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Il palazzo Municipale di Rionero in Vulture

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RIONERO (POTENZA) – Scoppia un nuovo scandalo in Basilicata e questa volta al centro dell’attenzione c’è il Comune di Rionero in Vulture dove, secondo quanto emerso, per liberare i loculi del cimitero da rivendere poi illecitamente attraverso un sistema basato sulla corruzione, alcune salme sarebbero state letteralmente gettate in «vere e proprie fossi comuni».

L’operazione, denominata “Il grido dell’Ade”, riguarda l’affidamento di appalti nello stesso Comune lucano ed ha portato la Polizia ad arrestare sei persone (tre in carcere e tre ai domiciliari) e a notificare una ordinanza cautelare attenuata ad una settima.

I nomi delle persone raggiunte dall’ordinanza

  • Emilio Aiuola classe ’55 (carcere)
  • Angelo Napolitano classe ’59 (carcere)
  • Damiano Colonna classe ’59 (carcere)
  • Lorenzo Di Lucchio classe ’69 (domiciliari)
  • Amedeo Colangelo classe ’64 (domiciliari)
  • Biagio Nicola Cratere classe ’63 (domiciliari)
  • Carmela Aiuola classe ’80 (divieto di esercitare attività imprenditoriale per 12 mesi)

Le indagini sono partite da una denuncia di un cittadino

Le indagini sono partite dopo la denuncia di un cittadino sulla compravendita dei loculi nel cimitero di Rionero. Gli investigatori hanno individuato «un sistema che di fatto orientava e monopolizzava l’aggiudicazione dei servizi e dei lavori pubblici del Comune di Rionero in Vulture», tra cui la gestione del cimitero, per un totale di circa due milioni di euro.

Al centro dell’operazione vi è la famiglia Aiuola, che gestiva il cimitero di Rionero, e a cui facevano capo diverse società, una delle quali aveva in gestione il cimitero di Orta Nova (Foggia) dove sono stati accertati casi di corruzione.

La Squadra mobile di Potenza ha anche eseguito una settima misura interdittiva, quella del divieto di esercitare attività imprenditoriali, e un provvedimento di sequestro preventivo «per equivalente» sui beni degli indagati.

Le accuse, a vario titolo, sono di corruzione, concussione, peculato, turbata libertà degli incanti, induzione indebita a dare o promettere utilità, falso in atto pubblico, abuso in atto d’ufficio e soppressione di cadavere.

Le indagini hanno riguardato anche i servizi funerari da parte di imprese collegate alla famiglia Aiuola, a cui «anche grazie a complicità all’interno del Comune di Rionero, gli utenti – è specificato in un comunicato diffuso dalla Procura della Repubblica di Potenza – erano indotti a ricorrere».

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