X
<
>

Share
2 minuti per la lettura

Via libera della Regione ad altri 6 mesi di test sull’origine della contaminazione attorno al pozzo Costa Molina 2 a Montemurro


POTENZA – Altri sei mesi per capire se a Montemurro, attorno al pozzo di reiniezione in profondità dei reflui dell’Eni, esistono fonti di inquinamento da dicloroetilene diverse rispetto agli impianti petroliferi. In caso contrario la compagnia dovrà accollarsi la bonifica del sito.
Lo ha deciso, giovedì scorso, la giunta regionale uscente guidata dal governatore Vito Bardi.
I vertici di via Verrastro hanno preso atto in particolare dell’esito di una prima batteria di test effettuata tra gennaio del 2022 e febbraio del 2023 monitorando le sostanze disciolte nella falda acquifera nei dintorni del pozzo di reiniezione, denominato “Costa Molina 2”.

IL RAPPORTO DI ENI DOPO I TEST AL POZZO DI MONTEMURRO

Nel rapporto finale consegnato da Eni, infatti, si evidenzia che non è stato possibile «individuare la sorgente primaria di contaminazione e l’origine della contaminazione da 1,1-Dce (dicloroetilene, ndr) nelle acque sotterranee». Quindi vengono documentate una serie di «criticità» emerse durante una «prima campagna pilota di trattamento delle acque sotterranee», con una tecnologia che potrebbe essere utilizzata per la bonifica finale del sito. Incluso un aumento delle concentrazioni di Ferro e Manganese, che sarebbe «conseguenza diretta dell’attività di iniezione. In quanto i reagenti hanno la funzione di instaurare un ambiente riducente. E di conseguenza, questi due metalli, naturalmente presenti in forma mineralizzata nelle rocce, passano in soluzione».

In occasione di questa seconda batteria di test, i tecnici della compagnia del cane a sei zampe dovrebbero provare a migliorare anche i risultati di questa tecnica di trattamento dell’acqua di falda contaminata, immettendo reagenti capaci di creare un «ambiente più riducente». In grado di scomporre il dicloroetilene.
Su richiesta della Provincia di Potenza, però, i tecnici Eni dovranno monitorare anche il possibile ulteriore incremento di ferro e manganese disciolti.

LA RICHIESTA DI ARPAB DI NUOVI TEST

Si è concentrata, invece, sull’origine della contaminazione l’Agenzia regionale per l’Ambiente (Arpab), che ha chiesto alla compagnia petrolifera di «integrare il seta analitico dei terreni con i composti alifatici clorurati cancerogeni per tutti i composti geognostici integrativi, nonché per tutte le indagini future».

Sulla richiesta di nuovi test di Eni hanno espresso parere favorevole con prescrizione anche l’Ufficio foreste della Regione, e l’Asp. E’ rimasto in silenzio, invece, il Comune di Montemurro, benché diffidato ai sensi dell’articolo 328 del codice penale, che punisce il rifiuto di atti d’ufficio. Di qui l’acquisizione del silenzio assenso previsto dalla legge in casi simili.
Nella delibera di giunta appena approvata, inoltre, si spiega che «non saranno accolte ulteriori richieste di nuovi test pilota di bonifica, dovendo procedersi (…) al completamento della caratterizzazione, redazione di analisi di rischio sito specifica, ed eventuale complessivo progetto operativo di bonifica qualora verrà acclarato il superamento delle concentrazioni soglia di rischio».

Share

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

Share
Share
EDICOLA DIGITALE