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Il centro oli di Val D'Agri

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POTENZA – «La mobilitazione dei lavoratori dell’indotto Eni di Viaggiano dello scorso 23 ottobre per rivendicare la risoluzione delle annose vertenze in corso è solo l’ultimo dei campanelli di allarme di un malessere sociale legato all’assenza di prospettive e risposte sul mantenimento dei livelli occupazionali che nel comparto energetico ha aspetti e caratteristiche di maggiore allarme». Così i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Basilicata, Angelo Summa Enrico Gambardella e Vincenzo Tortorelli, secondo cui «la mancata applicazione del contratto di sito e degli accordi raggiunti ai tavoli di concertazione stanno generando forti criticità da portare a soluzione definitiva».

I tre segretari dei sindacati lucani parlano senza mezzi termini di «una situazione non più procrastinabile in particolare per quel che riguarda i cambi d’appalto che, non disciplinati, determinano l’esclusione dei lavoratori dai cicli produttivi con perdita occupazionale e riduzione delle attività con conseguente crescita del ricorso agli ammortizzatori sociali. È inaccettabile – attaccano Summa, Gambardella e Tortorelli – l’atteggiamento di Confindustria che, nonostante l’impegno assunto in Regione a inizi settembre, a fronte della richiesta di incontro avanzata il 28 settembre scorso da Cgil, Cisl e Uil convoca le organizzazioni sindacali, con evidente ritardo, per il 3 novembre, dimostrando un approccio incurante della condizione di crisi nella quale sono costretti i lavoratori e che alimenta ulteriormente le tensioni già in atto».

Secondo Cgil, Cisl e Uil «la Regione Basilicata, nella persona del presidente Bardi, non può più chiudere gli occhi, come ha scelto di fare finora, rispetto alle circostanze incresciose e allarmanti delineatesi, mostrando inconcludenza, incapacità e poca incisività anche rispetto alla questione prioritaria del rinnovo della concessione. È ora che la Regione si assuma le sue responsabilità, convochi subito il tavolo della trasparenza con Eni e si affrontino, una volta per tutte, le problematiche annesse al tema petrolio, a costo di protrarre la discussione ad oltranza fino a quando non si troveranno intese risolutive in grado di dirimere la drammatica situazione dell’indotto».

Nei prossimi giorni Cgil, Cisl e Uil «valuteranno inoltre iniziative di mobilitazione nazionale dei lavoratori del settore per rappresentare al ministro Patuanelli le loro difficoltà e per chiedere al Mise (ministero dello Sviluppo economico, ndr) una non più rinviabile convocazione delle parti sociali ed Eni per intervenire sulla complessa vicenda della concessione scaduta da oltre un anno. È giunto il momento per Eni di uscire dalla sua ambiguità, scopra le sue carte e dica chiaramente ai lavoratori, che quotidianamente contribuiscono alla crescita e allo sviluppo dell’attività dei suoi impianti e dei suoi profitti, cosa vuole fare in Basilicata (oltre ad estrarre)».

«Parallelamente alle questioni vertenziali», per Cgil, Cisl e Uil «bisogna determinare con chiarezza una programmazione condivisa della fase di transizione nella gestione dello sfruttamento del fossile in sicurezza, definendo con Eni e Total un piano industriale strategico di investimento nelle energie rinnovabili in una chiara connessione con l’automotive. È fondamentale farlo soprattutto in questa fase nella quale gli effetti pandemici e del calo del prezzo del barile hanno aggravato le criticità preesistenti, in primis quelle occupazionali, mettendo a serio rischio la tenuta sociale».

«Per questo – concludono i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil – bisogna intervenire tempestivamente: l’Eni vada oltre i programmi di carta ed investa realmente per rafforzare e creare occupazione anche attraverso il settore no-oil, investa sulla qualità del lavoro, sulla tecnologia, l’innovazione e, soprattutto, sulla sicurezza degli impianti, per costruire un nuovo rapporto con il territorio, per rendere connessi ambiente ed attività estrattiva. Non si può pensare di prelevare dalla Basilicata solo ciò che è utile e lasciare le problematiche e i danni ad altri. Sia chiaro che la dignità dei lavoratori non è merce di scambio!».

Cgil, Cisl e Uil annunciano infine che «sosterranno tutte le iniziative che i lavoratori metteranno in campo per affermare e difendere il diritto al lavoro dignitoso e alla salute».

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