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Ex Coni, adesso indaga l’Antimafia, Durante l’inchiesta Iena 2 venne intercettato più volte al telefono col boss Martorano. Dopo l’incendio nel cantiere tornano di attualità i rapporti pericolosi dell’imprenditore Pace.
POTENZA – Sarà la Direzione distrettuale antimafia a provare a individuare i responsabili dell’incendio di un escavatore avvenuto l’8 gennaio nel cantiere per la riqualificazione dell’ex Coni di Montereale. La notizia, anticipata ieri dal giornale digitale Cronache lucane, è arrivata dopo diversi appelli ad accendere i riflettori sul caso da parte di esponenti della società civile come don Marcello Cozzi e l’ex presidente della Corte d’appello di Potenza Alberto Iannuzzi, oltre che di Libera Basilicata.
IL PROFILO DELL’IMPRENDITORE E I PRECEDENTI GIUDIZIARI
Ad attrarre il caso nella competenza dei pm Antimafia vi sarebbero il sospetto del coinvolgimento della criminalità organizzata, ma anche i trascorsi giudiziari del titolare dell’impresa danneggiata, il 59enne Rocco Pace. Nel 2004, infatti, venne arrestato anche lui nell’ambito della maxi-inchiesta sulle infiltrazioni nell’economia lucana dello storico clan egemone sugli affari criminali del poentino, guidato dal boss Renato Martorano. E se l’accusa di associazione mafiosa nei suoi confronti è caduta in udienza preliminare, nel 2009, per l’assoluzione da quella di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso sarebbero occorsi altri 10 anni di processo. A attirare le attenzioni degli inquirenti verso gli affari di Pace erano state le intercettazioni di diverse telefonate con Martorano.
EX COMI L’ANTIMAFIA INDAGA SUL DOSSIER DELLE INTERCETTAZIONI E LE COMMESSE PUBBLICHE
Dialoghi in cui i due parlano di lavori, forniture, persone da assumere e gare a cui partecipare assieme. Come una squadra. Tanto da far ipotizzare all’allora gip Iannuzzi di trovarsi di fronte a un imprenditore del tutto asservito al clan. Venti anni dopo, insomma, toccherà di nuovo all’Antimafia capire se con l’incendio nel cantiere qualche vecchio “amico” ha voluto ricordare la sua presenza all’imprenditore che negli ultimi anni si è accaparrato una serie di commesse pubbliche e private di tutto rispetto. Non ultime quelle per la realizzazione della nuova clinica all’interno del Don Uva e della “guest house” del sindaco Vincenzo Telesca in piazza Matteotti.
Da chiarire, poi, c’è il tempismo dell’episodio arrivato pochi giorni dopo la decisione degli uffici comunali di dar seguito alla sentenza del Consiglio di Stato che ha disposto l’avvicendamento nel cantiere da 5 milioni di euro per la riqualificazione dell’ex Coni tra la Pace Rocco costruzioni srl e la cosentina Simea. Di certo c’è che per ritrovare episodi simili nelle cronache cittadine bisogna fare un salto di quasi 13 anni. E alla fine certi nomi tornano sempre.
LA STORIA CRIMINALE DI POTENZA: DAL 2012 ALL’OMICIDIO ABBRUZZESE
Era gennaio del 2012 quando due automezzi sono andati in fumo in un impianto di calcestruzzi in zona Gallitello. E nove mesi più tardi a Macchia Romana, in pieno giorno, una raffica di colpi di pistola ha danneggiato la Mercedes del nipote del titolare di quell’impianto di calcestruzzi, un costruttore al lavoro nel cantiere di un nuovo complesso di palazzine. Sui terreni di uno degli “insospettabili” accusati di aver finanziato i giri d’usura del boss Martorano. A novembre 2012 a piazza Bologna, quindi, è arrivato l’incendio di una piattaforma “volante” intestata alla moglie di un imprenditore, accusato a sua volta di aver fatto parte del clan. Anche all’epoca si sospettò di un unico filo conduttore dietro a questi episodi.
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E nessuno poteva immaginarsi che ad aprile 2013 ci sarebbe scappato il morto, Donato Abbruzzese, gestore di diverse sale giochi in città. Un omicidio dal movente mai del tutto chiarito, quello di Abbruzzese, per cui è stato condannato a 18 anni di carcere l’altro boss dello storico clan potentino, Dorino Stefanutti.
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