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POTENZA – Non sono ancora una folla, come succede nelle grandi realtà metropolitane, ma anche a Potenza non è raro ormai vedere ragazzi in bicicletta dotati di borse frigo, che consegnano cibo in giro per la città. Si tratta, per la maggior parte, di rider stranieri: è il modo più semplice e rapido per entrare in un mondo del lavoro che, a livello contrattuale, ancora tale non è.


Nella galassia dei nuovi lavori c’è anche questo: un tempo (ma a Matera sembra che ancora la situazione sia per la maggior parte così) c’erano i fattorini, ragazzi che avevano bisogno di qualche entrata extra e, con i loro motorini, andavano a fare le consegne a domicilio il sabato sera. Nessun contratto, nessun vincolo e nessun diritto. Se il fattorino, durante la consegna, cadeva dal motorino, erano problemi sui.


Sono cambiate le cose? Non esattamente. L’unica differenza è che qualcuno ha capito come capitalizzare le classiche consegne a domicilio. E sono nate le piattaforme del food delivery. Così non è più il ristoratore a doversi far carico del fattorino che consegna, c’è un intermediario. Facciamo un esempio pratico: sto a casa, non ho voglia o non posso uscire, mi scarico l’app di “Just eat” e lì scelgo il ristorante e il cibo che voglio mangiare. Tra me e il ristoratore non c’è alcun rapporto, si fa tutto on line, scegliendo anche l’ora della consegna. Al ristoratore arriva “la comanda”, che saranno poi i cosiddetti rider (che non hanno alcun rapporto con il ristoratore) a consegnare.


Un rapporto assai difficile da inserire nelle normali tipologie lavorative. Ed è il motivo per il quale finora questi lavoratori sono stati praticamente invisibili sia per lo Stato che per i sindacati. Finché l’emergenza, ancora una volta, non li ha resi visibili. Tutti gli altri erano chiusi in casa, il mondo era fermo, loro no. Sono stati tra i pochi lavoratori ad avere il permesso di circolare durante il lockdown. Con il paradosso di non essere – se si rimanesse fermi alle vecchie categorie – dei lavoratori.


E, diventati essenziali, finalmente qualcuno ha dovuto ascoltarli. E loro hanno raccontato di non poter avere ferie o malattie. Di non poter, in caso di incidente durante le consegne, chiedere sostegni. Hanno raccontato una vita senza diritti, in cui devono però fare anche degli investimenti iniziali. Perché quelle borse frigo con il logo si comprano. E le indagini della magistratura a Milano hanno evidenziato come, anche in questo settore, ci siano situazioni simili a quelle che in agricoltura vanno sotto il nome di caporalato. Ed è proprio delle ultime ore, infatti, la condanna a tre anni e 8 mesi per uno dei responsabili di una società di intermediazione che reclutava fattorini per conto di Uber.


Ci sono dei piccoli passi avanti però. Come per esempio succede proprio per “Just eat”, che è arrivata a circa 6mila assunzioni di rider, inquadrati come lavoratori subordinati. Questo dopo un’intesa con Filt Cgil, Fit Cisl e Uil Trasporti e che ha portato a sottoscrivere un accordo aziendale di secondo livello sulla base del contratto nazionale del comparto Logistica.

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