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Massimo Barresi seguito da Vito Bardi e Rocco Leone

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POTENZA – Inquisito e perquisito per l’acquisto di alcune maschere antigas, nel pieno dell’emergenza covid, poi rivelatesi sostanzialmente inutili. Alla vigilia dell’udienza decisiva sulla legittimità della sua nomina alla guida dell’azienda ospedaliera regionale, a legislatura scaduta, da parte dell’ex governatrice reggente. Il tutto mentre in Regione ritirano buona parte dei fondi promessi per chiudere il bilancio 2019, scoprendo un buco da diversi milioni di euro, che potrebbe costituire la giusta causa per risolvere in via anticipata il suo contratto.

AL SAN CARLO LE UNICHE VISITE SONO QUELLE DELLA GUARDIA DI FINANZA

Sembra una frana inarrestabile quella che si è messa in moto nelle ultime ore sotto i piedi del direttore generale del San Carlo Massimo Barresi. Uno smottamento alimentato da polemiche e scelte a dir poco discutibili, che hanno appesantito il terreno praticamente dal suo arrivo, a sorpresa, a Potenza, a gennaio dell’anno scorso, dall’ufficio personale del Cardarelli di Napoli.

A firmare il decreto di perquisizione negli uffici della direzione dell’azienda ospedaliera è stato il pm Valeria Farina Valaori, per un’ipotesi di falso e turbativa nella scelta del contraente legata all’acquisto, a fine marzo, di 290 maschere facciali, tipo antigas, da distribuire ai reparti per la protezione del personale dal coronavirus.

Già all’epoca, infatti, da più parti erano state emerse perplessità sull’acquisto effettuato per la scarsa praticità del materiale. Ma dopo l’affondo del segretario regionale della Cgil Angelo Summa, che aveva chiesto la rimozione dei «burocrati» responsabili di questo e altre problematiche emerse nell’approvvigionamento di dispositivi di protezione per il personale sanitario, la direttrice della farmacia ospedaliera, Anna Maria De Michele, aveva messo nero su bianco il disconoscimento della sua firma sull’ordine. O meglio di una copia dell’ordine a sua firma in cui qualcuno aveva aggiunto il nome della ditta individuata per la fornitura, che in quanto del valore di 39mila euro (quindi inferiore alla soglia dei 40mila euro) poteva essere effettuata senza bandire una gara apposita. Di qui l’avvio di un lungo braccio di ferro con la direzione, con Barresi in testa, sfociato nell’avvio di un procedimento disciplinare a carico di De Michele, che a fine giugno si è fatta coraggio e ha scritto ai vertici del dipartimento Salute della Regione per chiedere «aiuto» e denunciare «interferenze, pressioni, delegittimazioni, censure, richiami e molto altro». Tutte vessazioni subite, a suo avviso, per non aver mai voluto ritrattare il disconoscimento della sua firma sull’atto.

I militari della Guardia di finanza ieri hanno notificato un avviso di garanzia anche a una collaboratrice di De Michele, Antonella Angione, che sarebbe chi ha posto materialmente la firma del suo capo sull’ordine di acquisto corretto con l’indicazione del nome della ditta. Quindi hanno fatto visita al funzionario responsabile della procedura nell’ufficio provveditorato, Nicola Di Chiara.

La perquisizione al San Carlo è arrivata a meno di 24 ore dall’udienza di questa mattina davanti ai giudici amministrativi, che dovranno decidere sul ricorso per l’annullamento della nomina di Barresi presentato dall’attuale direttore amministrativo dell’Asp, Giuseppe Spera, che a dicembre del 2018 gli aveva conteso l’incarico di direttore generale dell’azienda ospedaliera regionale.

A sostegno della possibilità di una risoluzione anticipata del incarico triennale del dg a prescindere dal verdetto del Tar, tuttavia, è arrivata anche la decisione della giunta Bardi sul riparto definitivo dei fondi 2019 per le aziende sanitarie lucane, che nei prossimi giorni dovrebbe essere pubblicata sul bollettino ufficiale.

Rispetto agli annunci di novembre e a quanto sostenuto nella conferenza stampa organizzata dal governatore a fine gennaio, proprio al San Carlo, la giunta ha fatto marcia indietro sull’assegnazione di oltre 10 milioni di euro aggiuntivi all’azienda ospedaliera regionale. Soldi che erano stati già stanziati per coprire un buco di bilancio equivalente provocato anche da una serie di scelte gestionali, inclusa la scelta – molto politica – di inviare nei presidi periferici un numero di anestesisti già in servizio a Potenza, scoprendo le sale operatorie e rallentando la produttività complessiva dell’azienda.

Più che l’annunciata riorganizzazione complessiva del sistema sanitario, che porterebbe al commissariamento delle attuali aziende sanitarie (rivelatasi più complessa del previsto), sarebbe quindi questo disavanzo lo strumento quasi immediato a disposizione della giunta per mandare a casa il dg. Una mossa nell’aria da settimane, dopo che ai contrasti con l’assessore regionale alla Salute Rocco Leone si sono aggiunti quelli col capo dipartimento Ernesto Esposito. Mentre la fronda all’interno della maggioranza che ha sempre considerato Barresi un interlocutore migliore degli stessi Esposito e Leone resta silente.

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