Sono andato in panico e sono andato via. Ma ho visto dallo specchietto che si rialzava». Così ancora il 33enne, che ha aggiunto che una volta rientrato a casa, dove c’era l’attuale moglie – incinta – ad aspettarlo, per la tensione avrebbe urtato con l’auto anche un muretto all’interno della proprietà.
Sarli aveva chiesto scusa per l’accaduto ai familiari di Lotito, ma aveva escluso in maniera categorica contrasti col 51enne, liquidando come una lite «da ragazzi» quella col nipote di diversi anni prima.

LE SCUSE DI SARLI ALLA FAMIGLIA LOTITO


Rispondendo alle domande del pm, poi, aveva provato a spiegare l’atteggiamento di sua madre che si sarebbe offerta di pagare l’avvocato al carrozziere dove aveva portato a riparare l’auto. Dopo il sequestro del mezzo da parte dei carabinieri.
«Sarà stato perché lui lavorava in nero ed era preoccupato di passare un guaio. Ma io di quello che era accaduto non avevo detto niente né a lei né a mia moglie incinta né a nessun altro. Mi ero chiuso in me stesso. Poi a distanza di qualche giorno le notizie sono girate e ho saputo che la situazione si era aggravata e la buonanima era morta».

LEGGI ANCHE: Potenza, investito e ucciso. Sarli si difende: “Non volevo uccidere Lotito”

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

SFOGLIA