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La sindaca di Genzano, Viviana Cervellino

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POTENZA – La candidatura unica alla segreteria regionale del Pd lucano di un sindaco come Giovanni lettieri, primo cittadino lucano, è stata una ventata di «freschezza» per l’ex partito regione. Ma per provare a vincere la sfida delle elezioni regionali del 2024 in Basilicata, visti anche i risultati nel Lazio e in Lombardia, serve trovare subito l’unità di un campo politico alternativo e accantonare «tante non proposte» che sanno di sconfitta in partenza. Quindi individuare una proposta che restituisca quello stesso profumo di «freschezza». Come la candidatura di una donna alla presidenza della giunta regionale.

Ne è convinta la sindaca di Genzano, Viviana Cervellino, all’indomani dello scrutinio del voto espresso nei circoli democratici di tutta Italia sul nuovo segretario nazionale del Pd. Mentre vanno attestandosi anche i dati delle elezioni nelle due regioni italiane più popolose.

Sindaco, da che cosa iniziamo: l’esito del voto nei circoli lucani del Pd, o quello nel Lazio e in Lombardia che vede il centrodestra conquistare anche la regione governata negli ultimi 5 anni dal dall’ex segretario nazionale del Partito democratico, Nicola Zingaretti?

«Iniziamo dal centrodestra»

Rispetto alle prossime elezioni regionali in Basilicata, visti anche i risultati nel Lazio e in Lombardia, in quanti nel Pd e attorno al Pd ormai ragionano soltanto sul modo migliore di amministrare una sconfitta percepita come inevitabile?

«I dati della Lombardia e del Lazio ci richiamano innanzitutto alla responsabilità di rifondare un campo largo, che non è quello che voleva Letta, in modalità escludente, che ha regalato anche alla Basilicata una feroce sconfitta. Serve un campo per rinnovare, rifondare l’idea di un progetto politico che almeno profumi di una probabile vittoria e che non sappia solo guardarsi indietro e leccarsi le ferite. Quanti ci credono? Credo soprattutto nelle nuove generazioni ancora in tanti. Vedo un po’ di di naftalina nei pensieri di chi fa ancora conte senza fare i conti con i lucani».

Nei giorni scorsi l’ex segretaria provinciale del Pd di Potenza, Maura Locantore ha lanciato la proposta di candidare una donna alla presidenza della giunta alle elezioni del 2024. Lei pensa che questo possa essere realmente un modo per incontrare la volontà di cambiamento dei lucani, partendo da una posizione scomoda come quella in cui si trova il centrosinistra, rappresentando un sistema politico-amministrativo che ha comunque governato una regione per cinquant’anni?

«E’ una proposta che quantomeno profuma di freschezza. La prima dopo tante non proposte. Però al netto del genere c’è un clima di cambiamento, di metodi e di approcci rispetto a quella che deve essere necessariamente una nuova piattaforma politica che non può limitarsi al centrosinistra, classicamente inteso, ma deve naturalmente guardare al Movimento 5 stelle e mettere assieme anche le forze progressiste, da Italia viva ad Azione, con un ruolo federatore del Partito democratico, che nonostante tutto, conserva un ruolo di centralità».

Pensa che la lezione della Lazio e della Lombardia possa essere appresa in tempo per evitare di commettere gli stessi errori in Basilicata? E come?

«E’ una lezione di arriva a un anno da quella che per noi sarà una scadenza importantissima con molta chiarezza ci dice che le divisioni non pagano, soprattutto delle minoranze, e credo che da parte di tutti ci sia questa consapevolezza».

Lei è considerata la referente di una corrente interna al Pd Lucana, composta da militanti e amministratori che un tempo erano vicini all’ex governatore Marcello Pittella, ma che non lo hanno seguito in Azione dopo lo strappo sulla questione delle candidature alle elezioni politiche. Continua a parlare di politica con un ex governatore?

