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L’opposizione (quasi al completo) del governo regionale torna a chiedere: «Bardi dimezzato da Lollobrigida» chiarimenti sul caso Cicala.
POTENZA – «L’ultimo atto della farsa politica che sta paralizzando la Regione Basilicata non lascia più spazio a dubbi: il vero presidente della giunta non siede a via Verrastro, ma negli uffici del Ministero dell’Agricoltura a Roma. Il via libera del Ministro Lollobrigida al rientro nei ranghi dell’assessore Cicala, dopo lo strappo sul bilancio, rappresenta un’ingerenza senza precedenti che svuota di ogni autorità la figura di Vito Bardi». E’ questa la «dura posizione» espressa ieri da sette degli otto consiglieri regionali di opposizione: Alessia Araneo (M5s), Angelo Chiorazzo (Bacc), Roberto Cifarelli (Misto), Piero Lacorazza (Pd), Piero Marrese (Bp-Pd), Viviana Verri (M5s) e Giovanni Vizziello (Bacc).
Gli esponenti della minoranza con l’eccezione del socialista Antonio Bochicchio, “non pervenuto”, hanno commentato così, con «sconcerto», la “pace” mediata dal ministro meloniano Francesco Lollobrigida. Con un video pubblicato martedì sui social in cui ha bacchettato l’assessore regionale lucano all’Agricoltura, Carmine Cicala, per aver votato no al bilancio regionale, ma ha anche blindato il suo posto in giunta annunciando che nei prossimi giorni il governatore Bardi riuscirà a trovare le risorse aggiuntive per l’agricoltura alla base dello scontro.
BARDI E LA LOGICA DI LOLLOBRIGIDA: IL PARADOSSO ISTITUZIONALE E LA GESTIONE DEI FONDI EUROPEI
«Assistere a un ministro che “perdona” un assessore regionale per aver votato contro il bilancio del proprio governo, proposto dal presidente che lo ha nominato, è un paradosso istituzionale». Hanno aggiunto. «Ancora più grottesca è la giustificazione addotta: Cicala, l’assessore che al 31 dicembre ha perso circa 20 milioni di euro di fondi europei, avrebbe agito per “nobili intenti” a difesa dell’agricoltura. Se passasse questa linea pericolosa, il bilancio regionale diventerebbe un campo di battaglia anarchico: seguendo la logica di Lollobrigida, l’assessore alla Salute avrebbe dovuto votare contro per denunciare il buco di 60 milioni nella sanità, e l’assessore allo Sviluppo economico avrebbe dovuto fare lo stesso per i 100 milioni sottratti alle imprese e dirottati per coprire le falle dei conti regionali».
BASILICATA SOTTO TUTELA: L’APPELLO ALLA DIGNITÀ DI BARDI
Secondo le opposizioni, quindi: «il messaggio che arriva ai lucani è devastante: Siamo di fronte a un governo regionale sotto tutela. Bardi è un presidente “dimezzato” che non governa i suoi, costretto ad aspettare il placet dei colonnelli romani anche per ricucire i rapporti all’interno della sua maggioranza. Mentre il centrodestra gioca al risiko delle poltrone e dei perdoni diplomatici, i problemi reali della Basilicata — dalla crisi economica al collasso della sanità pubblica — restano senza risposta».
«I lucani non meritano di essere una colonia dei partiti romani». Concludono Araneo, Chiorazzo, Cifarelli, Lacorazza, Marrese, Verri e Vizziello. «Chiediamo a Bardi un sussulto di dignità: chiarisca se è ancora lui a guidare la coalizione o se la Basilicata è diventata ufficialmente una succursale ministeriale gestita per interposta persona».
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