Il Questore Gargiulo (al centro) e il dirigente della Mobile, Varrone, durante la conferenza stampa
3 minuti per la letturaIl capo clan Saverio Riviezzi e Vincenzo Barra sono indagati per rapina pluriaggravata al portavalori Cosmopol nel quartiere Serpentone a Potenza
POTENZA – Saverio Riviezzi, capo dell’omonimo clan di Pignola, e Vincenzo Barra sono indagati (fatta salva la presunzione di innocenza ndr.) per rapina pluriaggravata in concorso. Per tutta la mattinata di ieri Riviezzi e Barra sono stati sottoposti a Pignola a perquisizioni personali e domiciliari dagli agenti della Squadra Mobile di Potenza, diretta da Vincenzo Verrone.
Perquisizioni a seguito di un decreto dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Potenza. Massimo riserbo, al momento, su quanto trovato a seguito delle perquisizioni e su eventuali risvolti della vicenda.
I due sono indagati per rapina pluriaggravata in concorso con altri quattro soggetti, peraltro già arrestati in flagranza di reato a Potenza il 30 giugno dello scorso anno, per la rapina da 99 mila euro ai danni della ditta di trasporto valori Cosmopol, che stava consegnando quel denaro all’Ufficio Postale del quartiere Serpentone per il pagamento delle pensioni. Dal quadro probatorio è emerso che Riviezzi e Barra hanno fatto parte dell’organizzazione logistica della rapina.
In una nota dell’ufficio stampa della Questura si evidenzia anche che i «due sono attualmente imputati anche in un procedimento penale per associazione a delinquere di stampo mafioso pendente innanzi al Tribunale di Potenza».
LA RICOSTRUZIONE
Il 30 giugno dello scorso anno, ricordiamo, verso le 9.45 del mattino, in quattro hanno aspettato l’arrivo del portavalori con il denaro per rifornire le casse dell’ufficio postale.
Tre di loro, puntando una pistola alla testa della guardia giurata uscita dal furgone blindato con la sacca di denaro, si sono fatti consegnare la sacca con i soldi e la pistola.
Poi, a bordo di un’auto, si sono dati alla fuga.
Tempestivo l’intervento delle volanti della questura. Poi è stata un auto civetta della Squadra mobile a segnalare e inseguire l’auto dei rapinatori per le strade della città fino a Contrada Botte, poco lontano dall’innesto sulla Potenza-Melfi. Qui gli agenti hanno visto i rapinatori inoltrarsi in una proprietà privata e hanno chiamato rinforzi.
Prima dell’arrivo di questi ultimi, però, i rapinatori hanno provato a recuperare la strada e sono stati fermati dopo lo scontro con l’auto-civetta.
Tre di loro arrestati subito, mentre un quarto, che aveva con sé i soldi, individuato e arrestato un paio di ore dopo. Mentre un elicottero sorvolava la città a bassa quota.
L’INSEGUIMENTO, GLI ARRESTI E IL POSSIBILE MOVENTE
I rapinatori – tre foggiani e un lucano – sono arrivati in Contrada Botte con la polizia alle calcagna. Sono entrati in una proprietà privata e hanno lasciato lì, in un garage: armi, cappucci, una catena di chiodi a tre punte, e l’auto su cui viaggiavano. Poi sono saliti a bordo di un suv e hanno provato dileguarsi. I poliziotti, però, hanno sbarrato la strada con la loro utilitaria e hanno sparato alcuni colpi d’avvertimento. A questo punto i rapinatori hanno provato a farsi largo speronando l’auto civetta. Senza riuscirci.
Una mattinata, quella del 30 giugno dello scorso anno, che si è conclusa con 4 arresti e 3 agenti della Mobile feriti.
Agenti, 14 in tutto, che il 29 ottobre dello scorso anno nella Sala dell’Arco del Palazzo di Città, ricevettero dal sindaco, Vincenzo Telesca, e dal Questore, Raffaele Gargiulo, altrettanti encomi per l’operazione portata a termine.
I 4 rapinatori, cinquantenni, avevano tutti precedenti per rapina. Dei quattro un lucano, residente nel Vulture Melfese, e gli altri della zona del Foggiano.
Ieri per tutta la mattinata le perquisizioni a Saverio Riviezzi e Vincenzo Barra.
Non è da escludersi che dopo le perquisizioni si possano scoprire ulteriori dettagli – ribadiamo al momento il riserbo è massimo – che potrebbero inquadrare la rapina dello scorso anno in un quadro più ampio.
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