«Io a Marcello voglio bene ed è stata la condivisione di un percorso politico di cui gli sono grata a darmi l’opportunità di correre nell’ultimo congresso regionale, assieme al sostegno di Base riformista, quindi la corrente del senatore Margiotta. Ho condiviso con lui un’importante momento politico per la Basilicata tutta, cioè quello in cui il centrodestra ha manifestato i primi segni della sua inadeguatezza politica, alla quale avremmo dovuto rispondere con la costruzione di un nuovo partito e l’inizio di una scalata pe le regionali. Così non è stato, ma dopo neanche un anno dall’elezione del nuovo segretario regionale, Raffaele La Regina, ci sono state le elezioni politiche che hanno determinato una frattura profonda che è difficile da rimarginare. Per me più che una frattura è stata una ferita, perché mi lega a Marcello, un forte sentimento di amicizia e di affetto, vero. Tuttavia, la politica è la proiezione più importante della vita e della consistenza di un uomo e di una donna e rappresenta quello che è un po’ il bagaglio di valori che nel corso degli anni ci siamo. Per questo io sento che il mio partito ancora è il Partito democratico. Questo però non non esclude che da parte mia ci sia e ci sarà sempre un legame, forse anche solo d’affetto con una persona che in questo momento nel Pd mi manca molto. Anche questo Congresso con la presenza di Marcello, sicuramente sarebbe stato un po’ più dinamico».

Ma come tenere assieme Pittella, quindi il partito di Calenda, con il Movimento 5 Stelle e i pentastellati lucani? Oltre a una contrapposizione a livello nazionale ci sono dei fossati, a livello regionale, difficili da superare.

«Sono fossati che a volta sanno più di personalismo che di politica. Quindi credo che la miglior cosa in questo momento sia concentrarsi sulle ragioni per stare insieme e l’unica grande ragione che deve farci stare insieme è quella di evitare che un centrodestra così maldestro possa, non per proprie capacità ma per incapacità delle opposizioni, riconfermarsi senza troppa fatica».

E come si batte questo centrodestra, secondo lei? In tre parole se possibile.

«La prima è prossimità. Noi siamo il partito dei territori, il centrosinistra, ma soprattutto il Partito democratico, è un partito che ha la sua forza nel radicamento territoriale e tutti i suoi amministratori, e i suoi governanti, sono sempre stati degli uomini e delle donne di prossimità. Al contrario di quanto sta accadendo con questo governo regionale, e il distacco che si avverte tra chi ci governa e i lucani. L’altra parola è collegialità: nelle scelte, nella gestione della cosa pubblica e soprattutto e nell’individuazione di quelle che sono le necessità dei lucani. Non più il governo del governatore ma di chi partecipa a un percorso democratico. Poi c’è il rinnovamento della classe dirigente e qui, forse, entro un po’ a gamba tesa nelle dinamiche del Partito democratico. La destra in altre regioni, come abbiamo potuto vedere, è stata capace anche di rinnovarsi. Noi in Basilicata siamo ancora in affanno. Non abbiamo ancora compreso che in una partita è importante fare gol, non è importante qual è il ruolo che si riverte. Si può stare anche in panchina ogni tanto. Purché si sappia ben motivare la squadra. E’ l’attaccante di turno che ha il compito di portare alla vittoria».

Però al momento sono tutti in panchina. In Parlamento non c’è nessuno e in Consiglio regionale il solo Roberto Cifarelli…

«In panchina nelle istituzioni, ma non nelle intenzioni… (ride, ndr)».

Lei ha sostenuto la candidatura alla segreteria nazionale di Bonaccini. Delusa dal 52% di consensi emerso dallo scrutinio nei circoli rispetto a un dato nazionale che attualmente pare essere leggermente superiore?

«No, assolutamente, anzi io ritengo che sia un ottimo risultato, anche perché il risultato significativo di Paola De Micheli, che era sostenuta in provincia di Potenza da Vito De Filippo e da Maura Locantore e in provincia di Matera da Vito Lupo e Cosimo Muscaridola, ha sicuramente inciso. Credo che De Micheli abbia avuto in Basilicata il risultato migliore in tutta Italia. Quindi non sono affatto delusa, anzi. Forse delude un po’ vedere il calo di quanto hanno rinnovato le tessere nell’anno 2023, quello sì».

In primavera scadrà il suo primo mandato di sindaca di Genzano. Cercherà il bis?

