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POTENZA – La situazione peggiora a inizio anno: gli uffici delle Tesorerie si prendono una lunga vacanza per il Natale, si torna con calma dopo l’Epifania e le pratiche si accumulano. Così agli storici ritardi se ne sommano altri e le pubbliche amministrazioni onorano così sempre più tardi i loro debiti nei confronti delle aziende. Una situazione che l’emergenza sanitaria ha decisamente peggiorato, ma non è che in passato le cose andassero molto meglio.

E infatti se le aziende e le cooperative lucane potessero scegliere a chi far portare il carbone (per restare in tema di Epifania), opterebbero certamente per le pubbliche amministrazioni. E non è un caso che gli imprenditori continuino a chiedere non tanto i fondi – che quelli ci sono e ci saranno – ma una decisa riforma dell’amministrazione, che cammina ormai con una lentezza non più sopportabile.

«Decisamente lontana – sottolinea Vincenzo Albano, direttore di Confapi Potenza – da quelle che oggi sono le esigenze delle aziende. In questa situazione particolare dovrebbero offrire risposte veloci e efficienti. E invece ci rispondono che sono in pochi, che tanti colleghi sono in smart working e non si riescono a velocizzare le pratiche».

C’è qualcosa che sfugge a chi lavora nel privato, dove per “smart working” si intende il lavorare da casa ma comunque fare regolarmente il proprio lavoro. Ma al di là della polemica, c’è un dato: l’inefficienza amministrativa sta provocando ritardi che, per un’azienda, si traducono in ulteriori perdite economiche. E in una fase in cui non si naviga proprio nell’oro e le perdite di un’azienda si traducono in posti di lavoro cancellati, bisogna farsi più di qualche domanda sulla questione.

«In questo momento – continua Albano – le amministrazioni pagano i debiti nei confronti delle aziende anche con anni di ritardo. Per alcune è vero che c’è un problema legato al Durc: si trovano non in linea con i pagamenti Inps e Inail, per cui le amministrazioni si trincerano dietro questa situazione per non pagare. Ma ci sono casi ancora più paradossali, di aziende che sono in regola con tutti i pagamenti ma non hanno ancora avuto il Durc perché il personale in smart working non garantisce, evidentemente, lo stesso carico di lavoro di quelli in ufficio. E quindi i tempi si allungano anche quando c’è un’azienda in regola su tutto. E questo significa avere un’amministrazione pubblica che, evidentemente, non cammina alla stessa velocità dell’azienda».

La situazione dei ritardati pagamenti alle imprese sta peggiorando, conferma Confapi Matera attraverso l’addetto stampa Pasquale Latorre.

«Si registra un aggravamento dei tempi con cui la pubblica amministrazione salda i suoi conti con le aziende per lavori eseguiti, servizi resi, forniture effettuate. Le imprese fanno da banca alla pubblica amministrazione: Ma, di fatto, questa situazione fa aumentare per le aziende l’esposizione verso gli istituti di credito, con enormi squilibri finanziari. Le imprese creditrici, infatti, sono costrette a ricorrere ai finanziamenti bancari per onorare, a loro volta, i debiti verso i dipendenti, i fornitori e soprattutto la Pubblica amministrazione, quella medesima tanto solerte nell’incassare i propri crediti quanto restia nel pagare i propri debiti».

I dati di Confapi Matera parlano chiaro: «circa un terzo delle nostre imprese dichiara di vantare crediti nei confronti della pubblica amministrazione. I ritardi hanno raggiunto una dimensione pari a oltre il 50% del fatturato del settore, con conseguenze particolarmente gravi trattandosi di attività labour intensive. L’onere di tale situazione pone gravi problemi alle imprese per l’incidenza negativa sui programmi d’investimento e sviluppo e per gli impropri oneri finanziari, spesso ben superiore al preventivato rischio d’impresa».

Una situazione che peggiora costantemente e che sta azzerando i benefici delle prime decisioni del governo centrale a favore delle imprese: prestiti, blocco dei mutui, tanto per fare degli esempi. «Senza quelle scelte – sottolinea Albano – sarebbero davvero falliti tutti». Solo che a quei primi strumenti bisognava aggiungere una efficienza triplicata. E questo miracolo, invece, non si è verificato. Inevitabile quindi che tante aziende, dal settore edile a quello dei trasporti, si trovino oggi a boccheggiare.

«Il settore più penalizzato da questo fenomeno – sottolinea Latorre – è quello delle costruzioni, dove i 30 o 60 giorni previsti dalla normativa diventano 5 o 6 mesi e dove le imprese che stanno eseguendo opere pubbliche in molti casi non possono interrompere i lavori per la tutela della pubblica incolumità. Persino lo Stato costringe le imprese beneficiarie di agevolazioni a esporsi fortemente con le banche in attesa di pagamenti che tardano da lunghissimo tempo».

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