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POTENZA – Rientrare da fuori regione e vivere un’odissea. No, non è la classica storia delle infrastrutture e dei trasporti negati ma quella di un tampone che non arriva, dopo oltre due settimane. Sembra di essere ripiombati alle prime settimane di emergenza in Basilicata, quando ancora si dovevano “prendere le misure” a un virus ancora ignoto. Claudia S., residente in Basilicata, ha voluto raccontare al nostro giornale «le criticità in merito alla gestione della fase 3».

«Fino al 3 giugno – dice –, vigeva l’obbligo di auto segnalazione al proprio medico curante o tramite numero verde (attivo dalle 8 alle 20, come si scopre solo dopo aver chiamato), per tutti coloro che facevano ingresso in regione, per rientro presso i propri domicilio/residenza. Tra i vari dati richiesti, è necessario indicare un indirizzo email che dovrebbe servire per l’invio delle comunicazioni. A seguito della registrazione telefonica dei dati, una chiamata da parte di un medico di base dovrebbe confermare la presa in carico del nominativo e inserimento nella lista di attesa per i tamponi. Il condizionale è d’obbligo, perché nessuno dei punti precedenti si è verificato»

Primo ostacolo. Secondo: «In questo periodo, inoltre, l’Asp ha modificato gli orari di apertura e i numeri di telefono dei responsabili ufficio igiene risultano costantemente occupati. Alle mail, nessuna risposta. Il 3 giugno, nonostante l’entrata in vigore di nuove ordinanze nazionali e regionali, in Basilicata non c’è ancora una linea guida chiara di come gestire i rientri in regione.

Il numero di tamponi per la città di Potenza è fissato in 50 al giorno ed appare immutabile, l’unica alternativa resta quella di “aspettare la chiamata che segue l’ordine” (quale non si sa visto che persone rientrare il mio stesso giorno, hanno potuto effettuare il tampone dopo circa una settimana). Per me invece, in 14 giorni, il nulla (da parte del medico di base ed anche dell’ufficio sanitario), nonostante la correttezza dei dati e la residenza»

Ora Claudia si chiede «come sia possibile che l’ultima ordinanza regionale preveda l’autodenuncia da parte di tutti coloro che facciano ingresso in Basilicata, con conseguente presa in carico da parte di un medico e proposta di esecuzione del tampone rino-faringeo, ma soprattutto a(d) (auto)definirsi virtuosi…».

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