«In realtà, più che un bis per la mia persona cerco un tris per il centrosinistra di Genzano. Tutti noi siamo utili ma non siamo indispensabili alla vittoria. E questo vale per me, come vale per tanti altri, non solo a livello locale. Ciascuno di noi non ha una consistenza politica per il ruolo che ricopre nelle istituzioni o per quello per cui si candida. Ma per il progetto che mette in piedi. Perciò se nel progetto che mi auguro possa essere vincente il mio ruolo sarà quello di candidato sindaco, lo accetterei. Ma solo in caso di investitura unitaria da parte del mio partito e di tutte quelle forze politiche che si che si rivedono in quel progetto politico. Le forze progressiste, e riformiste. Se non dovesse avvenire sarò comunque parte di quel progetto come allenatore, come panchinara, in tutti i ruoli necessari o soltanto utili alla vittoria. Perché la vittoria ora è una vittoria tra due fronti, tra un centrosinistra e un centrodestra».

Quindi alle prossime elezioni regionali lei non ci sarà il lista per un posto nel parlamentino di via Verrastro? O crede che sia prematuro parlarne prima delle amministrative?

«Non credo di poterlo escludere, ma non credo neanche che sia opportuno immaginare una singola candidatura in questo momento rispetto alle elezioni regionali. La mia aspirazione è dare un contributo per la creazione di un progetto politico dove non si non si chiamino a raccolta semplicemente le energie più spendibili, ma le idee più spendibili. Quindi in questo momento non c’è una correlazione tra la mia eventuale ricandidatura a Genzano e le elezioni regionali. Assolutamente no. Per me Germano è stata una scelta d’amore. E dopo 10 anni lo definisco un amore maturo e consapevole, di quelli che non si abbandonano. Quindi se dovessi ricandidarmi a sindaco della mia comunità, e i miei concittadini mi concedessero l’onore di fare di nuovo il sindaco, lo farei per 5 anni senz’altro».

Durante le trattative per le candidature alla segreteria regionale del Pd, i sindaci che hanno proposto il nome del primo cittadino di Picerno, Giovanni Lettieri, poi rimasto l’unico in campo, hanno sostenuto che il nuovo segretario non debba candidarsi alle regionali. Lei è d’accordo?

«Non sono d’accordo, e vengo da un’esperienza che mi ricorda quanto siano inutili tali premesse».

Si riferisce alla candidatura a sorpresa alle scorse elezioni politiche dell’ex segretario regionale Raffaele La Regina?

«Esatto».

Quando il suo nome è comparso, assieme ad altri, nel “listone” unico di aspiranti alla nuova assemblea regionale i Giovani democratici hanno parlato di un oltraggio a chi si è speso per il Pd nella campagna elettorale per il voto del 25 settembre. Le hanno fatto male queste parole?

«A dire il vero, sì. Perché io con i Giovani democratici ho condiviso un bellissimo momento nella fase congressuale del 2021, nonostante io diciamo avessi un’età più adulta rispetto a quello che è il target dei Giovani democratici e nonostante l’altro candidato fosse espressione dei giovani democratici, anche se soltanto per una questione anagrafica, perché poi sappiamo tutti che era un’espressione più correntizia che altro. Mi ha fatto male perché dopo il congresso abbiamo condiviso un percorso unitario. Ci siamo tutti rimboccati le maniche per provare a raggiungere un’intesa che desse una stabilità al al partito regionale e quindi mi ha meravigliato molto che puntassero contro la mia presenza in quella di qualche altro reduce, diciamo così, dalla frattura con Azione, come se fosse il motivo di questa loro esclusione dall’assemblea. In realtà non è andata così. La candidatura di Giovanni Lettieri profuma di freschezza, come la proposta della dell’ex segretario provinciale Locantore, perché è la candidatura di un sindaco che nasce da un movimento sussultorio dei sindaci aderenti alla mozione Bonaccini che hanno preteso, anche con vigore, che ci fosse un rinnovamento che partisse dagli amministratori. E’ ovvio che la candidatura unitaria del segretario Lettieri è stata poi vissuta con un certo mal di pancia dalle correnti che ancora esistono nel nostro partito. Per questo in un secondo momento la composizione della lista ha dovuto tener conto di quelle sensibilità che avevano concorso finora a mantenere in vita il Partito democratico e della presenza di Articolo Uno. Ritengo che sia stato un errore non riconoscere una autonoma rappresentanza ai Giovani democratici, ma so che il segretario Lettieri ha già individuato, un percorso di recupero che dovrebbe compiersi nella prima seduta dell’assemblea regionale, che si terrà dopo il congresso nazionale. Quindi verrà dato uno spazio meritato ai Giovani democratici, i quali però, se posso permettermi di dare loro un consiglio, forse in questa fase di ricostruzione del nostro partito, in cui siamo molto fragili e vulnerabili, dovrebbero fare meno comunicati stampa. Per evitare di animano un dibattito esterno che è poco rappresentativo di quella che è una realtà meno spigolosa di quanto appare. La verità è che quando si provano a comporre gli organismi in un partito c’è sempre qualche sbavatura. Ma riconosco che quella di Giovanni democratici è stata una grande sbavatura, quindi ho piena fiducia anche nell’equilibrio di Giovanni Lettieri, che conosco perché siamo entrambi componenti del direttivo dell’Anci Basilicata, dove lui ha avuto un ruolo di primo piano in quanto era stato delegato alle politiche sanitarie. Ricordo che durante la pandemia ha sempre riequilibrato i toni e il dialogo tra i sindaci e la regione, perciò con la sua capacità di mediazione, la sua capacità distensiva e di dialogo saprà sicuramente dare ai Giovani democratici lo spazio che meritano».

