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Il ministro della Salute, Roberto Speranza

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POTENZA – Il ministro della Salute, Roberto Speranza, deve chiarire «se ci sono state interferenze lontane dalla Basilicata» per «affossare» le ricerche affidate 3 anni orsono all’Istituto superiore della sanità sul rapporto tra le emissioni dell’industria petrolifera della Val d’Agri e la salute della popolazione residente nell’area.

Puntano in alto le associazioni valdagrine dopo lo sconcerto per la revoca, la scorsa settimana, dell’accordo che era stato stipulato tra Regione Basilicata e Istituto superiore di sanità proprio per provare a far luce sul tema (LEGGI).

A prendere carta e penna è stato l’Osservatorio Popolare della Val d’Agri, assieme a Laboratorio per Viggiano, Libera Val d’Agri, e la sezione di Potenza di Isde Italia – Associazione medici per l’ambiente. In una lunga nota al Quotidano del Sud, che ha sollevato il caso, cittadini e comitati ricordano la nascita dell’accordo, dopo l’allarme scatenato, nel 2017, dalle conclusioni di uno studio precedente, denominato Valutazione d’impatto sanitario, commissionato dai comuni di Viggiano (dove ha sede il Centro olio dell’Eni) e Grumento Nova al gruppo di lavoro Cnr – Università di Bari – Dep Lazio, guidato dal professor Fabrizio Bianchi dall’Istituto di fisiologica clinica del Cnr di Pisa. Studio che aveva evidenziato un’«associazione di rischio sanitario statisticamente rilevante» tra i fumi dell’impianto e i picchi di mortalità e ricoveri per patologie cardiovascolari e respiratorie registrati dal 2000 al 2013 nei due comuni. Di qui una serie di obiezioni da parte di Eni, e dello stesso Istituto superiore di sanità, intervenuto su richiesta della Regione Basilicata per esprimere un primo parere su quanto appena emerso.

Di fatto, da un confronto successivo tra il gruppo di lavoro guidato da Bianchi e referenti dell’Istituto, che è sottoposto alla vigilanza del Ministero della salute e per missione svolge proprio «funzioni di ricerca, sperimentazione, controllo, consulenza, documentazione e formazione in materia di salute pubblica», era emersa la necessità di proseguire le attività di ricerca. Ampliando la raccolta di dati sia a livello spaziale che temporale e approfondendo una serie di questioni come, per esempio, la differenze tra i picchi di mortalità e ricoveri registrati tra la popolazione maschile e quella femminile. Ma stando a quanto sostiene la giunta regionale di centrodestra, guidata dal governatore Vito Bardi, quel contratto da 980mila euro stipulato nel 2018 con l’ex governatore Marcello Pittella (Pd) sarebbe rimasto lettera morta. Un caso sorprendente, tanto più se si considerano le origini lucane, e l’affetto per la sua regione, del ministro Speranza.

«Abbiamo il diritto di conoscere di chi è la colpa se non si sono fatti gli studi sulle popolazioni nonostante gli accordi pattuiti». Questo il grido di rabbia di Osservatorio Popolare della Val d’Agri, assieme a Laboratorio per Viggiano, Libera Val d’Agri, e la sezione di Potenza di Isde Italia, che chiedono anche conto dell’indagine epidemiologica (Epibas) avviata anni fa dalla Fondazione Basilicata ricerca biomedica. Inoltre: «domandano ai sindaci dell’area delle estrazioni, come mai nessuno di loro né ha spinto e neppure sta spingendo per conoscere qual è lo stato di salute dei loro concittadini, pur sapendo di essere la prima autorità sanitaria locale».

«I cittadini residenti nelle aree estrattive e nelle aree a forte pressione ambientale non meritano questo trattamento». Concludono associazioni e comitati valdagrini. «Non siamo cittadini di serie B».

Ieri, intanto, è arrivato un primo sì in Consiglio regionale a una proposta di legge, presentata dal 5 stelle Gianni Perrino, che ha raccolto alcuni dei suggerimenti avanzati dal gruppo di lavoro di Bianchi per fronteggiare la situazione.

La quarta commissione consiliare (Salute), infatti, ha dato via libera all’unanimità al testo che prevede limiti emissivi per gli idrocarburi non metanici e l’idrogeno solfato nei «comuni interessati dai maggiori giacimenti petroliferi». Il testo normativo passa ora all’esame della terza commissione consiliare (Attività produttive, Territorio, Ambiente) per gli aspetti di sua competenza.

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