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POTENZA – La giunta regionale aveva effettivamente dettato «una nuova linea difensiva», per cui non si sarebbe dovuta prefigurare né «la volontà dell’amministrazione di confermare nell’incarico il dg del “San Carlo” né precludere l’eventualità dell’annullamento della contestata nomina in autotutela». Checché ne pensi l’ufficio legale che di quelle direttive ha dato una sua interpretazione a dir poco originale

Si fa sempre più imbarazzante per il governatore Vito Bardi il caso del discusso direttore generale dell’Azienda ospedaliera regionale Massimo Barresi, bersagliato di critiche anche di recente per i ritardi nella ripartenza post covid delle attività all’interno delle varie strutture aziendali

A riaprire la ferita è l’evidente contrasto tra la risposta del generale all’interrogazione sul caso presentata a fine aprile dai due consiglieri regionali Pd, Marcello Pittella e Roberto Cifarelli, e la nuova memoria di costituzione al Tar dei legali di via Verrastro. Un atto, la risposta all’interrogazione, protocollato il 28 maggio ma trasmesso ai diretti interessati soltanto giovedì scorso. Stesso giorno, quindi, che è indicato sulla memoria a firma Maddalena Bruno e Valerio Di Giacomo, trasmessa il giorno dopo, venerdì 5, ai magistrati, che l’8 luglio dovranno decidere sul ricorso per l’annullamento della nomina di Barresi presentato, agli inizi dell’anno scorso, dall’attuale direttore amministrativo dell’Asp Giuseppe Spera. Vale a dire l’altro candidato che era rimasto in corsa per la guida dell’azienda ospedaliera dopo la rinuncia della “prima scelta” dell’allora governatrice facente funzioni (in sostituzione di Pittella) Flavia Franconi, e la scadenza della legislatura iniziata nel 2013 (motivo per cui Spera sostiene che l’atto sarebbe viziato in maniera irrimediabile)

In questa memoria, come svelato dal Quotidiano del Sud nell’edizione di lunedì (LEGGI L’ARTICOLO), i due avvocati hanno sostanzialmente disatteso le indicazioni della giunta Bardi, che alla vigilia dell’udienza del 22 aprile, poi rinviata a seguito dell’emergenza sanitaria, aveva ordinato di «rimettersi alla decisione del collegio giudicante». Un cambio di rotta evidente, seguito alla censura di un passaggio di una precedente memoria in cui si sosteneva che «non avendo i neo-eletti organi regionali – Bardi e i suoi assessori, ndr – provveduto a ritirare la contestata nomina in auto-tutela», vi sarebbe «indizio più che ragionevole di un implicito intento di confermare nell’incarico il dottor Barresi», posto che gestirebbe l’azienda ospedaliera regionale «da oltre un anno e con apprezzabili risultati».

Anche nel nuovo testo, infatti, si legge che è comunque «assodato che ad oggi la giunta regionale in carica ed il suo presidente, per quanto possano non condividere la scelta fatta dagli organi politici precedenti, non hanno adottato atti che contravvengono all’originaria nomina, ossia provvedimenti in autotutela». Da questo, inoltre, si fa derivare che le aspettative per la nomina vantate da Spera, che aveva ottenuto un giudizio migliore di Barresi da parte della commissione regionale incaricata di vagliare le domande degli aspiranti dg del San Carlo, sarebbero «alquanto fumose e meramente supposte».

«E tanto – aggiungono Bruno e Di Giacomo -, anche a prescindere da valutazioni in merito sull’operato del dottor Barresi in questo anno e mezzo, che non competono sicuramente alla scrivente difesa, ma agli organi regionali secondo precise procedure e garanzie». Per poi parafrasare l’espressione della giunta regionale sul «rimettersi alla decisione del collegio», con un’interpretazione alquanto originale, per cui, tirando le somme, la Regione Basilicata si rimette, sì, ma solo «al senso di legalità e legittimità del Tar Basilicata». Che è del tutto retorico trattandosi di magistrati a cui non si può domandare di decidere per simpatia. Quindi chiede comunque che il Tar «ritenga inammissibile il ricorso per carenza d’interesse del ricorrente e, comunque, nel merito infondato, con sua reiezione e conseguente condanna del ricorrente alle spese di giudizio».