Il risultato di Elly Schlein, e dell’area più a sinistra del partito lucano, che è molto al di sotto del dato nazionale, rischia di essere un problema per il Pd della Basilicata?

«In realtà io sono tra quelli che hanno vissuto con molto favore il rientro di Articolo Uno, che ha partecipato come costituente a questa prima fase congressuale. In provincia di Potenza si sono difesi, in provincia di Matera molto probabilmente non avevano un radicamento territoriale altrettanto significativo. In realtà, mentre Articolo Uno era facilmente individuabile perché tra gli aventi diritto al voto sono stati distinti i cosiddetti costituenti, non ho ben chiaro quali fossero gli altri sostenitori della mozione Schelin. Quello di questi sostenitori imboscati, o di altri sostenitori in ridotta, mi rendo conto che sia stato un dato numericamente inferiore rispetto al trend nazionale. Ma Articolo Uno in Basilicata non credo potesse avere un risultato migliore di quello che ho ottenuto. Anzi. A fronte di 1.200 adesioni dichiarate hanno registrato un numero di votanti di circa un 30% inferiore. Quindi Articolo Uno porta a casa quello che è il suo risultato, con un calo fisiologico che poi hanno avuto più o meno tutti nei vari circoli. Perché non dimentichiamo il dato generale, passiamo da quasi 9.000 iscritti votanti nel 2021, a poco più di 5.000. Ci sarebbe da interrogarsi su questo, più che guardare alle singole percentuali e provare a manifestare una superiorità numerica sull’altro. Dobbiamo ridimensionare un po’ tutti il giubilo per il singolo risultato, e fare una valutazione d’insieme. Vedere che solo in poco più di 5mila si sono recati alle urne per la scelta del nostro candidato segretario nazionale, insomma, dovrebbe rappresentare un grido d’allarme molto, molto, molto rumoroso da cogliere con una certa urgenza».

Quindi è davvero convinta che il Pd e il centrosinistra possano giocarsela alle prossime elezioni regionali in Basilicata?

«Il Pd ha un compito importante che è quello di segnare un solco che è un solco di di cambiamento. E questo in questo solco di cambiamento il rinnovamento della classe dirigente deve essere rapido, ma soprattutto non deve essere un rinnovamento semplicemente di contesto e di facciata. Oltre a questo il Pd deve saper tenere tutti intorno ad un tavolo attori importanti della scena politica lucana i quali a loro volta devono avere la capacità di mettere da parte i propri rancori, i propri rimpianti, le proprie resistenze interne. Perché altrimenti un cavolo fatto di rancori, di veleni, di veti incrociati come quelli che si sono susseguiti negli ultimi anni non credo possa dare al Pd e al centrosinistra tutto una sola possibilità di pensare alla vittoria. Lo dico molto drasticamente. Se nei congressi del Partito democratico l’unità può essere anche una conseguenza, non un presupposto, stavolta per vincere in Basilicata, l’unità deve essere un presupposto necessario».

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