Una veduta di Calvello (foto di Giovanni Larocca)

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CALVELLO (POTENZA) – Nel dibattito aperto sul petrolio e sul rinnovo delle concessioni, si sta aprendo un altro fronte di divisione tra i diversi comuni lucani coinvolti. Una sorta di spartizione per accaparrarsi quanti più posti di lavoro possibile. E in questa “guerra tra poveri” si sta perdendo di vista il punto principale: i giovani continuano ad andar via. Una emorragia continua e costante che certamente non sarà arrestata dalla concessione di qualche posto di lavoro in più. Dovrebbe essere questa, quindi, l’occasione per riflettere su cosa davvero serva a questa regione per uscire dall’isolamento e progettare, negli anni, anche un futuro senza petrolio. E questo, chissà, potrebbe contribuire ad arrestare lo spopolamento in atto. E’ su questi temi che si interroga Francesco Vitacca, consigliere comunale di Calvello, una delle comunità coinvolte nella discussione sul petrolio. «Bisogna pensare all’impiego delle royalties – scrive Vitacca in una nota – in maniera diversa, non affidandole alle sole scelte delle amministrazioni locali, le quali per quanto illuminate e capaci, non riusciranno mai a porre in essere azioni di sviluppo di ampio respiro, organiche e durature, soprattutto in termini occupazionali».

Esempio lampante, secondo Vitacca, è proprio il Comune di Calvello, «che ha incassato nel periodo 2008-2019 royalties per quasi trenta milioni di euro, ma che hanno avuto l’effetto di un “pannuccio caldo” sull’economia del paese». In 10 anni trenta milioni di euro, ma «le risorse economiche sono state disperse in tante azioni, più o meno riuscite, più o meno degne di rilievo, che non hanno sortito l’effetto di sottrarre questo centro dal triste declino che vede nella fuga dei giovani e nello spopolamento, la ferita più visibile e purtroppo difficile da rimarginare. Il rischio di spopolamento (-12.5% a Calvello nel periodo 2011/2018) e di perdita di una accettabile condizione di vivibilità, andrà sempre più assumendo toni drammatici».

Per questo «è giunto il momento di cambiare il paradigma e tentare uno scatto in avanti, di pensare in grande. E’ l’ora di pensare alla infrastrutturazione viaria seria, che veda Calvello e il territorio in cui è inserito, a rivendicare il ruolo di crocevia di passaggio tra il Basento e l’Agri. L’intera area della Camastra non potrà mai svilupparsi se non viene portata fuori dall’isolamento viario che neanche il raddoppio o la triplicazione delle royalties al comune di Calvello potrebbe compensare». Fondamentale, quindi, non è spartirsi la torta, litigando su chi ha il diritto di avere la fetta più grande, è necessaria piuttosto una visione d’insieme, che programmi il futuro dell’area per gli anni a venire.

«Bisogna mettere la questione viabilità della nostra area al centro dell’agenda regionale e nazionale all’interno della discussione sul rinnovo della concessione petrolifera Val D’Agri. Dobbiamo farlo come area dell’Unione dei Comuni Basento Camastra di cui Calvello fa parte, coinvolgendo in questa azione anche la provincia di Potenza, che deve inserire questa arteria nella sua pianificazione strategica come il naturale prolungamento dell’oramai ultimata SP32 della Camastra verso la Val d’Agri». Si rende quindi non più rinviabile «porre sul tavolo – continua Vitacca – dei nuovi progetti di sviluppo la realizzazione di un collegamento rapido in galleria che attraversi il massiccio del Volturino, con un tunnel di circa 2 Km, che porti ad uno sbocco veloce (in meno di 15 minuti) da Calvello in Val D’agri. Molti altri sarebbero i settori che ne trarrebbero vantaggio: penso alla vitalità economica che vivrebbe tutta la nostra area che si interfaccerebbe con delle ottime realtà artigianali e commerciali. Penso perfino ai vantaggi di un’offerta turistica che possa comprendere, in un solo pacchetto, ad esempio la Certosa di Padula – Grotte di Pertosa – Il Ponte alla Luna – la montagna e il turismo gastronomico, culturale, artigianale del comprensorio Sellata Volturino – l’Osservatorio Astronomico di Anzi, il bellissimo Castello di Laurenzana – le Dolomiti Lucane fino al Metapontino e alla stessa Matera».

Una visione ben più ampia di quella che vorrebbe la Val d’Agri e l’area del Camastra limitate alle sole estrazioni di petrolio. «Penso a tanti vantaggi che una trasversale di importanza strategica di questo tipo – continua il consigliere di Calvello – possa portare anche a tutte le attività di servizi della regione, dagli ospedali all’Università di Basilicata, che coprirebbero un bacino di utenza sicuramente più ampio. Ritengo che se è rimasta una seppur fievole speranza di rivedere i nostri piccoli centri ripopolarsi e tornare a sperare nel proprio futuro, questa sia l’ultima carta da giocarci e l’unica via d’uscita in tutti i sensi». Perché la sfida non deve essere cercare di dare un contentino a tutti oggi, nell’immediato presente. L’obiettivo che ogni amministratore dovrebbe porsi è un altro: creare le condizioni giuste perché il suo territorio continui a crescere.

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