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POTENZA – «Io credo di essere viva per miracolo. E dopo quanto accaduto non nego di avere una grande paura per me e per la mia famiglia. L’unica cosa che mi rassicura è la presenza delle forze dell’ordine, che hanno dimostrato grande disponibilità e attenzione e l’affetto di Potenza, una città che ancora una volta mi ha dimostrato di essere grandissima».


Beatrice Lucrezia Orlando, in pochi giorni, è come sprofondata in un incubo. Due aggressioni nel giro di un paio di giorni, la prima violentissima ma solo verbale, la seconda di ben altro tenore. «Per fortuna quando sono riuscita a muovermi sono tornata a Potenza, dove devo ringraziare la professionalità dei medici del San Carlo che letteralmente mi hanno rimesso in piedi».


Orlando è stata brutalmente e selvaggiamente picchiata a Tortora marina, mentre era in vacanza. Un’aggressione «che razionalmente io ancora non riesco a spiegare». Eppure le è stato causato un trauma cranico, il suo volto porta ancora pesantemente i segni di quanto è accaduto, ha graffi, buchi sul viso e lividi sul collo.
Cosa abbia scatenato una reazione così violenta lei stessa ancora non riesce a spiegarlo. «E’ tutto talmente privo di logica», dice.
L’unico episodio che – racconta – potrebbe aver scatenato quella reazione è stato il ritrovamento, nei primi giorni di agosto, di alcuni cagnolini.


«Sono uscita la mattina presto con il mio cane – racconta – per la consueta passeggiata, quando sento dei guaiti provenire da sotto una macchina. Riporto il mio cane sopra, scendo e mi ritrovo tre cuccioli e la mamma che ha al collo un collarino. Sono molto spaventati e alcuni vicini mi dicono che sono lì da qualche giorno, che a turno gli portano acqua e cibo. Io allora suggerisco di chiamare un’associazione perché li prenda in carico e contatto l’Enpa, che mi assicura un intervento nel giro di poche ore».

Tutto normale fin lì, ma in serata Orlando esce intorno alle 19 e, tornando a casa (è il 4 agosto) viene aggredita da una signora che, in un napoletano molto stretto, inizia a insultare pesantemente lei e la sua famiglia. I cuccioli, spaventati, si infilano nel suo cancello, mentre la signora, «per me una completa sconosciuta», continua a inveire e minacciare di morte tutti gli occupanti della casa.
«Io avrei voluto andare subito a sporgere denuncia – racconta – ma mia madre mi ha convinto a lasciare perdere. Anche se, onestamente, quelle urla mi avevano scosso non poco, perché non c’era neppure una spiegazione razionale a quanto stava accadendo».
I cuccioli restano in casa sua, «ho cucinato per loro, li ho accuditi, finché non sono arrivati i volontari dell’Enpa». Nel frattempo quello che Orlando nota è un clima di tensione, occhiate strane, la signora che l’aveva aggredita che parla con una vicina e lei è chiaramente l’argomento.
Finché non accade l’impensabile. E’ il 6 agosto.


«Intorno alle 19 esco con la bici per recarmi al tabaccaio. E lì davanti mi sono trovata circondata. Erano in quattro: la signora dell’aggressione precedente, suo marito, il figlio e la sua fidanzata. La madre mi teneva ferma e mi graffiava, la fidanzata ha preso il telefono con cui io avevo tentato di chiamare soccorsi, il padre mi ha stretto il collo, il figlio è arrivato da dietro e ha iniziato a riempirmi di pugni, sulla testa sul volto. Aveva anche degli anelli, io ho ancora i buchi sul volto che lui mi ha lasciato».


Pugni – racconta Orlando – di una tale violenza «che a un certo punto io ho sentito rompersi i denti. E lì sono caduta a terra. E mentre ero lì inerme e, con la coda nell’occhio vedevo che c’era gente attorno ma nessuno interveniva, arriviamo all’ultimo atto: il figlio mi ha schiacciato con la bici. L’ultima cosa che ho visto è stata il padre che se lo portava via, perché dovevano sparire dalla scena. Per loro io ero morta lì a terra».


E lì Orlando è rimasta diverso tempo, «senza che nessuno intervenisse o mi aiutasse. Quando ne ho avuto la forza ho chiamato io i soccorsi. Sono stata portata in un piccolo presidio ospedaliero a Praia dove neppure mi hanno disinfettato le ferite. E non sono riuscita ad alzarmi dal letto per 5 giorni».
Sui fatti c’è una denuncia ai carabinieri di Paola e di Potenza, città quest’ultima, nella quale Orlando è tornata appena è riuscita a farlo. «E qui per fortuna i medici del San Carlo mi hanno salvato, prescrivendomi anche una terapia antibiotica, perché le ferite non disinfettate a Praia nel frattempo avevano anche preso infezione. Ed è solo grazie a loro se ora sto un po’ meglio».


Una violenza «inaudita e brutale», ripete Orlando. Ma soprattutto priva di logica: cosa è accaduto di così grave perché ci fosse una reazione tanto spropositata? «Io non li conoscevo neppure, non credo di aver in passato mai parlato neppure con queste persone. Anche il cognome me l’hanno riferito dopo, io non sapevo chi fossero. Ed è per questo che penso che siano persone pericolose per la comunità. E non è un caso che a Tortora prima di questo episodio stavano con le porte aperte ora sono con le serrande abbassate. Hanno tutti paura. E anche noi ne abbiamo, ecco perché penso sia giusto denunciare il più possibile quanto accaduto».

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