Se quest’interpretazione può apparire elusiva ma non in aperto contrasto col deliberato della giunta, quindi, non è chiaro come possa conciliarsi il dare per «assodato» che Bardi e suoi assessori non hanno annullato in autotutela la nomina di Barresi, da parte dei legali di via Verrastro, con la risposta del generale in persona ai due consiglieri Pd. Soprattutto quando descrive la linea impartita ai due avvocati. Al fine esclusivo, è scritto nella risposta all’interrogazione di Cifarelli e Pittella, di «garantire l’oggettiva tutela della legalità dell’attività amministrativa dell’ente, senza -in questa fase – né prefigurare la volontà dell’amministrazione di confermare nell’incarico il dg del “San Carlo” né precludere l’eventualità dell’annullamento della contestata nomina in autotutela, sussistendone le ragioni ed entro i termini di legge».

Nella replica ai due consiglieri non manca una vena polemica del generale, che nelle scorse settimane, sempre sul caso Barresi, ha già dovuto fare i conti anche con una clamorosa spaccatura all’interno della sua giunta, con l’assenza – astensione della leghista Donatella Merra, e della maggioranza, con una fronda di sostenitori del dg, che ha trovato sponda persino nel suo “stato maggiore”.

Bardi se la prende, in particolare, con alcuni passaggi dell’interrogazione in cui l’ex governatore e il suo ex assessore parlavano della nuova linea difensiva indicata agli avvocati della Regione, prima che si sapesse del loro ammutinamento, come «una resa (…) chiaramente a vantaggio della controparte e contro l’interesse dell’ente». Quindi ipotizzavano, forse anche in maniera un po’ strumentale, un’«illecita (oltre che offensiva) interferenza nell’esercizio della funzione difensiva affidata agli avvocati dell’ente in forza del mandato professionale, istigandoli a chiare violazioni di doveri deontologici (…) sanzionati dal codice deontologico forense (…) e, perfino, dal codice penale».

Duro il commento del governatore, per cui «l’affermazione degli interroganti, secondo la quale sarebbe improprio se non persino illecito da parte della giunta regionale dare indicazioni ai propri avvocati circa il risultato voluto, nell’ambito del mandato ad essi conferito, appare (…) un’affermazione riva di qualsiasi costrutto e fondamento».

«Particolarmente stupefacente – aggiunge ancora Bardi – appare, in particolare, la tesi secondo la quale la decisione assunta dalla Regione di volersi rimettere alla decisione di un giudice terzo, posto in posizione di neutralità, a tutela dell’oggettiva legalità dell’azione amministrativa (che è un fine costituzionalmente necessario delle pubbliche amministrazioni), possa costituire istigazione al compimento di un reato (non meglio individuato)».
«Di tale insinuazione, quantomeno bislacca, gli interroganti si assumono l’intera responsabilità di fronte alle istituzioni giudiziarie e ai cittadini lucani». Che se non è l’annuncio di una querela poco ci manca.

LA REPLICA DELLA REGIONE – «In merito ai titoli e all’articolo “Caso Barresi, cresce l’imbarazzo e Bardi minaccia querele ad Pd” – “Bardi fa un’altra figuraccia e minaccia querele”, pubblicati su “Il Quotidiano del Sud” di oggi, il Presidente Bardi smentisce – laddove ve ne fosse bisogno – l’astrusa interpretazione del giornalista e del titolista che, estrapolando ed interpretando pezzi di una risposta ad una interrogazione dei consiglieri Pittella e Cifarelli, deducono minacce di querele o di azioni legali non si sa bene rivolte a chi».

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