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POTENZA – Dopo due mesi e 3 giorni “tempestivamente” il sindaco di Potenza ha disposto la chiusura degli uffici comunali di via Milano «a causa – così nella nota – dell’impraticabilità dei locali nei quali gli stessi uffici hanno sede». Dopo due mesi il primo pensiero che può venire in mente è che i dipendenti dell’ufficio comunale saranno trasferiti nella sede di via Lazio che era in attesa di essere completata. E invece no. Momentaneamente prenderanno servizio nel “Mobility center” di via Nazario Sauro. Dove, in realtà, avrebbero già dovuto essere trasferiti già a partire dallo scorso 9 settembre.
E invece così non è stato nonostante due mesi fa, sia la Protezione civile comunale che i dipendenti dell’ufficio tecnico, avevano dichiarato inagibile l’edificio in via Milano.
Ma per capire al meglio la “tempestività” dell’amministrazione – per due mesi i dipendenti non solo sono rimasti dentro una sede inagibile, con il rischio che potesse accadere qualcosa, ma avendo già preparato gli scatoloni per quello che doveva essere un trasferimento immediato per qualsia pratica hanno dovuto scartabellare tra i fascicoli già belli che è imballati – è necessario tornare al nove settembre scorso.
L’ufficio comunale quel giorno di due mesi fa fu dichiarato «inagibile» e si attendeva da un momento all’altro l’ordinanza di chiusura del sindaco di quel fabbricato – ordinanza giunta solo ieri – che dal post terremoto ha sempre ospitato gli uffici dell’anagrafe comunale. E proprio dopo averne certificato l’inagibilità il dipartimento comunale alla Protezione civile ne aveva chiesto l’immediata chiusura visto che erano stati accertati pericoli per dipendenti e utenti.
Il prefabbricato, che già da tempo versava in stato di abbandono (porta d’ingresso che a mala pena si reggeva sui cardini per non parlare poi del degrado e dell’incuria all’esterno dove a farla da padrona è sempre stata un folta vegetazione), aveva avuto il “colpo di grazia” alcuni giorni prima dopo l’ennesimo acquazzone che si era abbattuto sul capoluogo di regione.
Un colpo di grazia, dicevamo visto che il prefabbricato, realizzato in amianto (una prima bonifica fu effettuata una quindicina di anni fa), per mancanza di manutenzione – «l’amministrazione – dichiarò l’allora l’amministratore unico dell’Ater, Domenico Esposito – non ci ha mai chiesto di effettuare interventi straordinari che sarebbero spettati a noi mentre l’unica richiesta che c’era pervenuta riguardava una riduzione dell’affitto» – già da tempo aveva cominciato a perdere pezzi.
Delle 10 stanze presenti all’interno molte erano già inutilizzate da prima del 9 settembre a causa di infiltrazioni d’acqua ma soprattutto per dei pannelli delle contro soffittature che erano venuti giù.
La pioggia di quei primi di settembre fece, come si suol dire, traboccare il vaso.
Immediatamente è intervenuto il responsabile comunale della Protezione civile, Pino Brindisi, che dopo avere effettuato una serie di sopralluoghi avevano portato a una sola conclusione: prefabbricato inagibile.
Da qui la necessità di tutelare sia l’incolumità dei dieci dipendi che quella degli utenti nonché procedere alla realizzazione a ridosso di piazza Bologna del nuovo ufficio comunale per l’anagrafe.
E per risolvere le due problematiche, due mesi fa, si erano già attivati i due assessori competenti: Giuzio che ha la delega oltre che al Bilancio anche al Patrimonio e alla Programmazione.
«Se per quanto riguarda – dichiararò al “Quotidiano del Sud” – il trasloco dei mobili presenti all’interno del prefabbricato di via Milano la situazione è già stata risolta, per quanto riguarda il personale mi sono già messo al lavoro per “smistarli” in altri uffici a nostra disposizione in modo tale da non dovere spendere risorse economiche per prendere in fitto altri locali».
Due le soluzioni: «o utilizzare il Mobility center» o «la sede del Comune di piazza Matteotti».
Per quanto riguarda, invece, la realizzazione del nuovo ufficio, l’assessore ai Lavori pubblico, Antonio Vigilante aveva preannunciato che a breve avrebbe predisposto «i bandi di gara per realizzare l’ufficio comunale di via Verona». Ufficio «per cui – avevano aggiunto sia Giuzio che Vigilante – ci sono già fondi a disposizione» visto che già nel settembre del 2017 fu approvata una delibera di giunta che dava il via libera ai lavori». Lavori per 150.000 euro rinvenienti da opere di urbanizzazione visto che «in quella struttura – ha spiegato Vigilante – un privato deve realizzare dei parcheggi e in base alla legge Tognoli una parte spetta al Comune».
Tornando al prefabbricato di via Milano – struttura, realizzata come centro sociale dall’Ater prima del sisma del 1980 e poi presa in fitto dal Comune (16.000 euro all’anno il canone) che l’ha utilizzata come ufficio anagrafico a servizio dei residenti – circa 30.000 abitanti – della zona di Verderuolo. Insomma stando a quanto aveva dichiarato l’assessore al Bilancio Giuzio i dipendenti avrebbero dovuto già avere preso servizio nella sede del Mobility center o o nella sede comunale di piazza Matteotti. Ieri, con “tempismo”, si è scoperto che per due mesi sono rimasti nella struttura di via Milano dichiarata in agibile e che solo ieri è stata chiusa dal sindaco. Fortunatamente in questi due mesi non si sono verificati incidenti.

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